Please select a page for the Contact Slideout in Theme Options > Header Options

7 febbraio – venerdì Tempo Ordinario – 4a Settimana

7 febbraio – venerdì Tempo Ordinario – 4a Settimana
08/10/2019 elena

7 febbraio – venerdì
Tempo Ordinario – 4a Settimana

Prima lettura
(Sir 47,2-11)

   Come dal sacrificio di comunione si preleva il grasso, così Davide fu scelto tra i figli d’Israele. Egli scherzò con leoni come con capretti, con gli orsi come con agnelli. Nella sua giovinezza non ha forse ucciso il gigante e cancellato l’ignominia dal popolo, alzando la mano con la pietra nella fionda e abbattendo la tracotanza di Golìa? Egli aveva invocato il Signore, l’Altissimo, che concesse alla sua destra la forza di eliminare un potente guerriero e innalzare la potenza del suo popolo. Così lo esaltarono per i suoi diecimila, lo lodarono nelle benedizioni del Signore offrendogli un diadema di gloria. Egli infatti sterminò i nemici all’intorno e annientò i Filistei, suoi avversari; distrusse la loro potenza fino ad oggi. In ogni sua opera celebrò il Santo, l’Altissimo, con parole di lode; cantò inni a lui con tutto il suo cuore e amò colui che lo aveva creato. Introdusse musici davanti all’altare e con i loro suoni rese dolci le melodie. Conferì splendore alle feste, abbellì i giorni festivi fino alla perfezione, facendo lodare il nome santo del Signore ed echeggiare fin dal mattino il santuario. Il Signore perdonò i suoi peccati, innalzò la sua potenza per sempre, gli concesse un’alleanza regale e un trono di gloria in Israele.

La fede divina e i salmi (di Davide)

San Tommaso
(S. Th. III, q. 83, a. 4, corpo prima parte)

   Nell’Eucarestia si compendia tutto il mistero della nostra salvezza: perciò essa si celebra con più solennità degli altri sacramenti. E poiché sta scritto: Bada ai tuoi passi entrando nella casa di Dio (Qo 4,17), e: Prima della preghiera disponi la tua anima (Sir 18,23), così nella celebrazione di questo mistero si premette innanzi tutto una preparazione che disponga a compiere degnamente gli atti successivi. La prima parte di tale preparazione è la lode divina che si ha nell’introito, secondo le parole del Sal 49 [23]: Chi offre il sacrificio di lode, questi mi onorerà, e questa è la via per cui gli mostrerò la salvezza di Dio. E il più delle volte il brano è preso dai Salmi, o almeno è cantato intercalato da un Salmo, poiché, come osserva Dionigi, «i Salmi comprendono sotto forma di lode tutto ciò che è contenuto nella Sacra Scrittura».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 83, a. 4, corpus prima pars)

   Respondeo dicendum quod, quia in hoc sacramento totum mysterium nostrae salutis comprehenditur, ideo prae ceteris sacramentis cum maiori solemnitate agitur. Et quia scriptum est Eccle. 4 [17], custodi pedem tuum ingrediens domum Domini, et Eccli. 18 [23], ante orationem praepara animam tuam, ideo ante celebrationem huius mysterii, primo quidem praemittitur praeparatio quaedam ad digne agenda ea quae sequuntur. Cuius praeparationis prima pars est laus divina, quae fit in introitu, secundum illud Psalmi [49,23], sacrificium laudis honorificabit me, et illic iter quo ostendam illi salutare Dei. Et sumitur hoc, ut pluries, de Psalmis, vel saltem cum Psalmo cantatur, quia, ut Dionysius dicit, in 3 cap. De eccl. hier., Psalmi comprehendunt per modum laudis quidquid in sacra Scriptura continetur.

Vangelo (Mc 6,14-29)

   In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!». Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

L’obbligazione del giuramento

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 89, a. 7, soluzione 2)

   2. Il giuramento può determinare un effetto pernicioso in due modi. Primo, perché lo presuppone in partenza. O perché è intrinsecamente cattivo, come quando uno giura di compiere un adulterio, o perché è di ostacolo a un bene maggiore: p. es. quando uno giurasse di non farsi religioso o chierico, oppure di non accettare prelature anche nel caso in cui farebbe bene ad accettarle, o in altri casi del genere. Ora, simili giuramenti sono illeciti fin da principio: però in grado diverso. Perché se uno giura di compiere un peccato, pecca sia nel giurare, che nell’osservare il giuramento. Se invece giura di non compiere un bene maggiore, a cui non è tenuto, pecca nel giurare, in quanto resiste allo Spirito Santo ispiratore dei buoni propositi, però non pecca se osserva il giuramento, anche se farebbe molto meglio a non osservarlo. – Secondo, il giuramento può determinare un effetto pernicioso per un fatto nuovo e imprevisto: come avvenne nel giuramento di Erode [Mt 14,7], il quale giurò promettendo alla fanciulla di darle ciò che chiedeva. Ora, tale giuramento poteva essere inizialmente lecito con la dovuta condizione sottintesa, se cioè chiederà qualcosa che è lecito concedere; fu invece l’adempimento a essere illecito. Da cui le parole di S. Ambrogio: «Spesso è contro il dovere adempiere il giuramento: come nel caso di Erode, che uccise Giovanni per mantenere la promessa».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 89, a. 7, ad secundum)

   Ad secundum dicendum quod iuramentum potest vergere in deteriorem exitum dupliciter. Uno modo, quia ab ipso principio habet peiorem exitum. Vel quia est secundum se malum, sicut cum aliquis iurat se adulterium patraturum. Sive quia est maioris boni impeditivum, puta cum aliquis iurat se non intraturum religionem, vel quod non fiet clericus, aut quod non accipiet praelationem in casu in quo expedit eum accipere, vel si quid aliud est huiusmodi. Huiusmodi enim iuramentum a principio est illicitum, differenter tamen. Quia si quis iuret se facturum aliquod peccatum, et peccat iurando, et peccat iuramentum servando. Si quis autem iurat se non facturum aliquod melius bonum, quod tamen facere non tenetur, peccat quidem iurando, inquantum ponit obicem Spiritui Sancto, qui est boni propositi inspirator, non tamen peccat iuramentum servando, sed multo melius facit si non servet. – Alio modo vergit in deteriorem exitum propter aliquid quod de novo emerserat, quod fuit impraemeditatum, sicut patet in iuramento Herodis, qui iuravit puellae saltanti se daturum quod petisset. Hoc enim iuramentum poterat esse a principio licitum, intellecta debita conditione, scilicet si peteret quod dare deceret, sed impletio iuramenti fuit illicita. Unde Ambrosius dicit, in 1 De officiis, est contra officium nonnunquam promissum solvere sacramentum, sicut Herodes, qui necem Ioannis praestavit ne promissum negaret.

CondividiShare on FacebookShare on Google+