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3 febbraio – lunedì Tempo Ordinario – 4a Settimana

3 febbraio – lunedì Tempo Ordinario – 4a Settimana
08/10/2019 elena

3 febbraio – lunedì
Tempo Ordinario – 4a Settimana

Prima lettura
(2 Sam 15,13-14.30; 16,5-13a)

   In quei giorni, arrivò un informatore da Davide e disse: «Il cuore degli Israeliti è con Assalonne». Allora Davide disse a tutti i suoi servi che erano con lui a Gerusalemme: «Alzatevi, fuggiamo; altrimenti nessuno di noi scamperà dalle mani di Assalonne. Partite in fretta, perché non si affretti lui a raggiungerci e faccia cadere su di noi la rovina e passi la città a fil di spada». Davide saliva l’erta degli Ulivi, saliva piangendo e camminava con il capo coperto e a piedi scalzi; tutta la gente che era con lui aveva il capo coperto e, salendo, piangeva. Quando poi il re Davide fu giunto a Bacurìm, ecco uscire di là un uomo della famiglia della casa di Saul, chiamato Simei, figlio di Ghera. Egli usciva imprecando e gettava sassi contro Davide e contro tutti i servi del re Davide, mentre tutto il popolo e tutti i prodi stavano alla sua destra e alla sua sinistra. Così diceva Simei, maledicendo Davide: «Vattene, vattene, sanguinario, malvagio! Il Signore ha fatto ricadere sul tuo capo tutto il sangue della casa di Saul, al posto del quale regni; il Signore ha messo il regno nelle mani di Assalonne, tuo figlio, ed eccoti nella tua rovina, perché sei un sanguinario». Allora Abisài, figlio di Seruià, disse al re: «Perché questo cane morto dovrà maledire il re, mio signore? Lascia che io vada e gli tagli la testa!». Ma il re rispose: «Che ho io in comune con voi, figli di Seruià? Se maledice, è perché il Signore gli ha detto: “Maledici Davide!”. E chi potrà dire: “Perché fai così?”». Poi Davide disse ad Abisài e a tutti i suoi servi: «Ecco, il figlio uscito dalle mie viscere cerca di togliermi la vita: e allora, questo Beniaminita, lasciatelo maledire, poiché glielo ha ordinato il Signore. Forse il Signore guarderà la mia afflizione e mi renderà il bene in cambio della maledizione di oggi». Davide e la sua gente continuarono il cammino.

Dio può ordinare di maledire?

San Tommaso
(De Potentia,
q. 1, a. 6, difficoltà 4 e 6)

   4. Al quarto argomento si risponde che nulla impedisce che un atto che in sé costituisce un peccato mortale, per una qualche circostanza aggiunta diventi un atto virtuoso. Così uccidere un uomo, assolutamente parlando, è un peccato mortale, ma non è un peccato mortale, bensì un atto di giustizia, per il ministro del giudice uccidere un uomo, a causa della giustizia nell’esecuzione della sentenza del giudice. Come dunque il sovrano di una città dispone degli uomini quanto alla vita e alla morte e rispetto alle altre cose che riguardano il fine del suo governo, che è la giustizia, così Dio ha tutte le cose a sua disposizione per dirigerle al fine del suo governo, che è la sua bontà. Perciò benché l’uccisione di un figlio innocente possa essere di per sé peccato mortale, tuttavia se ciò avviene per un comando di Dio per un fine che Dio ha previsto e ordinato, benché esso sia ignoto all’uomo, non è un peccato, ma un atto meritorio. Altrettanto vale per la fornicazione di Osea, essendo Dio l’ordinatore dell’umana procreazione, benché ci siano degli esegeti i quali dicono che ciò non è accaduto realmente, ma solo in visione profetica. Quanto al comando dato a Simei dobbiamo dare una risposta diversa. Va infatti precisato che Dio comanda in due modi. Nel primo modo, parlando spiritualmente e corporalmente mediante una sostanza creata, e così Dio ha parlato ad Abramo e ai Profeti. Nel secondo modo, come quando si dice che Dio ha ordinato a un verme di mangiare l’edera (Giona 1). Ed è in questo modo che Dio ha comandato a Simei di maledire Davide, inclinando il suo cuore, e ciò nel modo che spiegheremo più avanti, rispondendo al sesto argomento.
   6. Al sesto argomento si risponde che Dio non inclina la volontà dell’uomo al male infondendo in lui la malizia o sospingendolo verso la malizia, ma permettendo e ordinando il male; per esempio quando dirige coloro che esercitano la crudeltà alla punizione di coloro che egli ne ritiene meritevoli.

Testo latino di San Tommaso
(De Potentia,

q. 1, a. 6, ad quartum e ad sextum)

   Ad quartum dicendum, quod nihil prohibet aliquem actum qui in se esset peccatum mortale, aliqua circumstantia addita fieri virtuosum: occidere enim hominem absolute peccatum mortale est; sed ministro iudicis occidere hominem propter iustitiam ex praecepto iudicis, non est peccatum, sed actus iustitiae. Sicut autem princeps civitatis habet disponere de hominibus quantum ad vitam et mortem, et alia quaecumque pertinent ad finem sui regiminis, qui est iustitia, ita Deus habet omnia in sui dispositione dirigere ad finem sui regiminis quod est eius bonitas. Et ideo licet occidere filium innocentem, de se possit esse peccatum mortale, tamen si hoc fiat ex praecepto Dei propter finem quem Deus praevidit et ordinavit, licet etiam sit homini ignotus, non est peccatum, sed meritum. Et similiter etiam dicendum est de fornicatione Oseae, cum constet Deum esse ordinatorem totius humanae generationis: quamvis quidam dicant, quod hoc non acciderit secundum veritatem rei, sed secundum visionem prophetiae. De praecepto autem Semei est dicendum aliter. Dicitur enim Deus dupliciter praecipere. Uno modo loquendo spiritualiter vel corporaliter per substantiam creatam; et sic praecepit Abrahae et prophetis. Alio modo inclinando, sicut dicitur praecepisse vermi ut comederet hederam, Ionae 1. Et per hunc modum praecepit Semei ut malediceret David, in quantum cor eius inclinavit; et hoc per modum qui infra in solutione ad sextum, dicetur.
   Ad sextum dicendum, quod Deus non dicitur inclinare voluntates hominum in malum, immittendo malitiam, vel ad malitiam commovendo; sed permittendo et ordinando, ut videlicet qui crudelitatem exercere consentiunt, in illos exerceant quos dignos Deus iudicat.

Vangelo (Mc 5,1-20)

   In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese. C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare. I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio. Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.

Mandaci in quei porci

San Tommaso
(S. Th. III, q. 44, a. 1, soluzione 4)

   4. Cristo era venuto particolarmente per insegnare a compiere miracoli in favore degli uomini, e principalmente quanto alla salvezza dell’anima. E così permise che i demoni da lui scacciati recassero danno ai corpi e ai beni degli uomini, per l’utilità delle loro anime, cioè per loro ammaestramento. Il Crisostomo dice infatti che Cristo «permise che i demoni entrassero nei porci non perché pregato da loro», ma per i motivi seguenti: «primo, per mostrare agli uomini quale danno recano loro i demoni; secondo, perché tutti imparassero che i demoni non potevano neppure entrare nei porci senza il suo permesso; terzo, per mostrare che negli uomini essi avrebbero potuto produrre mali peggiori che nei porci, se gli uomini non fossero stati soccorsi dalla provvidenza divina». – E per gli stessi motivi permise che l’uomo che veniva liberato dal demonio fosse momentaneamente tormentato; benché lo abbia liberato subito da questa afflizione. E così è dimostrato anche, secondo S. Beda, che «quando cerchiamo di convertirci a Dio dopo il peccato veniamo assaliti dal demonio con nuove e maggiori insidie. E questo egli lo fa o per disamorarci della virtù, o per vendicare la sua espulsione». L’uomo guarito divenne poi «come morto», afferma S. Girolamo, perché a coloro che sono guariti è detto: Voi siete morti, e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio [Col 3,3].

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 44, a. 1, ad quartum)

   Ad quartum dicendum quod Christus specialiter venerat docere et miracula facere propter utilitatem hominum, principaliter quantum ad animae salutem. Et ideo permisit daemones quos eiiciebat hominibus aliquod nocumentum inferre, vel in corpore vel in rebus, propter animae humanae salutem, ad hominum scilicet instructionem. Unde Chrysostomus dicit, super Matth., quod Christus permisit daemonibus in porcos ire, non quasi a daemonibus persuasus, sed primo quidem, ut instruat magnitudinem nocumenti daemonum qui hominibus insidiantur; secundo, ut omnes discerent quoniam neque adversus porcos audent aliquid facere, nisi ipse concesserit; tertio, ut ostenderet quod graviora in illos homines operati essent quam in illos porcos, nisi essent divina providentia adiuti. Et propter easdem etiam causas permisit eum qui a daemonibus liberabatur, ad horam gravius affligi, a qua tamen afflictione eum continuo liberavit. Per hoc etiam ostenditur, ut Beda dicit, quod saepe, dum converti ad Deum post peccata conamur, maioribus novisque antiqui hostis pulsamur insidiis. Quod facit vel ut odium virtutis incutiat, vel expulsionis suae vindicet iniuriam. Factus est etiam homo sanatus velut mortuus, ut Hieronymus dicit, quia sanatis dicitur [Col. 3,3], mortui estis, et vita vestra abscondita est cum Christo in Deo.

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