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12 febbraio – mercoledì Tempo Ordinario – 5a Settimana

12 febbraio – mercoledì Tempo Ordinario – 5a Settimana
08/10/2019 elena

12 febbraio – mercoledì
Tempo Ordinario – 5a Settimana

Prima lettura
(1 Re 10,1-10)

   In quei giorni, la regina di Saba, sentita la fama di Salomone, dovuta al nome del Signore, venne per metterlo alla prova con enigmi. Arrivò a Gerusalemme con un corteo molto numeroso, con cammelli carichi di aromi, d’oro in grande quantità e di pietre preziose. Si presentò a Salomone e gli parlò di tutto quello che aveva nel suo cuore. Salomone le chiarì tutto quanto ella gli diceva; non ci fu parola tanto nascosta al re che egli non potesse spiegarle. La regina di Saba, quando vide tutta la sapienza di Salomone, la reggia che egli aveva costruito, i cibi della sua tavola, il modo ordinato di sedere dei suoi servi, il servizio dei suoi domestici e le loro vesti, i suoi coppieri e gli olocausti che egli offriva nel tempio del Signore, rimase senza respiro. Quindi disse al re: «Era vero, dunque, quanto avevo sentito nel mio paese sul tuo conto e sulla tua sapienza! Io non credevo a quanto si diceva, finché non sono giunta qui e i miei occhi non hanno visto; ebbene non me n’era stata riferita neppure una metà! Quanto alla sapienza e alla prosperità, superi la fama che io ne ho udita. Beati i tuoi uomini e beati questi tuoi servi, che stanno sempre alla tua presenza e ascoltano la tua sapienza! Sia benedetto il Signore, tuo Dio, che si è compiaciuto di te così da collocarti sul trono d’Israele, perché il Signore ama Israele in eterno e ti ha stabilito re per esercitare il diritto e la giustizia». Ella diede al re centoventi talenti d’oro, aromi in gran quantità e pietre preziose. Non arrivarono più tanti aromi quanti ne aveva dati la regina di Saba al re Salomone.

Il popolo eletto

San Tommaso
(S. Th. I, q. 23, a. 2, corpo)

   La predestinazione non si trova nei predestinati, ma solo in colui che predestina. Si è detto infatti che la predestinazione è una parte della provvidenza. Ora, la provvidenza non risiede nelle cose ad essa soggette; ma è un piano che si trova nella mente di colui che provvede, come si è visto. L’esecuzione della provvidenza invece, che è detta governo, presa in senso passivo si trova nelle cose governate e presa in senso attivo si trova in colui che governa. È chiaro dunque che la predestinazione è [soltanto] il disegno concepito dalla mente divina che mira a indirizzare alcuni alla salvezza eterna. L’esecuzione invece di questo disegno si trova al passivo nei predestinati e all’attivo in Dio. E tale esecuzione della predestinazione si ha nella vocazione e nella glorificazione, secondo le parole dell’Apostolo di Rm: Quelli che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati, li ha anche glorificati.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 23, a. 2, corpus)

   Respondeo dicendum quod praedestinatio non est aliquid in praedestinatis, sed in praedestinante tantum. Dictum est enim [a. 1] quod praedestinatio est quaedam pars providentiae providentia autem non est in rebus provisis; sed est quaedam ratio in intellectu provisoris, ut supra [q. 22 a. 1] dictum est. Sed executio providentiae, quae gubernatio dicitur, passive quidem est in gubernatis; active autem est in gubernante. Unde manifestum est quod praedestinatio est quaedam ratio ordinis aliquorum in salutem aeternam, in mente divina existens. Executio autem huius ordinis est passive quidem in praedestinatis; active autem est in Deo. Est autem executio praedestinationis vocatio et magnificatio, secundum illud apostoli, ad Rom. 8 [30], quos praedestinavit, hos et vocavit; et quos vocavit, hos et magnificavit.

Vangelo (Mc 7,14-23)

   In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti. E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

Ciò che contamina l’uomo

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 148, a. 1, soluzione 1)

   1. Gli alimenti non possono contaminare spiritualmente l’uomo in forza della loro essenza o natura; invece i Giudei, contro i quali il Signore parlava, e i Manichei ritenevano che certi cibi rendessero immondi, non per ciò che figuravano, ma per la loro stessa natura. Tuttavia la brama smodata del cibo contamina spiritualmente l’uomo.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 148, a. 1, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod id quod intrat in hominem per modum cibi, secundum suam substantiam et naturam, non coinquinat hominem spiritualiter, sed Iudaei, contra quos Dominus loquitur, et Manichaei opinabantur quod aliqui cibi immundos facerent, non propter figuram, sed secundum propriam naturam. Inordinata tamen ciborum concupiscentia hominem spiritualiter coinquinat.

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