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8 febbraio – sabato Tempo Ordinario – 4a Settimana

8 febbraio – sabato Tempo Ordinario – 4a Settimana
08/10/2019 elena

8 febbraio – sabato
Tempo Ordinario – 4a Settimana

Prima lettura
(1 Re 3,4-13)

   In quei giorni, Salomone andò a Gàbaon per offrirvi sacrifici, perché ivi sorgeva l’altura più grande. Su quell’altare Salomone offrì mille olocausti. A Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte. Dio disse: «Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda». Salomone disse: «Tu hai trattato il tuo servo Davide, mio padre, con grande amore, perché egli aveva camminato davanti a te con fedeltà, con giustizia e con cuore retto verso di te. Tu gli hai conservato questo grande amore e gli hai dato un figlio che siede sul suo trono, come avviene oggi. Ora, Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per quantità non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?». Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa. Dio gli disse: «Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te. Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria, come a nessun altro fra i re, per tutta la tua vita».

Il sogno di Salomone

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 113, a. 3, soluzione 2)

   2. Anche Salomone non meritò e non ricevette la sapienza mentre dormiva, ma nel sonno gli fu soltanto dichiarato che Dio gli avrebbe infuso la sapienza per il suo desiderio precedente: per cui l’agiografo, parlando a suo nome, dice in Sap: Pregai, e mi fu elargita la sapienza. Oppure si può pensare che quel sonno non fosse naturale, ma profetico, come quello di cui si dice in Nm: Se uno di voi sarà profeta del Signore, io gli parlerò nel sogno o in visione. Nel qual caso si conserva l’uso del libero arbitrio. – Tuttavia bisogna notare che non è identica la condizione dei doni della sapienza e quella della grazia santificante. Infatti il dono della grazia santificante ha il compito principale di ordinare l’uomo al bene, con un moto della volontà che è un moto del libero arbitrio. Invece la sapienza si esplica nell’intelletto, il quale precede la volontà: per cui l’intelletto può essere illuminato col dono della sapienza senza un moto completo del libero arbitrio. E così vediamo che alcune cose sono rivelate agli uomini nel sonno, come è detto in Gb: Quando il sopore cade sugli uomini e si addormentano nel letto, allora apre l’orecchio degli uomini, e li istruisce nella disciplina.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 113, a. 3, ad secundum)

   Ad secundum dicendum quod etiam Salomon dormiendo non meruit sapientiam, nec accepit. Sed in somno declaratum est ei quod, propter praecedens desiderium, ei a Deo sapientia infunderetur, unde ex eius persona dicitur, Sap. 7 [7], optavi, et datus est mihi sensus. Vel potest dici quod ille somnus non fuit naturalis, sed somnus prophetiae; secundum quod dicitur Num. 12 [6], si quis fuerit inter vos propheta Domini, per somnium aut in visione loquar ad eum. In quo casu aliquis usum liberi arbitrii habet. – Et tamen sciendum est quod non est eadem ratio de dono sapientiae et de dono gratiae iustificantis. Nam donum gratiae iustificantis praecipue ordinat hominem ad bonum, quod est obiectum voluntatis, et ideo ad ipsum movetur homo per motum voluntatis, qui est motus liberi arbitrii. Sed sapientia perficit intellectum, qui praecedit voluntatem, unde absque completo motu liberi arbitrii, potest intellectus dono sapientiae illuminari. Sicut etiam videmus quod in dormiendo aliqua hominibus revelantur, sicut dicitur Iob 33 [15 sq.], quando irruit sopor super homines et dormiunt in lectulo, tunc aperit aures virorum, et erudiens eos instruit disciplina.

Vangelo (Mc 6,30-34)

   In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

La preghiera nella solitudine

San Tommaso
(S. Th. III, q. 40, a. 1, soluzione 3)

   3. «L’agire di Cristo è un insegnamento per noi». Per dare quindi l’esempio ai predicatori, che non devono sempre farsi vedere in pubblico, il Signore talvolta si allontanava dalla folla. E faceva così per tre motivi. A volte per prendere un po’ di riposo corporale. Per cui in Mc 6 [31] è detto che il Signore disse ai discepoli: “Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’. Era infatti molta la folla che andava e veniva, e non avevano più neanche il tempo di mangiare. Altre volte invece per pregare, come è detto in Lc 6 [12]: In quei giorni Gesù se ne andò sulla montagna a pregare, e passò la notte in orazione a Dio. E S. Ambrogio commenta: «Col suo esempio ci istruisce sui precetti delle virtù». Altre volte infine per insegnarci a fuggire il favore degli uomini. Per cui il Crisostomo, spiegando il passo di Mt 5 [1]: Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna, commenta: «Trattenendosi non in città, né sulla piazza, ma nella solitudine del monte, voleva insegnarci a non fare nulla con ostentazione, e a tenerci lontani dai tumulti, soprattutto quando si deve trattare di cose necessarie alla salvezza».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 40, a. 1, ad tertium)

   Ad tertium dicendum quod actio Christi fuit nostra instructio. Et ideo, ut daret exemplum praedicatoribus quod non semper se darent in publicum, ideo quandoque Dominus se a turbis retraxit. Quod quidem legitur fecisse propter tria. Quandoque quidem propter corporalem quietem. Unde Marci 6 [3] dicitur quod Dominus dixit discipulis, venite seorsum in desertum locum, et requiescite pusillum. Erant enim qui veniebant et redibant multi, et nec spatium manducandi habebant. Quandoque vero causa orationis. Unde dicitur Luc. 6 [12], factum est in illis diebus, exiit in montem orare, et erat pernoctans in oratione Dei. Ubi dicit Ambrosius quod ad praecepta virtutis suo nos informat exemplo. Quandoque vero ut doceat favorem humanum vitare. Unde super illud Matth. 5 [1], videns Iesus turbas ascendit in montem, dicit Chrysostomus, per hoc quod non in civitate et foro, sed in monte et solitudine sedit, erudivit nos nihil ad ostentationem facere, et a tumultibus abscedere, et maxime cum de necessariis disputare oporteat.

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