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28 gennaio – martedì Memoria di San Tommaso d’Aquino Tempo Ordinario – 3a Settimana

28 gennaio – martedì Memoria di San Tommaso d’Aquino Tempo Ordinario – 3a Settimana
08/10/2019 elena

28 gennaio – martedì
Memoria di San Tommaso d’Aquino
Tempo Ordinario – 3a Settimana

Prima lettura
(2 Sam 6,12b-15,17-19)

   In quei giorni, Davide andò e fece salire l’arca di Dio dalla casa di Obed-Edom alla Città di Davide, con gioia. Quando quelli che portavano l’arca del Signore ebbero fatto sei passi, egli immolò un giovenco e un ariete grasso. Davide danzava con tutte le forze davanti al Signore. Davide era cinto di un efod di lino. Così Davide e tutta la casa d’Israele facevano salire l’arca del Signore con grida e al suono del corno. Introdussero dunque l’arca del Signore e la collocarono al suo posto, al centro della tenda che Davide aveva piantato per essa; Davide offrì olocausti e sacrifici di comunione davanti al Signore. Quando ebbe finito di offrire gli olocausti e i sacrifici di comunione, Davide benedisse il popolo nel nome del Signore degli eserciti e distribuì a tutto il popolo, a tutta la moltitudine d’Israele, uomini e donne, una focaccia di pane per ognuno, una porzione di carne arrostita e una schiacciata di uva passa. Poi tutto il popolo se ne andò, ciascuno a casa sua.

L’olocausto

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 102, a. 3, soluzione 8)

   8. Vi erano tre generi di sacrifici. – Il primo, interamente bruciato, era detto olocausto, che suona tutto bruciato. Tale sacrificio veniva infatti offerto a Dio come speciale omaggio alla sua maestà, e come un atto di amore per la sua bontà: e corrispondeva allo stato dei perfetti, che abbracciano la pratica dei consigli [evangelici]. Esso perciò veniva bruciato, affinché tutta la vittima sotto forma di vapore salisse in alto, in modo da esprimere che tutto l’uomo, e quanto egli possiede, è soggetto al dominio di Dio e deve essere a lui offerto.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 102, a. 3, ad octavum)

   Ad octavum dicendum quod triplex erat sacrificiorum genus. – Quoddam erat quod totum comburebatur, et hoc dicebatur holocaustum, quasi totum incensum. Huiusmodi enim sacrificium offerebatur Deo specialiter ad reverentiam maiestatis ipsius, et amorem bonitatis eius, et conveniebat perfectionis statui in impletione consiliorum. Et ideo totum comburebatur, ut sicut totum animal, resolutum in vaporem, sursum ascendebat, ita etiam significaretur totum hominem, et omnia quae ipsius sunt, Dei dominio esse subiecta, et ei esse offerenda.

Vangelo (Mc 3,31-35)

   In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

I fratelli di Gesù

San Tommaso
(S. Th. III, q. 28, a. 3, soluzione 5)

   5. S. Girolamo riferisce che «secondo alcuni i fratelli del Signore sarebbero i figli di un’altra moglie di Giuseppe. Noi invece pensiamo che non fossero fratelli, ma cugini del Salvatore, figli di una Maria», sua zia materna. «Infatti nella Scrittura si riscontrano quattro specie di fratelli: di natura, di nazionalità, di parentela, di affetto». Per cui i fratelli del Signore non sono fratelli per natura, come se fossero nati dalla stessa madre, ma fratelli per parentela, quali suoi consanguinei. Quanto poi a Giuseppe, c’è da credere, come osserva S. Girolamo, che sia rimasto vergine, poiché «non consta dalla Scrittura che abbia preso un’altra moglie, né a un santo si può attribuire la fornicazione».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 28, a. 3, ad quintum)

   Ad quintum dicendum quod quidam, sicut dicit Hieronymus, super Matth., de alia uxore Ioseph fratres Domini suspicantur. Nos autem fratres Domini, non filios Ioseph, sed consobrinos Salvatoris, Mariae materterae filios intelligimus. Quatuor enim modis in Scriptura fratres dicuntur, scilicet natura, gente, cognatione et affectu. Unde fratres Domini dicti sunt, non secundum naturam, quasi ab eadem matre nati, sed secundum cognationem, quasi consanguinei eius existentes. Ioseph autem, sicut Hieronymus dicit, contra Helvidium, magis credendus est virgo permansisse, quia aliam uxorem habuisse non scribitur, et fornicatio in sanctum virum non cadit.

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