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9 febbraio 5a Domenica del Tempo Ordinario

9 febbraio 5a Domenica del Tempo Ordinario
08/10/2019 elena

9 febbraio
5a Domenica del Tempo Ordinario

Prima lettura
(Is 58,7-10)

   Così dice il Signore: «Non consiste forse [il digiuno che voglio] nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”. Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio».

Togliere l’oppressione

San Tommaso
(Su Isaia, c. 58, v. 9b)

   Nota, sulle parole (v. 9b): Se toglierai di mezzo a te l’oppressione [lat. la catena], che c’è una molteplice catena. Primo, della pietà. Ef 6,20: «In queste catene sono ambasciatore per il Vangelo». Secondo, dell’iniquità. Sap 17: «Tutti erano legati dalla stessa catena di tenebre». Terzo, della povertà. Gb 36: «I simulatori e gli astuti provocano l’ira di Dio, e non lo invocano quando li avvince in catene. Si spegne in gioventù la loro anima, e la loro vita fra i dissoluti». Quarto, della schiavitù. Ger 18: «Hai distrutto le catene di legno e farai per loro delle catene di ferro». Quinto, dal carcere. Eccl 4: «… che dal carcere e dalle catene talora qualcuno esca verso il regno».

Testo latino di San Tommaso
(In Isaiam, c. 58, v. 9b)

   Item nota super illo, si abstuleris de medio tui catenam, quod est catena. Primo pietatis. Eph. ult.: pro quo legatione fungor in catena ista. Secundo iniquitatis. Sap. 17: una enim tenebrarum catena omnes erant colligati. Tertio paupertatis. Job 36: si fuerint vincti; quarto servitutis. Jer. 28: catenas ligneas; quinto carceris. Eccl. 4: de carcere catenisque interdum quis egrediatur ad regnum.

Seconda lettura
(1 Cor 2,1-5)

   Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.

San Paolo e Gesù Cristo crocifisso

San Tommaso
(Sulla prima lettera ai Corinzi,
c. 2, lez. 1, v. 2, n. 75)

   Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo. Infatti, per lo scopo che si proponeva, non c’era bisogno di mettere in mostra alcuna sapienza, ma di mostrare la forza [di Cristo], secondo quanto si dice in 2 Cor 4,5: «Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù». E per questo si serviva soltanto di ciò che giovava a mostrare la potenza di Cristo, stimandosi come uno che non sapeva altro se non Gesù Cristo. Ger 9,24: «Chi vuole gloriarsi si vanti di questo, di avere senno e di conoscere me».
   Ora, in Cristo Gesù, come si dice in Col 2,3, sono «nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza» di Dio, sia quanto alla pienezza della divinità, sia quanto alla pienezza della sapienza e della grazia, sia anche quanto alle ragioni profonde dell’incarnazione, delle quali però l’Apostolo non aveva parlato, limitandosi alle cose che erano più manifeste e meno elevate in Cristo Gesù. Per questo aggiunge: e Cristo crocifisso, come se dicesse: mi sono presentato a voi come se non sapessi altro all’infuori della croce di Cristo. Per cui in Gal 6,14: dice: «Non sia mai che io mi glorii se non della croce del Signore nostro Gesù Cristo».
   Poiché dunque con la sapienza della parola viene svuotata la croce di Cristo, come si è detto (1,17), per questo lo stesso Apostolo non era venuto con sublimità di parola o di sapienza.

Testo latino di San Tommaso
(Super primam epistolam ad Corinthios,

c. 2, lect. 1, v. 2, n. 75)

   Deinde huius rationem assignat, dicens non enim iudicavi me scire aliquid, nisi Christum Iesum. Non enim ad hoc opus erat ut sapientiam ostentaret sed ut demonstraret virtutem, secundum illud 2 Cor. 4,5: non enim praedicamus nosmetipsos, sed Iesum Christum. Et ideo solum utebatur his quae ad demonstrandam virtutem Christi pertinebant, existimans se ac si nihil sciret quam Iesum Christum. Ier. 9,24: in hoc glorietur qui gloriatur, scire et nosse me. In Christo autem Iesu, ut dicitur Col. 2,3, sunt omnes thesauri sapientiae et scientiae Dei absconditi, et quantum ad plenitudinem deitatis et quantum ad plenitudinem sapientiae et gratiae, et etiam quantum ad profundas incarnationis rationes, quae tamen apostolus eis non annuntiavit sed solum ea quae erant manifestiora et inferiora in Christo Iesu. Et ideo subdit et hunc crucifixum, quasi dicat: sic vobis me exhibui ac si nihil aliud scirem quam crucem Christi. Unde Gal. ult. dicit: mihi absit gloriari, nisi in cruce domini nostri Iesu Christi. Quia igitur per sapientiam verbi evacuatur crux Christi, ut dictum est, ideo ipse apostolus non venerat in sublimitate sermonis aut sapientiae.

Vangelo (Mt 5,13-16)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Il sale della terra

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Matteo,
c. 5, lez. 4, v. 13a, n. 452)

   Voi siete il sale della terra. Gli Apostoli sono paragonati al sale in ragione della virtù, dell’origine e della consuetudine.
   Primo. In ragione della virtù, innanzitutto poiché hanno la virtù di dare sapore, in quanto il sale condisce gli alimenti; e così il discorso apostolico condiva le menti insipide. Col 4,6: «Il vostro parlare sia sempre aggraziato e condito di sale». In secondo luogo, il sale ha la capacità di disseccare; per cui S. Agostino dice che «il sale rende la terra sterile»: e così gli Apostoli, distrutto il regno del peccato, reprimevano il germe dei vizi. Sap 3,13: «Beata la sterile non contaminata, che non ha conosciuto un letto peccaminoso; avrà il suo frutto alla rassegna delle anime sante». In terzo luogo ha una virtù restrittiva; da cui S. Agostino: «il sale dissecca le carni»; così gli stessi carnali restringevano le concupiscenze. 1 Pt 2,11: «Vi scongiuro di astenervi dai desideri carnali». In quarto luogo ha una virtù purificativa, per cui S. Agostino dice: «Il sale preserva dai vermi e dalla putrefazione»; così la predicazione della parola divina tiene lontani dalla putredine dei vizi. Rm 6,12: «Non regni il peccato nel vostro corpo mortale, così da sottomettervi alle sue concupiscenze». In quinto luogo ha una virtù sanativa, come vedi in 4 Re 2,19 che Eliseo, con del sale messo in un vaso nuovo, risanò le acque di Gerico. E così, infuso il sale della sapienza celeste nel cuore degli Apostoli, furono risanate le acque, ossia i popoli. Sal 106,20: «Mandò la sua parola e li fece guarire».
   Secondo. Sono paragonati al sale in ragione dell’origine: infatti il sale viene ottenuto dall’acqua del mare e dal calore del fuoco o del sole; e gli Apostoli furono formati dall’acqua della tribolazione e dal calore dell’amore. Sal 65,12: «Siamo passati per il fuoco e l’acqua»; Lam 1,13: «Dal cielo ha scagliato un fuoco nelle mie ossa».
   Terzo. In ragione della consuetudine, poiché l’uso del sale era presente in ogni sacrificio. Lev 2,13: «Dovrai salare ogni tua vittima di oblazione». Questo era l’uso onesto, sia in occulto, sia allo scoperto, sia davanti a Dio, sia davanti al prossimo. Rm 12,17: «Cercate di compiere il bene non solo davanti a Dio, ma anche davanti agli uomini».

Testo latino di San Tommaso
(Super Matthaeum,

c. 5, lect. 4, v. 13a, n. 452)

   Comparantur autem sali ratione virtutis, ratione originis, et ratione consuetudinis. Ratione virtutis primo, quia habet virtutem saporativam, quia cibos condit; sic sermo apostolicus mentes insipidas condiebat; Col. 4,6: omnis sermo vester in gratia semper sit sale conditus. Secundo habet vim arefactivam, unde Augustinus: sal sterilem terram facit: sic apostoli, destructo regno peccati, germen vitiorum compescebant. Sap. c. 3,13: felix sterilis et incoinquinata, quae nescivit thorum in delicto, habebit fructum in respectione animarum sanctarum. Tertio habet virtutem restrictivam, unde Augustinus: sal carnes desiccat: sic ipsi carnales concupiscentias restringebant; 1 Petr. 2,11: obsecro vos abstinere a carnalibus desideriis. Quarto habet virtutem mundificativam, unde Augustinus: sal a vermibus et putredine servat: sic praedicatio verbi divini arcet a putredine vitiorum; Rom. 6,12: non regnet peccatum in vestro mortali corpore, ut obediatis concupiscentiis eius. Quinto habet virtutem sanativam, sicut habes 4 Reg. 2,19 ss., quod Eliseus sale in vas novum misso sanavit aquas Iericho: sic infuso sale sapientiae caelestis in corde apostolorum, sanatae sunt aquae, idest populi; Ps. 106,20: misit verbum suum, et sanavit eos. Secundo comparantur sali ratione originis: nam sal ex aqua maris et calore ignis vel solis conficitur; et apostoli ex aqua tribulationis, et calore dilectionis facti sunt; Ps. 65, v. 12: transivimus per ignem et aquam; Thren. 1,13: de caelo misit ignem in ossibus meis. Tertio ratione consuetudinis, quia usus eius in omni sacrificio erat; Lev. 2,13: omnis victima sale salietur. Sic honesta conversatio erat, et in occulto, et in aperto, et coram Deo, et coram proximo; Rom. 12,17: providentes bona non tantum coram Deo, sed etiam coram hominibus.

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