Please select a page for the Contact Slideout in Theme Options > Header Options

30 gennaio – giovedì Tempo Ordinario – 3a Settimana

30 gennaio – giovedì Tempo Ordinario – 3a Settimana
08/10/2019 elena

30 gennaio – giovedì
Tempo Ordinario – 3a Settimana

Prima lettura
(2 Sam 7,18-19.24-29)

   Dopo che Natan gli ebbe parlato, il re Davide andò a presentarsi davanti al Signore e disse: «Chi sono io, Signore Dio, e che cos’è la mia casa, perché tu mi abbia condotto fin qui? E questo è parso ancora poca cosa ai tuoi occhi, Signore Dio: tu hai parlato anche della casa del tuo servo per un lontano avvenire: e questa è legge per l’uomo, Signore Dio! Hai stabilito il tuo popolo Israele come popolo tuo per sempre, e tu, Signore, sei diventato Dio per loro. Ora, Signore Dio, la parola che hai pronunciato sul tuo servo e sulla sua casa confermala per sempre e fa’ come hai detto. Il tuo nome sia magnificato per sempre così: “Il Signore degli eserciti è il Dio d’Israele!”. La casa del tuo servo Davide sia dunque stabile davanti a te! Poiché tu, Signore degli eserciti, Dio d’Israele, hai rivelato questo al tuo servo e gli hai detto: “Io ti edificherò una casa!”. Perciò il tuo servo ha trovato l’ardire di rivolgerti questa preghiera. Ora, Signore Dio, tu sei Dio, le tue parole sono verità. Hai fatto al tuo servo queste belle promesse. Dégnati dunque di benedire ora la casa del tuo servo, perché sia sempre dinanzi a te! Poiché tu, Signore Dio, hai parlato e per la tua benedizione la casa del tuo servo è benedetta per sempre!».

La benedizione di Dio

San Tommaso
(S. Th. I, q. 72, art. unico, soluzione 4)

   4. La benedizione di Dio conferisce il potere di moltiplicarsi mediante la generazione. Quindi l’affermazione fatta per gli uccelli e i pesci, che furono i primi a comparire, non fu necessario ripeterla per gli animali terrestri, essendo sottintesa. – Per gli uomini, invece, viene ripetuta in quanto essi hanno speciali ragioni per moltiplicarsi: sia per completare il numero degli eletti, sia perché «nessuno asserisse, come osserva S. Agostino, che vi è peccato nella procreazione dei figli». – Le piante, poi, «non hanno affetto di sorta nella propagazione della prole, ma generano senza traccia di sentimento: perciò non furono giudicate degne di benedizione».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 72, art. unico, ad quartum)

   Ad quartum dicendum quod benedictio Dei dat virtutem multiplicandi per generationem. Et ideo quod positum est in avibus et piscibus, quae primo occurrunt, non fuit necessarium repeti in terrenis animalibus, sed intelligitur. In hominibus autem iteratur benedictio, quia in eis est quaedam specialis multiplicationis ratio, propter complendum numerum electorum, et ne quisquam diceret in officio gignendi filios ullum esse peccatum. Plantae vero nullum habent propagandae prolis affectum, ac sine ullo sensu generant, unde indignae iudicatae sunt benedictionis verbis.

Vangelo (Mc 4,21-25)

   In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!». Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».

La manifestazione
di ciò che è segreto

San Tommaso
(S. Th. III, q. 42, a. 3, corpo)

   Una dottrina può restare segreta in tre modi. Primo, per volontà dell’insegnante, il quale non intende manifestarla alla gente, ma piuttosto occultarla. E ciò può avvenire per due motivi. Primo, per gelosia, non volendo egli comunicare agli altri la propria scienza, per non compromettere la propria eccellenza. Il che non ebbe luogo in Cristo, a cui vanno attribuite le parole: Senza frode imparai e senza invidia io dono, non nascondo le sue bellezze (Sap 7,13). – Talora ciò può avvenire invece per la disonestà di ciò che è insegnato. S. Agostino ad es. dice che «vi sono certi mali che nessun pudore umano può sopportare». Per cui alle dottrine degli eretici vanno attribuite le parole di Pr 9 [17]: Le acque furtive sono più dolci. Ma la dottrina di Cristo non si basa né sull’inganno, né su torbidi motivi [1 Ts 2,3]. Per cui il Signore dice: Si porta forse la lampada, cioè la dottrina vera e onesta, per metterla sotto il moggio? (Mc 4,21). – Secondo, una dottrina resta occulta in quanto è riservata a pochi. E in questo modo Cristo nulla insegnò di nascosto, poiché propose il suo insegnamento o a tutto il popolo, o a tutti i discepoli riuniti insieme. Per cui S. Agostino scrive: «Come si può dire che parla di nascosto chi parla davanti a tanti uomini? Soprattutto poi se parla a pochi perché vuole vuole che attraverso di essi ciò che dice sia trasmesso a tutti?». – Terzo, un insegnamento può essere occulto per la maniera con cui è trasmesso. E in questo senso Cristo nascondeva qualcosa alle turbe, servendosi di parabole per annunziare loro i misteri spirituali, che gli uditori non erano capaci o degni di capire. Tuttavia per loro era meglio sentir parlare della dottrina spirituale in questo modo, sotto il velo delle parabole, che esserne privati del tutto. Il Signore poi spiegava chiaramente il significato di queste parabole ai discepoli, affinché per loro mezzo tale insegnamento giungesse in seguito agli altri, ormai idonei a comprenderlo; secondo cioè quanto è detto in 2 Tm 2 [2]: Le cose che hai udito da me in presenza di molti testimoni, trasmettile a persone fidate, capaci di insegnare anche ad altri. E ciò era stato prefigurato in Nm 4 [5], dove si ordina ai figli di Aronne di coprire i vasi sacri, che i Leviti dovevano portare così velati.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 42, a. 3, corpus)

   Respondeo dicendum quod doctrina alicuius potest esse in occulto tripliciter. Uno modo, quantum ad intentionem docentis, qui intendit suam doctrinam non manifestare multis, sed magis occultare. Quod quidem contingit dupliciter. Quandoque ex invidia docentis, qui vult per suam scientiam excellere, et ideo scientiam suam non vult aliis communicare. Quod in Christo locum non habuit, ex cuius persona dicitur, Sap. 7 [13], quam sine fictione didici, et sine invidia communico, et honestatem illius non abscondo. – Quandoque vero hoc contingit propter inhonestatem eorum quae docentur, sicut Augustinus dicit, super Ioan., quod quaedam sunt mala quae portare non potest qualiscumque pudor humanus. Unde de doctrina haereticorum dicitur, Prov. 9 [17], aquae furtivae dulciores sunt. Doctrina autem Christi non est neque de errore neque de immunditia. Et ideo Dominus dicit, Marci 4 [21], nunquid venit lucerna, idest vera et honesta doctrina, ut sub modio ponatur? – Alio modo aliqua doctrina est in occulto, quia paucis proponitur. Et sic etiam Christus nihil docuit in occulto, quia omnem doctrinam suam vel turbae toti proposuit, vel omnibus suis discipulis in communi. Unde Augustinus dicit, super Ioan., quis in occulto loquitur, cum coram tot hominibus loquitur? Praesertim si hoc loquitur paucis, quod per eos velit innotescere multis? – Tertio modo aliqua doctrina est in occulto, quantum ad modum docendi. Et sic Christus quaedam turbis loquebatur in occulto, parabolis utens ad annuntianda spiritualia mysteria, ad quae capienda non erant idonei vel digni. Et tamen melius erat eis vel sic, sub tegumento parabolarum, spiritualium doctrinam audire, quam omnino ea privari. Harum tamen parabolarum apertam et nudam veritatem Dominus discipulis exponebat, per quos deveniret ad alios, qui essent idonei, secundum illud 2 Tim. 2 [2], quae audisti a me per multos testes, haec commenda fidelibus hominibus, qui idonei erunt et alios docere. Et hoc significatum est Num. 4 [5 sqq.], ubi mandatur quod filii Aaron involverent vasa sanctuarii, quae Levitae involuta portarent.

CondividiShare on FacebookShare on Google+