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1 febbraio – sabato Tempo Ordinario – 3a Settimana

1 febbraio – sabato Tempo Ordinario – 3a Settimana
08/10/2019 elena

1 febbraio – sabato
Tempo Ordinario – 3a Settimana

Prima lettura
(2 Sam 12,1-7a.10-17)

   In quei giorni, il Signore mandò il profeta Natan a Davide, e Natan andò da lui e gli disse: «Due uomini erano nella stessa città, uno ricco e l’altro povero. Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero, mentre il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina, che egli aveva comprato. Essa era vissuta e cresciuta insieme con lui e con i figli, mangiando del suo pane, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno. Era per lui come una figlia. Un viandante arrivò dall’uomo ricco e questi, evitando di prendere dal suo bestiame minuto e grosso quanto era da servire al viaggiatore che era venuto da lui, prese la pecorella di quell’uomo povero e la servì all’uomo che era venuto da lui». Davide si adirò contro quell’uomo e disse a Natan: «Per la vita del Signore, chi ha fatto questo è degno di morte. Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto una tal cosa e non averla evitata». Allora Natan disse a Davide: «Tu sei quell’uomo! Così dice il Signore, Dio d’Israele: “La spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Urìa l’Ittita”. Così dice il Signore: “Ecco, io sto per suscitare contro di te il male dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un altro, che giacerà con loro alla luce di questo sole. Poiché tu l’hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole”». Allora Davide disse a Natan: «Ho peccato contro il Signore!». Natan rispose a Davide: «Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai. Tuttavia, poiché con quest’azione tu hai insultato il Signore, il figlio che ti è nato dovrà morire». Natan tornò a casa. Il Signore dunque colpì il bambino che la moglie di Urìa aveva partorito a Davide e il bambino si ammalò gravemente. Davide allora fece suppliche a Dio per il bambino, si mise a digiunare e, quando rientrava per passare la notte, dormiva per terra. Gli anziani della sua casa insistevano presso di lui perché si alzasse da terra, ma egli non volle e non prese cibo con loro.

Il digiuno

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 147, a. 1, corpo)

   Un atto è virtuoso per il fatto che dalla ragione è ordinato a qualche bene onesto. Ora, ciò avviene per il digiuno. Infatti il digiuno è praticato principalmente per tre cose. Primo, per reprimere le concupiscenze della carne. Per cui S. Paolo nel passo citato scrive: Nei digiuni, nella castità; poiché con il digiuno si conserva la castità. Infatti S. Girolamo scrive che «senza Cerere e Bacco, Venere si raffredda»: cioè con l’astinenza nel mangiare e nel bere la lussuria si smorza. Secondo, perché l’anima si elevi a contemplare le realtà più sublimi. Infatti in Dn 10 [3] è detto che Daniele ricevette rivelazioni da Dio dopo tre settimane di digiuno. Terzo, in riparazione dei peccati. Per cui è detto in Gl 2 [12]: Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. – Ed è quanto dice anche S. Agostino: «Il digiuno purifica l’anima, eleva la mente, sottomette la carne allo spirito, rende il cuore contrito e umiliato, dissipa le nebbie della concupiscenza, smorza gli ardori della libidine, e accende la luce della castità». È quindi evidente che il digiuno è un atto di virtù.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 147, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod ex hoc aliquis actus est virtuosus, quod per rationem ordinatur ad aliquod bonum honestum. Hoc autem convenit ieiunio. Assumitur enim ieiunium principaliter ad tria. Primo quidem, ad concupiscentias carnis comprimendas. Unde apostolus dicit, in auctoritate inducta [2 Cor. 6,5], in ieiuniis, in castitate, quia per ieiunia castitas conservatur. Ut enim Hieronymus dicit, sine Cerere et Baccho friget Venus, idest, per abstinentiam cibi et potus tepescit luxuria. Secundo, assumitur ad hoc quod mens liberius elevetur ad sublimia contemplanda. Unde dicitur Dan. 10 [3 sqq.], quod post ieiunium trium hebdomadarum, revelationem accepit a Deo. Tertio, ad satisfaciendum pro peccatis. Unde dicitur Ioel 2 [12], convertimini ad me in toto corde vestro, in ieiunio et fletu et planctu. – Et hoc est quod Augustinus dicit, in quodam sermone De orat. et ieiun., ieiunium purgat mentem, sublevat sensum, carnem spiritui subiicit, cor facit contritum et humiliatum, concupiscentiae nebulas dispergit, libidinum ardores extinguit, castitatis vero lumen accendit. Unde patet quod ieiunium est actus virtutis.

Vangelo (Mc 4,35-41)

   In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

La tempesta sedata

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Marco,
c. 4, lez. 5, v. 41, nn. 40-41)

   BEDA: La navicella su cui il Signore sale significa l’albero della passione, mediante la quale i fedeli giungono alla patria del cielo, come al riposo di un porto sicuro. Le altre barche che si crede che abbiano accompagnato il Signore sono coloro che, impregnati dalla fede nella sua passione, sono al riparo da ogni agitazione, o godono della pace che segue alle tempeste delle passioni. Mentre i discepoli remavano, il Signore dormiva, poiché è nel momento in cui meditavano il riposo del regno futuro che i fedeli dei primi tempi videro arrivare la passione del Signore. Per questo si dice che ciò avvenne di sera, non soltanto affinché il sonno del Signore sia un’immagine del tramontare del vero sole, ma affinché ciò sia sottolineato anche dal momento della luce che se ne va. Mentre egli è elevato sulla poppa della croce, si elevano i flutti dei suoi persecutori che bestemmiano, e che sono spinti da una tempesta venuta dall’inferno, tempesta che scuote la debolezza dei discepoli, ma che la pazienza del Salvatore domina. I discepoli svegliano il Signore poiché sono essi che chiamano con tutti i loro desideri la risurrezione di colui che hanno visto cadere. Svegliandosi, minaccia il vento, poiché dopo la risurrezione schiaccia ai suoi piedi l’orgoglio del diavolo. Comanda il silenzio al mare, poiché risuscitando abbatte il furore dei Giudei. Fa dei rimproveri ai discepoli, ed è così che dopo la risurrezione richiama i discepoli per la loro incredulità. E anche noi, armati del segno della croce, ci prepariamo ad abbandonare questo mondo, e portati sul vascello di Gesù, ci sforziamo di passare il mare. Ma durante la nostra traversata egli dorme in mezzo ai fremiti dell’abisso, ed è quando in mezzo agli sforzi della virtù la fiamma dell’amore diviene languente, attaccata dagli spiriti impuri, o dagli uomini perversi, o dai nostri propri pensieri. Tuttavia, se in mezzo a tutte queste tempeste noi ci preoccupiamo di svegliarlo, ben presto egli calmerà la tempesta, ristabilirà la tranquillità e ci farà giungere al porto della salvezza.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Marcum,

c. 4, lect. 5, v. 41, nn. 40-41)

   Beda. Vel navicula quam ascendit, passionis arbor intelligitur, per quam fideles ad securitatem securi littoris perveniunt. Aliae naves quae fuisse dicuntur cum Domino, illos significant qui fide dominicae crucis imbuti sunt, non tamen turbine tribulationum pulsati; vel post tentationum procellas serenitate pacis utuntur. Discipulis autem navigantibus Christus obdormivit, quia fidelibus futuri regni quietem meditantibus, tempus dominicae passionis advenit: unde hoc sero factum fuisse perhibetur, ut veri solis occubitum non sola Domini dormitio, sed ipsa descendentis lucis hora significet. Ascendente autem illo in puppim crucis, fluctus blasphemantium persecutorum assurgunt daemoniacis excitati procellis; quibus tamen non ipsius patientia turbatur, sed discipulorum imbecillitas concutitur. Excitant autem discipuli Dominum: quia cuius mortem viderant, maximis votis resurrectionem quaerebant. Vento exurgens comminatus est: quia resurrectione celebrata, diaboli superbiam stravit. Mare silere praecepit: quia Iudaeorum rabiem resurgendo deiecit. Discipuli autem arguuntur: quia post resurrectionem exprobavit eis incredulitatem eorum. Et nos quoque cum signo dominicae crucis imbuti saeculum relinquere disponimus, navem cum Iesu conscendimus, mare transire conamur; sed nobis navigantibus inter aequoris fremitus obdormit, quando inter medios virtutum usus, vel immundorum spirituum, vel hominum pravorum, vel ipsarum nostrarum cogitationum impetus, amoris flamma refrigescit. Verum inter huiusmodi procellas illum sedulo excitemus; mox tempestatem compescet, refundet tranquillitatem, portum salutis indulgebit.

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