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6 febbraio – giovedì Memoria di San Paolo Miki e Compagni Tempo Ordinario – 4a Settimana

6 febbraio – giovedì Memoria di San Paolo Miki e Compagni Tempo Ordinario – 4a Settimana
08/10/2019 elena

6 febbraio – giovedì
Memoria di San Paolo Miki
e Compagni
Tempo Ordinario – 4a Settimana

Prima lettura
(1 Re 2,1-4.10-12)

   I giorni di Davide si erano avvicinati alla morte, ed egli ordinò a Salomone, suo figlio: «Io me ne vado per la strada di ogni uomo sulla terra. Tu sii forte e móstrati uomo. Osserva la legge del Signore, tuo Dio, procedendo nelle sue vie ed eseguendo le sue leggi, i suoi comandi, le sue norme e le sue istruzioni, come sta scritto nella legge di Mosè, perché tu riesca in tutto quello che farai e dovunque ti volgerai, perché il Signore compia la promessa che mi ha fatto dicendo: “Se i tuoi figli nella loro condotta si cureranno di camminare davanti a me con fedeltà, con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima, non ti sarà tolto un discendente dal trono d’Israele”». Davide si addormentò con i suoi padri e fu sepolto nella Città di Davide. La durata del regno di Davide su Israele fu di quarant’anni: a Ebron regnò sette anni e a Gerusalemme regnò trentatré anni. Salomone sedette sul trono di Davide, suo padre, e il suo regno si consolidò molto.

Le virtù proprie del re

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 50, a. 1, soluzione 1)

   1. Tutti i requisiti delle virtù morali ricadono sotto la guida della prudenza per cui, come si è detto, la retta ragione della prudenza viene posta nelle definizioni delle virtù morali. Quindi anche la stessa esecuzione della giustizia, in quanto è ordinata al bene comune a cui l’ufficio del re è interessato, ha bisogno della guida della prudenza. Infatti queste due virtù, la prudenza e la giustizia, sono quelle più proprie di un re, come è detto in Ger 23 [5]: Regnerà da vero re e sarà saggio, ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra. Siccome tuttavia il governo appartiene più al re e l’esecuzione più ai sudditi, la saggezza regale viene considerata più una specie della prudenza, che ha un compito di guida, che non della giustizia, che ha un compito esecutivo.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 50, a. 1, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod omnia quae sunt virtutum moralium pertinent ad prudentiam sicut ad dirigentem, unde et ratio recta prudentiae ponitur in definitione virtutis moralis, ut supra [q. 47 a. 5 art. 1; I-II q. 58 a. 2 ad 4] dictum est. Et ideo etiam executio iustitiae, prout ordinatur ad bonum commune, quae pertinet ad officium regis, indiget directione prudentiae. Unde istae duae virtutes sunt maxime propriae regi, scilicet prudentia et iustitia, secundum illud Ierem. 23 [5], regnabit rex, et sapiens erit et faciet iudicium et iustitiam in terra. Quia tamen dirigere magis pertinet ad regem, exequi vero ad subditos, ideo regnativa magis ponitur species prudentiae, quae est directiva, quam iustitiae, quae est executiva.

Vangelo (Mc 6,7-13)

   In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

La predicazione è dono del Signore

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Marco,
c. 6, lez. 2, vv. 7-8)

   BEDA: Il Signore, benigno e clemente, non invidia ai suoi servi e discepoli la loro potenza, e come egli aveva guarito ogni languore e infermità, così dona il potere di guarire agli stessi Apostoli. Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. Ma c’è molta distanza fra il dare e il ricevere: il Signore, quando agisce, agisce con la sua potenza di Signore, mentre i discepoli, in ciò che fanno, confessano la loro debolezza e la potenza del Signore dicendo (At 3,6): «Nel nome del Signore alzati e cammina». TEOFILATTO: Manda poi gli Apostoli a due a due affinché siano più pronti: poiché, come dice il Qoèlet (4,9): «è meglio essere due insieme piuttosto che uno solo». Se poi ne avesse mandati più di due, il numero non sarebbe stato sufficiente a percorrere tutti i villaggi. GREGORIO: Manda due discepoli nella predicazione poiché due sono i precetti della carità, cioè l’amore di Dio e del prossimo, e la carità non può esserci se si è in meno di due. Con ciò dunque ci fa capire che chi non ha carità verso l’altro non può in alcun modo ricevere l’ufficio della predicazione.
   Segue: E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. BEDA: La fiducia del predicatore in Dio deve essere così grande che egli sia certo che il necessario alla vita non gli mancherà anche se non vi provvede; affinché non capiti che mentre la sua mente si occupa delle realtà temporali, provveda meno agli altri quelle eterne. CRISOSTOMO: Il Signore diede loro questo precetto anche perché alla loro vista i popoli comprendessero quanto fossero elevati al di sopra delle ricchezze. TEOFILATTO: Li istruisce anche, con ciò, a non essere amatori dei doni, in modo che si accettino i loro precetti di povertà quando si vedrà che non possiedono nulla.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Marcum,

c. 6, lect. 2, vv. 7-8)

   Beda. Benignus autem et clemens Dominus, ac magister non invidet servis atque discipulis suis virtutes suas; et sicut ipse curaverat omnem languorem, et omnem infirmitatem, apostolis quoque suis dedit potestatem; unde sequitur et convocavit duodecim, et coepit eos mittere binos, et dabat illis potestatem spirituum immundorum. Sed multa distantia est inter donare et accipere: iste quodcumque agit, potestate Domini agit, illi si quid faciunt imbecillitatem suam, et virtutes Domini confitentur, dicentes: in nomine Iesu surge et ambula. Theophylactus. Binos autem apostolos mittit, ut fierent promptiores: quia, ut ait Ecclesiastes, melius est simul duos esse, quam unum. Si autem plures quam duos misisset, non esset sufficiens numerus ut in plura castella mitterentur. Gregorius in Evang. Binos autem in praedicationem discipulos mittit, quoniam duo sunt praecepta caritatis: Dei videlicet amor, et proximi, et minus quam inter duos caritas haberi non potest. Per hoc ergo nobis innuit quia qui caritatem erga alterum non habet, praedicationis officium suscipere nullatenus debet. Sequitur et praecepit eis ne quid tollerent in via, nisi virgam tantum; non peram, neque panem, neque in zona aes; sed calceatos sandaliis, et ne induerentur duabus tunicis. Beda. Tanta enim praedicatori in Deo debet esse fiducia ut praesentis vitae sumptus, quamvis non provideat, tamen hos sibi non deesse certissime sciat, ne dum mens eius occupatur ad temporalia, minus aliis provideat aeterna. Chrysostomus. Hoc etiam eis Dominus praecepit, ut per habitum ostenderent quantum a divitiarum desiderio distabant. Theophylactus. Instruens etiam eos per hoc non esse amatores munerum, et ut videntes eos praedicare paupertatem, acquiescant, cum apostoli nihil habeant.

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