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17 febbraio – lunedì Tempo Ordinario – 6a Settimana

17 febbraio – lunedì Tempo Ordinario – 6a Settimana
09/10/2019 elena

17 febbraio – lunedì
Tempo Ordinario – 6a Settimana

Prima lettura (Gc 1,1-11)

   Giacomo, servo di Dio e del Signore Gesù Cristo, alle dodici tribù che sono nella diaspora, salute. Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove, sapendo che la vostra fede, messa alla prova, produce pazienza. E la pazienza completi l’opera sua in voi, perché siate perfetti e integri, senza mancare di nulla. Se qualcuno di voi è privo di sapienza, la domandi a Dio, che dona a tutti con semplicità e senza condizioni, e gli sarà data. La domandi però con fede, senza esitare, perché chi esita somiglia all’onda del mare, mossa e agitata dal vento. Un uomo così non pensi di ricevere qualcosa dal Signore: è un indeciso, instabile in tutte le sue azioni. Il fratello di umile condizione sia fiero di essere innalzato, il ricco, invece, di essere abbassato, perché come fiore d’erba passerà. Si leva il sole col suo ardore e fa seccare l’erba e il suo fiore cade, e la bellezza del suo aspetto svanisce. Così anche il ricco nelle sue imprese appassirà.

Considerate perfetta letizia…

San Tommaso
(2 Sent., dist. 2, q. 1, a. 3, soluzione 1)

   1. Il beato Giacomo parla della tentazione delle tribolazioni, che esorta a sopportare pazientemente, conservando in esse l’equanimità e il gaudio della mente: infatti tali prove non si possono vincere se non con la pazienza. Per cui lo stesso gaudio è una certa vittoria, che però non riguarda le tentazioni in sé, ma la pazienza che vince la tentazione.

Testo latino di San Tommaso
(2 Sent., dist. 2, q. 1, a. 3, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod beatus Iacobus loquitur de tentatione tribolationum, ad quarum patientiam hostatur, ut inter eas aequanimitatem et gaudium mentis servent: non enim aliter eas vincere possunt nisi per patientiam. Unde ipsum gaudium victoria quaedam est: quod quidem est non de tentationibus secundum se, sed de patientiam quae tentationem vincit.

Vangelo (Mc 8,11-13)

   In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova. Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno». Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.

Non sarà dato alcun segno

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Marco,
c. 8, lez. 2, v, 12)

   BEDA: Come aveva reso grazie allora al momento di nutrire questa folla credente, così fa intendere ora dei gemiti a causa della domanda insensata dei Farisei. Abbracciando con il suo affetto tutta la natura umana, si allieta talora per la salvezza degli uomini, e talora si rattrista per la loro perdita; per cui segue: Sospirò profondamente e disse: questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno, cioè non sarà dato secondo quella parola (Sal 88,36): «Sulla mia santità ho giurato una volta per sempre: se mentirò a Davide», cioè non mentirò a Davide. AGOSTINO: Non c’è problema nel fatto che Matteo abbia aggiunto la risposta, che Marco non ripete, che cioè non sarà dato se non il segno del Profeta Giona, mentre Marco afferma che il Signore rispose (12,39): «Non le sarà dato alcun segno»; bisogna infatti intendere quale segno chiedevano, cioè dal cielo. Ha omesso poi di nominare Giona, che Matteo ricorda. TEOFILATTO: Il Signore non li esaudisce poiché altro è il tempo dei segni celesti, cioè quello della seconda venuta, quando le potenze del cielo saranno sconvolte e la luna non darà più la sua luce. Al tempo della prima venuta non c’è niente di simile, poiché tutto è pieno di mansuetudine. BEDA: Infatti non bisognava dare un segno celeste a una generazione che tentava il Signore. Ma un miracolo nel cielo brillerà agli occhi di quanti cercano il Signore, quando sotto gli occhi degli Apostoli il Signore salirà al cielo.
   Segue: Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva. TEOFILATTO: Il Signore rimanda i Farisei come incorreggibili. Bisogna insistere quando c’è la speranza di guarigione, ma ritrarsi là dove il male è irrimediabile.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Marcum,

c. 8, lect. 2, v, 12)

   Beda. Sicut autem turbam supra credentem refecturus gratias agebat, ita nunc ob stultam Pharisaeorum petitionem gemit: quia humanae naturae circumferens affectus, sicut de hominum salute laetatur, ita super eorum dolet erroribus: unde sequitur et ingemiscens spiritu ait: quid generatio ista signum quaerit? Amen dico vobis, si dabitur generationi isti signum; idest, non dabitur, iuxta illud: semel iuravi in sancto meo, si David mentiar; idest, non mentiar David. Augustinus De cons. Evang. Non autem moveat quod Marcus non dicit responsum esse quaerentibus signum de caelo idem quod Matthaeus de Iona; sed ait Dominum respondisse: signum non dabitur ei; intelligendum est enim quale petebant, hoc est de caelo. Praetermisit autem dicere de Iona, quod Matthaeus commemoravit. Theophylactus. Ideo autem eos Dominus non exaudit, quia aliud est tempus signorum caelestium, scilicet tempus adventus secundi, cum virtutes caelorum commovebuntur, et luna non dabit lumen suum. Tempore autem primi adventus non fiunt talia, sed omnia mansuetudine plena. Beda. Non etiam dandum erat caeleste signum generationi tentantium dominum. Ceterum generationi quaerentium Dominum signum de caelo ostendit, quando cernentibus Apostolis ascendit in caelum. Sequitur et dimittens eos, ascendit iterum navim, et abiit trans fretum. Theophylactus. Dimittit quidem Dominus Pharisaeos quasi incorrectos: nam ubi spes est correctionis, ibi morandum est; ubi vero malum incorrigibile est, inde recedendum.

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