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29 gennaio – mercoledì Tempo Ordinario – 3a Settimana

29 gennaio – mercoledì Tempo Ordinario – 3a Settimana
08/10/2019 elena

29 gennaio – mercoledì
Tempo Ordinario – 3a Settimana

Prima lettura
(2 Sam 7,4-17)

   In quei giorni, fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’ e di’ al mio servo Davide: Così dice il Signore: “Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io infatti non ho abitato in una casa da quando ho fatto salire Israele dall’Egitto fino ad oggi; sono andato vagando sotto una tenda, in un padiglione. Durante tutto il tempo in cui ho camminato insieme con tutti gli Israeliti, ho forse mai detto ad alcuno dei giudici d’Israele, a cui avevo comandato di pascere il mio popolo Israele: Perché non mi avete edificato una casa di cedro?”. Ora dunque dirai al mio servo Davide: Così dice il Signore degli eserciti: “Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa. Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile il trono del suo regno per sempre. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio. Se farà il male, lo colpirò con verga d’uomo e con percosse di figli d’uomo, ma non ritirerò da lui il mio amore, come l’ho ritirato da Saul, che ho rimosso di fronte a te. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te, il tuo trono sarà reso stabile per sempre”». Natan parlò a Davide secondo tutte queste parole e secondo tutta questa visione.

La discendenza di Davide

San Tommaso
(S. Th. III, q. 31, a. 2, soluzione 1)

   1. Era questa l’obiezione del manicheo Fausto, il quale voleva provare che Cristo non sarebbe stato figlio di Davide, poiché non fu concepito per opera di Giuseppe, col quale si chiude la genealogia di Matteo. Ma contro questo argomento S. Agostino risponde: «Siccome per il medesimo Evangelista Giuseppe era lo sposo di Maria, la madre di Cristo era vergine e Cristo discendeva dalla stirpe di Davide, che cosa rimane da pensare se non che Maria apparteneva alla stirpe di Davide, che essa con ragione è chiamata sposa di Giuseppe per l’unione degli animi e non per l’unione carnale, e che la genealogia venne protratta fino a Giuseppe soprattutto per la superiore dignità maschile? Così dunque noi crediamo che anche Maria era della famiglia di Davide, poiché crediamo alle Scritture che attestano ambedue le cose: che cioè Cristo era della stirpe di Davide secondo la carne e che Maria fu sua madre non per l’unione carnale con lo sposo, ma rimanendo vergine». Come infatti scrive S. Girolamo, «Giuseppe era della medesima tribù di Maria, per cui la legge lo obbligava a prenderla in moglie come parente. Ed è per questo che essi sono anche censiti insieme a Betlemme, in quanto appartenenti a un’unica stirpe».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 31, a. 2, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod obiectio fuit Fausti Manichaei, volentis probare Christum non esse filium David, quia non est conceptus ex Ioseph, usque ad quem seriem generationis Matthaeus perducit. Contra quod Augustinus respondet, 23 libro Contra Faustum, quod, cum idem Evangelista dicat virum Mariae esse Ioseph, et Christi matrem virginem esse, et Christum ex semine David, quid restat nisi credere Mariam non fuisse extraneam a cognatione David; et eam Ioseph coniugem non frustra appellatam, propter animorum confoederationem, quamvis ei non fuerit carne commixtus; et quod potius propter dignitatem virilem ordo generationum ad Ioseph perducitur? Sic ergo nos credimus etiam Mariam fuisse in cognatione David, quia Scripturis credimus, quae utrumque dicunt, et Christum ex semine David secundum carnem, et eius matrem Mariam, non cum viro concumbendo, sed virginem. Ut enim dicit Hieronymus, super Matth., ex una tribu fuit Ioseph et Maria, unde et secundum legem eam accipere cogebatur ut propinquam. Propter quod et simul censentur in Bethlehem, quasi de una stirpe generati.

Vangelo (Mc 4,1-20)

   In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva. Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!». Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato». E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».

I diversi tipi di ascolto

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Giovanni,
c. 8, lez. 7, IV, n. 1260)

   1260. Si noti poi che, come insegna S. Gregorio, ci sono tre gradi della cattiva disposizione della volontà. Ci sono alcuni, infatti, che non si degnano neppure di ascoltare esteriormente con le orecchie i precetti del Signore. Valgono per essi le parole del Salmista (57,5): «Come la vipera sorda, che si tura le orecchie». Ci sono altri invece che percepiscono tali cose con le orecchie del corpo, ma non le abbracciano con nessun desiderio dell’anima, non avendo la volontà di adempierle. «Ascoltano i tuoi discorsi, ma non li mettono in pratica», diceva Dio al profeta Ezechiele (33,31). Ci sono altri poi che ascoltano volentieri le parole di Dio, al punto di commuoversi fino al pianto; ma finito il tempo delle lacrime, o perché gravati dalle tribolazioni, o perché attratti dai piaceri, tornano al peccato. Se ne ha l’esempio nella parabola in cui si parla del seme della parola soffocato dalle sollecitudini (vedi Mt 13,18; Lc 8,11). In Ezechiele (3,7) si legge: «La casa d’Israele non vuole ascoltare te, perché non vogliono ascoltare me». Perciò è segno che un uomo viene da Dio, se volentieri ascolta le parole di Dio; ma quelli che ricusano di ascoltarle con l’affetto e con i fatti non sono da Dio.

Testo latino di San Tommaso
(Super Ioannem,

c. 8, lect. 7, IV, n. 1260)

   Notandum est autem, quod triplex est gradus male affectorum, ut dicit Gregorius. Nam quidam sunt qui praecepta Dei nec aure corporis, idest exteriori auditu, dignantur audire: de quibus dicitur in Ps. 57, 5: sicut aspidis surdae, obturantis aures suas. Quidam vero sunt qui haec quidem corporis aure percipiunt, sed nullo ea mentis desiderio complectuntur, non habentes voluntatem implendi: Ez. 33,31: audiunt sermones, et non faciunt eos. Quidam autem sunt qui libenter verba Dei suscipiunt, ita ut etiam in fletibus compungantur; sed post lacrymarum tempus, vel tribulationibus oppressi, aut allecti deliciis, ad iniquitatem redeunt; cuius exemplum habetur Matth. 13,18 ss., et Lc. 8,11 ss., de verbo a sollicitudinibus suffocato. Ez. 3,7: domus Israel nolunt audire te, quia nolunt audire me. Est ergo signum quod homo sit a Deo, si libenter audit verba Dei, sed qui recusant audire affectu vel effectu, ex Deo non sunt.

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