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20 febbraio – giovedì Tempo Ordinario – 6a Settimana

20 febbraio – giovedì Tempo Ordinario – 6a Settimana
09/10/2019 elena

20 febbraio – giovedì
Tempo Ordinario – 6a Settimana

Prima lettura (Gc 2,1-9)

   Fratelli miei, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria, sia immune da favoritismi personali. Supponiamo che, in una delle vostre riunioni, entri qualcuno con un anello d’oro al dito, vestito lussuosamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro. Se guardate colui che è vestito lussuosamente e gli dite: «Tu siediti qui, comodamente», e al povero dite: «Tu mettiti là, in piedi», oppure: «Siediti qui ai piedi del mio sgabello», non fate forse discriminazioni e non siete giudici dai giudizi perversi? Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano? Voi invece avete disonorato il povero! Non sono forse i ricchi che vi opprimono e vi trascinano davanti ai tribunali? Non sono loro che bestemmiano il bel nome che è stato invocato sopra di voi? Certo, se adempite quella che, secondo la Scrittura, è la legge regale: «Amerai il prossimo tuo come te stesso», fate bene. Ma se fate favoritismi personali, commettete un peccato e siete accusati dalla Legge come trasgressori.

I favoritismi personali
e la concessione della grazia

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 106, a. 3, soluzione 1)

   1. Il genere umano per il peccato del suo progenitore meritò la privazione dell’aiuto della grazia. Perciò «verso coloro a cui esso non è concesso si ha un atto di giustizia; per coloro invece a cui viene concesso si ha un dono gratuito», come nota S. Agostino. Quindi non c’è preferenza di persone in Dio per il fatto che fin dall’inizio del mondo non fu concessa a tutti la legge della grazia, che doveva essere data con un certo ordine, come si è spiegato.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 106, a. 3, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod humanum genus propter peccatum primi parentis meruit privari auxilio gratiae. Et ideo quibuscumque non datur, hoc est ex iustitia, quibuscumque autem datur, hoc est ex gratia, ut Augustinus dicit, in libro De perfect. iustit. Unde non est acceptio personarum apud Deum ex hoc quod non omnibus a principio mundi legem gratiae proposuit, quae erat debito ordine proponenda, ut dictum est [co.].

Vangelo (Mc 8,27-33)

   In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo; e per via interrogava i suoi discepoli dicendo: «Chi dice la gente che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista, altri poi Elìa e altri uno dei profeti». Ma egli replicò: «E voi chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno. E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare. Gesù faceva questo discorso apertamente. Allora Pietro lo prese in disparte, e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: «Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

L’annuncio della passione

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Marco,
c. 8, lez. 4, vv. 30-33)

   Segue: E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. TEOFILATTO: Voleva nel frattempo occultare la sua gloria affinché molti non si scandalizzassero di lui, e meritassero così una pena maggiore. CRISOSTOMO: Oppure per poter diffondere nelle loro menti una fede pura, una volta contemplato lo scandalo della croce. È infatti dopo questa passione e prima della sua ascensione che dice loro: «Andate e ammaestrate tutte le nazioni». TEOFILATTO: È dopo aver accettato la confessione dei suoi discepoli che lo proclamavano vero Dio che il Salvatore rivela ai suoi discepoli il mistero della croce; per cui segue: E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Ma i discepoli non intendevano l’ordine della verità, né potevano comprendere la risurrezione, e ritenevano che fosse meglio che non patisse. CRISOSTOMO: Il Signore aveva fatto loro questa predizione nella presente circostanza per far loro comprendere che aveva bisogno di testimoni che lo predicassero solo dopo la sua croce e risurrezione. Ma Pietro, nuovamente fervoroso, prese da solo l’audacia per disputare di queste cose, per cui segue: Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. (Signore abbi cura di te, ciò non ti accadrà mai). BEDA: Disse questo con l’affetto di chi ama e di chi desidera, come se dicesse: ciò non può accadere, e le mie orecchie non accettano che il Figlio di Dio debba essere ucciso. CRISOSTOMO: Come mai Pietro, che aveva ricevuto una rivelazione dal Padre, cadde così velocemente e divenne instabile? Diciamo che non dobbiamo meravigliarci se ignorò ciò colui che non aveva ancora avuto la rivelazione della croce. Che infatti Cristo fosse il Figlio del Dio vivente lo aveva appreso per rivelazione, ma il mistero della croce e della risurrezione non gli era stato ancora rivelato. Il Signore, però, mostrando che era necessario che egli giungesse alla passione, rimproverò Pietro, per cui segue: Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! TEOFILATTO: Il Signore infatti, volendo mostrare che la sua passione doveva avvenire per la salvezza degli uomini, e che solo Satana voleva che Cristo non patisse, affinché il genere umano non venisse salvato, chiamò Pietro Satana, affinché colui che non voleva che Cristo patisse sapesse che cosa apparteneva a Satana; Satana infatti si interpreta avversario. CRISOSTOMO: Al demonio che lo tentava non disse: Va’ dopo di me, ma a Pietro dice: Va dietro a me, cioè seguimi, e non resistere alla decisione volontaria della mia passione.
   Segue: Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini. TEOFILATTO: Dice che Pietro conosceva ciò che è umano, in quanto i suoi affetti erano terreni; Pietro voleva infatti che Cristo si riposasse, e non che venisse crocifisso.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Marcum,

c. 8, lect. 4, vv. 30-33)

   Sequitur et comminatus est eis, ne cui dicerent de illo. Theophylactus. Volebat enim interim suam gloriam occultare, ne multi scandalizarentur de eo, et poenam mererentur maiorem. Chrysostomus. Vel ut scandalo crucis completo puram infigat fidem in mente eorum: prius enim passione perfecta, circa ascensionem dixit eis: euntes docete omnes gentes. Theophylactus. Postquam autem Dominus confessionem discipulorum acceptavit dicentium verum Deum, tunc ipsis revelat crucis mysterium; unde sequitur et coepit docere eos quoniam oportet Filium hominis multa pati, et reprobari a senioribus, et a summis sacerdotibus, et Scribis, et occidi, et post tres dies resurgere; et palam verbum loquebatur, scilicet de futura passione. Non autem intelligebant discipuli ordinem veritatis, neque resurrectionem comprehendere poterant; sed putabant esse melius quod non pateretur. Chrysostomus. Praedixerat tamen hoc eis Dominus hac occasione, ut ostenderet quod oportet post crucem et resurrectionem Christum a testibus praedicari. Rursus Petrus existens fervidus, solus de his sumit audaciam disputandi; unde sequitur et apprehendens eum Petrus, coepit increpare eum: Domine, propitius esto tibi: nam hoc non erit. Beda. Hoc autem amantis affectu et optantis dixit; quasi diceret: hoc non potest fieri, nec recipiunt aures meae ut Dei Filius occidendus sit. Chrysostomus in Matth. Quid est autem hoc quod Petrus qui revelatione Patris potitus erat, sic velociter cecidit et instabilis est effectus? Sed dicimus non esse mirum si hoc ignoravit qui de passione revelationem non accepit. Quod enim Christus Filius Dei vivi esset, revelatione didicerat; mysterium vero crucis et resurrectionis nondum ei fuerat revelatum. Ipse vero ostendens quod oporteret eum ad passionem venire, Petrum increpavit; unde sequitur qui conversus, et videns discipulos suos, comminatus est Petro, dicens: vade retro me, Satana. Theophylactus. Dominus namque volens ostendere quod propter salutem hominum debebat eius passio fieri, et quod solus Satanas Christum pati nolebat, ut genus non salvaretur humanum, Petrum Satanam nominavit, eo quod saperet quae sunt Satanae, nolens Christum pati, sed adversans eidem; Satanas enim adversarius interpretatur. Chrysostomus. Daemoni autem ipsum tentanti non ait: vade post me; sed Petro dicit: vade retro me; idest sequere me, et voluntario meae passionis consilio non resistas. Sequitur quoniam non sapis ea quae Dei sunt, sed quae hominum. Theophylactus. Quae hominum sunt dicit Petrum sapere, secundum quod affectiones carnales quodammodo sapiebat: volebat enim Petrus quod sibi Christus praestaret requiem, et non crucifigeretur.

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