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19 febbraio – mercoledì Tempo Ordinario – 6a Settimana

19 febbraio – mercoledì Tempo Ordinario – 6a Settimana
09/10/2019 elena

19 febbraio – mercoledì
Tempo Ordinario – 6a Settimana

Prima lettura (Gc 1,19-27)

   Lo sapete, fratelli miei carissimi: ognuno sia pronto ad ascoltare, lento a parlare e lento all’ira. Infatti l’ira dell’uomo non compie ciò che è giusto davanti a Dio. Perciò liberatevi da ogni impurità e da ogni eccesso di malizia, accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza. Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi; perché, se uno ascolta la Parola e non la mette in pratica, costui somiglia a un uomo che guarda il proprio volto allo specchio: appena si è guardato, se ne va, e subito dimentica come era. Chi invece fissa lo sguardo sulla legge perfetta, la legge della libertà, e le resta fedele, non come un ascoltatore smemorato ma come uno che la mette in pratica, questi troverà la sua felicità nel praticarla. Se qualcuno ritiene di essere religioso, ma non frena la lingua e inganna così il suo cuore, la sua religione è vana. Religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo.

La religione pura e senza macchia

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 81, a. 1, soluzione 1)

   1. La religione ha due serie di atti. Alcuni propri e immediati, che emette direttamente, e che ordinano l’uomo a Dio soltanto: come il sacrificio, l’adorazione e altre cose del genere. Altri invece che produce mediante le virtù a cui essa comanda, ordinandoli all’onore di Dio: poiché la virtù che ha per oggetto il fine comanda alle virtù che hanno per oggetto i mezzi ad esso ordinati. Quindi «soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro tribolazioni», che è un atto di misericordia, è considerato come un atto di religione; parimenti «conservarsi puri da questo mondo» appartiene alla religione come atto imperato, mentre come atto elicito appartiene alla temperanza o ad altre virtù di questo genere.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 81, a. 1, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod religio habet duplices actus. Quosdam quidem proprios et immediatos, quos elicit, per quos homo ordinatur ad solum Deum, sicut sacrificare, adorare et alia huiusmodi. Alios autem actus habet quos producit mediantibus virtutibus quibus imperat, ordinans eos in divinam reverentiam, quia scilicet virtus ad quam pertinet finis, imperat virtutibus ad quas pertinent ea quae sunt ad finem. Et secundum hoc actus religionis per modum imperii ponitur esse visitare pupillos et viduas in tribulatione eorum, quod est actus elicitus a misericordia, immaculatum autem custodire se ab hoc saeculo imperative quidem est religionis, elicitive autem temperantiae vel alicuius huiusmodi virtutis.

Vangelo (Mc 8,22-26)

   In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo. Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano». Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa. E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».

La guarigione del cieco

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Marco,
c. 8, lez. 3, vv. 22-25)

   GLOSSA: Dopo la refezione della folla, l’Evangelista riferisce l’illuminazione di un cieco dicendo: Giunsero a Betsaida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo. BEDA: Sapendo che come il contatto del Signore poteva guarire un lebbroso, così poteva anche illuminare un cieco.
   Segue: Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori del villaggio. TEOFILATTO: Sembra infatti che Betsaida fosse infetta da molta incredulità, per cui il Signore la rimprovera (11,21): «Guai a te Betsaida, poiché se in Tiro e Sidone fossero stati fatti i prodigi che sono stati fatti da voi, già da gran tempo avrebbero fatto penitenza con cenere e cilicio». In essa, dunque, conduce fuori dal villaggio il cieco che gli era stato condotto. Infatti non era vera la fede di coloro che glielo avevano portato.
   Segue: e dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: Vedi qualcosa? CRISOSTOMO: Tocca con la saliva e impone le mani al cieco volendo mostrare che la parola divina aggiunta all’azione giova mirabilmente. Infatti la mano mostra l’attività, la saliva, invece, la parola uscita dalla bocca. Gli chiede poi se vedeva qualcosa, cosa che negli altri guariti non fece, indicando che, per la fede imperfetta di coloro che glielo avevano portato e del cieco stesso, gli occhi non erano stati completamente aperti; per cui segue: Quello, alzando gli occhi, diceva: Vedo la gente, poiché vedo come degli alberi che camminano. Poiché infatti non era ancora libero dall’incredulità, dichiara di vedere gli uomini oscuramente. BEDA: Vedendo la forma dei corpi tra le ombre, sembra non poter discernere alcun lineamento delle membra, essendo la vista ancora oscurata, come a chi vede da lontano o nella luce notturna gli alberi sembrano fitti, per cui non si distingue facilmente un albero da un uomo. TEOFILATTO: Non lo fa vedere subito perfettamente, ma in parte, poiché quello non aveva una fede perfetta: infatti secondo la fede viene dato il rimedio. CRISOSTOMO: Lo conduce dall’inizio della guarigione all’apprensione della fede, e così lo fa vedere perfettamente; per cui segue: Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente. Poi aggiunge: Fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa; pienamente guarito, cioè nel senso e nell’intelletto.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Marcum,

c. 8, lect. 3, vv. 22-25)

   Glossa. Post refectionem turbarum Evangelista de illuminatione caeci subiungit, dicens et veniunt Bethsaidam, et adducunt ei caecum, et rogabant eum ut illum tangeret. Beda. Scientes quia tactus Domini sicut leprosum mundare, ita caecum illuminare valeret. Sequitur et apprehensa manu caeci eduxit eum extra vicum. Theophylactus. Videtur namque Bethsaida multa infidelitate fuisse infecta: unde dominus exprobrat ei: vae tibi, Bethsaida: quia si in Tyro et Sidone factae essent virtutes quae factae sunt in vobis, olim in cilicio et cinere poenitentiam egissent. In hac ergo adductum caecum extra vicum educit: non enim erat vera adducentium fides. Sequitur et expuens in oculos eius, impositis manibus suis, interrogavit eum si aliquid videret. Chrysostomus. Spuit quidem, et manus imponit caeco, volens ostendere quod verbum divinum operationi adiunctum mirabiliter proficit. Manus enim operationis est ostensiva, sputum vero sermonis ex ore prolati. Interrogat autem si aliquid videret; quod in aliis sanatis non fecit, significans propter imperfectam adducentium fidem, ac ipsius caeci, oculos eius non esse omnino apertos; unde sequitur et aspiciens ait: video homines velut arbores ambulantes. Quia enim in infidelitate adhuc detinebatur, obscure se videre homines declarabat. Beda. Formam quidem corporum inter umbras aspiciens, sed nulla membrorum lineamenta, visu adhuc caligante, discernere valens, quales condensae arbores a longe spectantibus, vel in luce nocturna solent apparere; ita ut non facile arbor, an homo sit, possit dinosci. Theophylactus. Ideo autem non statim eum perfecte facit videre, sed in parte, quia non perfectam fidem habebat: nam secundum fidem datur medela. Chrysostomus. Deducit autem eum ab initio sensus redditi in fidei apprehensionem; et sic fecit eum perfecte videre; unde sequitur deinde iterum imposuit manus super oculos eius et coepit videre. Et postea subiungit et restitutus est, ita ut clare videret omnia; sensu scilicet, et intellectu perfecte curatus.

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