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31 gennaio – venerdì Memoria di San Giovanni Bosco Tempo Ordinario – 3a Settimana

31 gennaio – venerdì Memoria di San Giovanni Bosco Tempo Ordinario – 3a Settimana
08/10/2019 elena

31 gennaio – venerdì
Memoria di San Giovanni Bosco
Tempo Ordinario – 3a Settimana

Prima lettura
(2 Sam 11,1-4a.5-10a.13-17)

   All’inizio dell’anno successivo, al tempo in cui i re sono soliti andare in guerra, Davide mandò Ioab con i suoi servitori e con tutto Israele a compiere devastazioni contro gli Ammoniti; posero l’assedio a Rabbà, mentre Davide rimaneva a Gerusalemme. Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella d’aspetto. Davide mandò a informarsi sulla donna. Gli fu detto: «È Betsabea, figlia di Eliàm, moglie di Urìa l’Ittita». Allora Davide mandò messaggeri a prenderla. La donna concepì e mandò ad annunciare a Davide: «Sono incinta». Allora Davide mandò a dire a Ioab: «Mandami Urìa l’Ittita». Ioab mandò Urìa da Davide. Arrivato Urìa, Davide gli chiese come stessero Ioab e la truppa e come andasse la guerra. Poi Davide disse a Urìa: «Scendi a casa tua e làvati i piedi». Urìa uscì dalla reggia e gli fu mandata dietro una porzione delle vivande del re. Ma Urìa dormì alla porta della reggia con tutti i servi del suo signore e non scese a casa sua. La cosa fu riferita a Davide: «Urìa non è sceso a casa sua». Davide lo invitò a mangiare e a bere con sé e lo fece ubriacare; la sera Urìa uscì per andarsene a dormire sul suo giaciglio con i servi del suo signore e non scese a casa sua. La mattina dopo Davide scrisse una lettera a Ioab e gliela mandò per mano di Urìa. Nella lettera aveva scritto così: «Ponete Urìa sul fronte della battaglia più dura; poi ritiratevi da lui perché resti colpito e muoia». Allora Ioab, che assediava la città, pose Urìa nel luogo dove sapeva che c’erano uomini valorosi. Gli uomini della città fecero una sortita e attaccarono Ioab; caddero parecchi della truppa e dei servi di Davide e perì anche Urìa l’Ittita.

L’adulterio e il concepimento

San Tommaso
(S. Th. I, q. 118, a. 2, soluzione 5)

   5. Nell’operato degli adulteri quanto viene dalla natura è buono: e a ciò Dio coopera. Quanto invece è effetto del piacere disordinato è cattivo: e a ciò Dio non coopera.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 118, a. 2, ad quintum)

   Ad quintum dicendum quod in actione adulterorum, illud quod est naturae, bonum est, et huic cooperatur Deus. Quod vero est inordinatae voluptatis, malum est, et huic Deus non cooperatur.

Vangelo (Mc 4,26-34)

   In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Insegnava, insegnava, insegnava

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Marco,
c. 4, lez. 4, vv. 31-34)

   TEOFILATTO: Ora, l’albero ha fatto grandi rami. Infatti gli Apostoli furono divisi come rami, alcuni a Roma, alcuni in India e alcuni in altre parti della terra. GIROLAMO: Oppure questo seme è minimo nel timore, ma grande nella carità, che è più grande di tutti i legumi, poiché Dio è carità, e ogni carne fieno. Fece poi dei rami di misericordia e compassione quando i poveri di Cristo, che sono gli animali del cielo, si dilettano di abitare sotto la sua ombra. BEDA: L’uomo che semina poi è ritenuto dai più il Salvatore stesso, da altri invece l’uomo che semina nel suo cuore. CRISOSTOMO: Poi Marco, godendo della brevità, nel mostrare la natura delle parabole aggiunge: Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. TEOFILATTO: Poiché infatti le folle non erano istruite, le istruisce partendo dai commestibili e da nomi consueti; e per questo aggiunge: Senza parabole non parlava loro, cosicché si muovessero per avvicinarlo e interrogarlo.
   Segue: ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa, cioè quanto gli domandavano non sapendolo, non puramente e semplicemente tutto, manifesto o non manifesto. GIROLAMO: Erano infatti degni di udire separatamente i misteri nel profondo coloro che, nel timore della sapienza, lontani dai tumulti dei cattivi pensieri, rimanevano nella solitudine delle virtù: la sapienza infatti viene percepita nel tempo del riposo.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Marcum,

c. 4, lect. 4, vv. 31-34)

   Theophylactus. Ramos autem magnos fecit: quidam enim apostolorum in Romam, et quidam in Indiam, et quidam in alias terrae partes sunt divisi sicut rami. Hieronymus. Vel semen istud minimum est timore, magnum autem in caritate, quae est maior omnibus oleribus, quia Deus caritas est, et omnis caro foenum. Fecit autem ramos misericordiae et compassionis, cum sub umbra pauperes Christi, qui sunt caeli animalia, delectantur habitare. Beda. Homo autem qui seminat a plerisque Salvator ipse intelligitur, ab aliis autem ipse homo seminans in corde suo. Chrysostomus. Postea vero Marcus brevitate gaudens, ostendens parabolarum naturam, subiungit et talibus multis parabolis loquebatur eis verbum, prout poterant audire. Theophylactus. Quoniam enim turbae erant indoctae, a comestibilibus, et consuetis nominibus instruit eas; et propter hoc subdit sine parabola autem non loquebatur eis, ut scilicet moverentur ad accedendum et interrogandum. Sequitur seorsum autem discipulis suis disserebat omnia, scilicet de quibus interrogabant ut ignorantes, non simpliciter omnia tam manifesta, quam immanifesta. Hieronymus. Illi enim digni erant seorsum audire mysteria in penetrali, in timore sapientiae qui remoti a cogitationum malarum tumultibus in solitudine virtutum permanebant: sapientia enim in tempore otii percipitur.

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