Please select a page for the Contact Slideout in Theme Options > Header Options

21 febbraio – venerdì Tempo Ordinario – 6a Settimana

21 febbraio – venerdì Tempo Ordinario – 6a Settimana
09/10/2019 elena

21 febbraio – venerdì
Tempo Ordinario – 6a Settimana

Prima lettura
(Gc 2,14-24.26)

   A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere? Quella fede può forse salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta. Al contrario uno potrebbe dire: «Tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede». Tu credi che c’è un Dio solo? Fai bene; anche i demòni lo credono e tremano! Insensato, vuoi capire che la fede senza le opere non ha valore? Abramo, nostro padre, non fu forse giustificato per le sue opere, quando offrì Isacco, suo figlio, sull’altare? Vedi: la fede agiva insieme alle opere di lui, e per le opere la fede divenne perfetta. E si compì la Scrittura che dice: «Abramo credette a Dio e gli fu accreditato come giustizia», ed egli fu chiamato amico di Dio. Vedete: l’uomo è giustificato per le opere e non soltanto per la fede. Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta.

La fede e le opere

San Tommaso
(Sulla lettera ai Romani,
c. 3, lez. 5, v. 28, n. 317)

   v. 28. Noi riteniamo infatti che l’uomo è giustificato per la fede, indipendentemente dalle opere della Legge. Quando dice: Noi riteniamo infatti, mostra in che modo, mediante la fede, viene esclusa la gloria dei Giudei, dicendo: riteniamo infatti, noi Apostoli ammaestrati da Cristo sulla verità, che l’uomo, chiunque egli sia, Giudeo o Gentile, è giustificato per la fede. Atti 15,9: «purificando i loro cuori con la fede». E ciò indipendentemente dalle opere della Legge.
   E non solo indipendentemente dalle opere cerimoniali, che non davano la grazia ma solamente la significavano, ma anche indipendentemente dalle opere dei precetti morali, secondo Tt 3,5: «non in virtù di opere di giustizia da noi compiute». Tuttavia in modo tale da intendere indipendentemente dalle opere che precedono la giustizia, ma non da quelle che la conseguono, poiché, come si dice in Gc 2,26: «La fede senza le opere», cioè quelle susseguenti, «è morta». Quindi non può giustificare.

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Romanos,

c. 3, lect. 4, v. 28, n. 317)

   Deinde cum dicit arbitramur enim, ostendit modum quo per legem fidei gloria Iudaeorum excluditur, dicens: arbitramur enim nos apostoli, veritatem a Christo edocti, hominem quemcumque, sive Iudaeum sive gentilem, iustificari per fidem. Act. 15,9: fide purificans corda eorum. Et hoc sine operibus legis. Non autem solum sine operibus caeremonialibus, quae gratiam non conferebant, sed solum significabant, sed etiam sine operibus moralium praeceptorum, secundum illud ad Tit. 3,5: non ex operibus iustitiae quae fecimus nos, et cetera. Ita tamen quod hoc intelligat sine operibus praecedentibus iustitiam, non autem sine operibus consequentibus, quia, ut dicitur Iac. 2,26: fides sine operibus, scilicet subsequentibus, mortua est. Et ideo iustificare non potest.

Vangelo (Mc 8,34-9,1)

   In quel tempo, convocata la folla insieme ai suoi discepoli, Gesù disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà. Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita? Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi». Diceva loro: «In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto giungere il regno di Dio nella sua potenza».

La venuta del regno di Dio

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Marco,
c. 8, lez. 5, v. 39)

   Diceva loro: In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto giungere il regno di Dio nella sua potenza; come se dicesse: alcuni, cioè Pietro e Giacomo e Giovanni, non morranno prima che io abbia loro mostrato nella trasfigurazione con quale gloria verrò al secondo avvento; infatti la trasfigurazione non era altro se non il preannunzio della seconda venuta, nella quale sia Cristo stesso che i santi risplenderanno. BEDA: Ma per la pia disposizione accadde che, gustata per un breve istante la contemplazione del gaudio perenne, sopportassero con maggiore fortezza le avversità. CRISOSTOMO: Non dichiarò però il nome di coloro che sarebbero saliti, affinché i rimanenti discepoli non provassero qualcosa di umano; lo predice però, affinché siano più docili riguardo a tale contemplazione. BEDA: Oppure viene chiamata Regno di Dio la Chiesa presente. Alcuni dei discepoli, infatti, sarebbero vissuti nel corpo fino a vedere la Chiesa costruita ed eretta contro la gloria del mondo. E a dei discepoli grossolani bisognava promettere qualcosa della vita presente, perché potessero consolidarsi più robustamente in futuro. CRISOSTOMO: Misticamente, poi, la vita è Cristo, e la morte il diavolo. Ha gustato la morte chi dimora nei peccati; e fino ad ora ogni uomo che ha delle convinzioni buone o cattive gusta il pane della morte o della vita. E certamente è un male minore vedere la morte, mentre è un male gustarla; ma è ancora peggio seguirla, e pessimo sottoporsi ad essa.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Marcum,

c. 8, lect. 5, v. 39)

   «Et dicebat illis: amen dico vobis, quia sunt de hic stantibus qui non gustabunt mortem, donec videant regnum Dei veniens in virtute»; ac si diceret: quidam, idest Petrus et Iacobus et Ioannes, «non gustabunt mortem», donec eis ostendam in transfiguratione cum qua gloria venturus sim in secundo adventu: non enim erat aliud transfiguratio, nisi secundi adventus praenuntiatio, in quo et ipse Christus, et sancti lucebunt. Beda. Pia vero provisione factum est ut, contemplatione semper manentis gaudii ad breve momentum delibata, fortius adversa tolerarent. Chrysostomus in Matth. Non autem eorum qui ascensuri erant nomina declaravit, ne reliqui discipuli aliquid paterentur humanum; praedicit autem, ut dociliores circa huiusmodi contemplationem fiant. Beda. Vel regnum Dei praesens Ecclesia vocatur. Aliqui autem ex discipulis usque adeo in corpore victuri erant ut Ecclesiam constructam conspicerent, et contra mundi gloriam erectam. Discipulis enim rudibus de praesenti vita aliquid promittendum fuit, ut possent robustius in futuro solidari. Chrysostomus. Mystice autem vita Christus est, mors vero diabolus. Gustavit autem mortem, qui peccatis immoratur: adhuc omnis homo habens dogmata bona aut prava, mortis aut vitae panem degustat. Et quidem minus malum est videre mortem; malum autem est eam gustare; sed adhuc peius eam sequi; pessimum autem ei supponi.

CondividiShare on FacebookShare on Google+