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27 gennaio – lunedì Tempo Ordinario – 3a Settimana

27 gennaio – lunedì Tempo Ordinario – 3a Settimana
08/10/2019 elena

27 gennaio – lunedì
Tempo Ordinario – 3a Settimana

Prima lettura
(2 Sam 5,1-7.10)

   In quei giorni, vennero tutte le tribù d’Israele da Davide a Ebron, e gli dissero: «Ecco noi siamo tue ossa e tua carne. Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d’Israele”». Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele. Davide aveva trent’anni quando fu fatto re e regnò quarant’anni. A Ebron regnò su Giuda sette anni e sei mesi e a Gerusalemme regnò trentatré anni su tutto Israele e su Giuda. Il re e i suoi uomini andarono a Gerusalemme contro i Gebusei che abitavano in quella regione. Costoro dissero a Davide: «Tu qui non entrerai: i ciechi e gli zoppi ti respingeranno», per dire: «Davide non potrà entrare qui». Ma Davide espugnò la rocca di Sion, cioè la Città di Davide. Davide andava sempre più crescendo in potenza e il Signore, Dio degli eserciti, era con lui.

Dio era con lui

San Tommaso
(Sul Salmo 45, n. 6, v. 8)

   [Il Verbo Incarnato] è con noi innanzitutto per la somiglianza della carne. Fil 2: «Divenendo simile agli uomini». Così pure per la familiare convivenza. Bar 3: «Dopo queste cose apparve in terra» ecc. Inoltre per l’inabitazione in noi mediante la grazia. Ef 3: «Che Cristo abiti in voi mediante la fede» ecc. Per questo è detto Emanuele, cioè Dio con noi. Nostro rifugio è il Dio di Giacobbe. Qui mostra l’aiuto che ha da Dio, poiché egli è il nostro rifugio, che ci accoglie e si prende cura di noi. Sal 3: «Ma tu, Signore, sei mia difesa». Oppure mostra in che modo è con noi, in quanto cioè ha preso la nostra natura. Eb 2: «Non degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura». Per cui dice Dio di Giacobbe. E viene detto Dio degli eserciti a motivo dei Gentili, affinché non credano che non abbiamo un altro Dio se non il loro. Eb 2: «Non si vergogna di chiamarli fratelli, dicendo: Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, in mezzo all’assemblea canterò le tue lodi».

Testo latino di San Tommaso
(Super Psalmo 45, n. 6, v. 8)

   Et est nobiscum primo per carnis similitudinem: Phil. 2: in similitudinem hominum factus. Item per familiarem conversationem: Baruch 3: post haec in terris visus est et cetera. Item per gratiam inhabitans nos: Ephes. 3: inhabitare Christum per fidem et cetera. Et ideo dicitur Emmanuel, idest nobiscum Deus. Susceptor noster Deus Jacob. Hic ostendit auxilium quod habet a Deo, quia ipse susceptor noster est, qui suscepit nos in suam curam: Ps. 3: tu autem, Domine, susceptor meus es. Vel ostendit quomodo sit nobiscum, quia scilicet suscepit nostram naturam: Hebr. 2: nusquam Angelos apprehendit, sed semen Abrahae. Ideo dicitur Deus Jacob. Deus virtutum dicitur propter gentiles, ne credant quod non habeamus alium Deum quam ipsi: Hebr. 2: non confunditur vocare eos fratres dicens: nuntiabo nomen tuum fratribus meis, in medio Ecclesiae laudabo te (Ps. 21).

Vangelo (Mc 3,22-30)

   In quel tempo, gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni». Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

La bestemmia
contro lo Spirito Santo

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 14, a. 1, corpo)

   Del peccato o bestemmia contro lo Spirito Santo si possono dare tre spiegazioni. Infatti gli antichi santi dottori, cioè Atanasio, Ilario, Ambrogio, Girolamo e il Crisostomo, dicono che si ha il peccato contro lo Spirito Santo quando letteralmente si pronunzia una bestemmia contro lo Spirito Santo: sia che Spirito Santo sia preso come nome essenziale che conviene a tutta la Trinità, di cui ciascuna persona è spirito ed è santa, sia che sia preso come nome personale di una persona divina. E in base a ciò la bestemmia contro lo Spirito Santo è distinta (Mt 12,32) da quella contro il Figlio dell’uomo. Infatti Cristo agiva in certi casi umanamente, mangiando, bevendo e facendo molteplici cose del genere, e in altri casi divinamente, cioè scacciando i demoni, risuscitando i morti, e così via: operazioni queste che egli compiva in virtù della sua divinità, e per opera dello Spirito Santo, del quale la sua umanità era ripiena. Ora, gli Ebrei prima avevano bestemmiato contro il Figlio dell’uomo, dicendo che era un mangione, un beone, e un amico dei pubblicani (Mt 11,19). Poi invece bestemmiarono contro lo Spirito Santo, quando attribuirono al principe dei demoni i prodigi che egli compiva con la virtù della propria divinità, e per opera dello Spirito Santo [cf. Mt 12,24]. E per questo si dice che bestemmiavano contro lo Spirito Santo. – Invece S. Agostino scrive che la bestemmia o peccato contro lo Spirito Santo, è l’impenitenza finale, cioè l’ostinazione nel peccato mortale fino alla morte. E questa bestemmia è pronunciata non solo con le parole della bocca, ma anche con quelle del cuore e delle opere, e non con un atto solo, ma con molti. Ora tale bestemmia, presa in questo senso, si dice che è contro lo Spirito Santo perché è contro la remissione dei peccati, che viene compiuta dallo Spirito Santo, il quale è la carità del Padre e del Figlio. E il Signore disse quelle parole agli Ebrei non perché essi avessero peccato contro lo Spirito Santo – poiché non avevano ancora consumato l’impenitenza finale –, ma per ammonirli, perché parlando in quel modo non arrivassero a peccare contro lo Spirito Santo. E così si spiegano le parole che leggiamo in Mc dopo quell’espressione [3,29]: Chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo … Poiché dicevano: “è posseduto da uno spirito immondo” [3,30]. – Altri ancora spiegano la cosa diversamente, dicendo che il peccato o bestemmia contro lo Spirito Santo si ha quando uno pecca contro il bene appropriato allo Spirito Santo, al quale è appropriata la bontà come la potenza è appropriata al Padre e la sapienza al Figlio. Perciò essi dicono che si ha il peccato contro il Padre quando si pecca per debolezza, contro il Figlio invece quando si pecca per ignoranza, contro lo Spirito Santo infine quando si pecca per malizia, volendo il male per se stesso, secondo le spiegazioni da noi date in precedenza. E ciò può avvenire in due modi. Primo, per l’inclinazione degli abiti viziosi, che è denominata malizia: e peccare per malizia in questo senso non è lo stesso che peccare contro lo Spirito Santo. Secondo, per il disprezzo col quale si abbandona e si esclude ciò che poteva impedire la decisione di peccare: come la speranza viene esclusa dalla disperazione, il timore dalla presunzione e così via, come vedremo in seguito. Ora, tutte queste cose che impediscono la decisione di peccare sono prodotte in noi dallo Spirito Santo. Perciò peccare per malizia in questo modo è peccare contro lo Spirito Santo.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 14, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod de peccato seu blasphemia in Spiritum Sanctum tripliciter aliqui loquuntur. Antiqui enim doctores, scilicet Athanasius, Hilarius, Ambrosius, Hieronymus et Chrysostomus dicunt esse peccatum in Spiritum Sanctum quando, ad litteram, aliquid blasphemum dicitur contra Spiritum Sanctum, sive Spiritus Sanctus accipiatur secundum quod est nomen essentiale conveniens toti Trinitati, cuius quaelibet persona et spiritus est et sanctus; sive prout est nomen personale unius in Trinitate personae. Et secundum hoc distinguitur, Matth. 12 [32] blasphemia in Spiritum Sanctum contra blasphemiam in Filium hominis. Christus enim operabatur quaedam humanitus, comedendo, bibendo et alia huiusmodi faciendo; et quaedam divinitus, scilicet daemones eiiciendo, mortuos suscitando, et cetera huiusmodi; quae quidem agebat et per virtutem propriae divinitatis, et per operationem Spiritus Sancti, quo secundum humanitatem erat repletus. Iudaei autem primo quidem dixerant blasphemiam in Filium hominis, cum dicebant eum voracem, potatorem vini et publicanorum amatorem, ut habetur Matth. 11 [19]. Postmodum autem blasphemaverunt in Spiritum Sanctum, dum opera quae ipse operabatur virtute propriae divinitatis et per operationem Spiritus Sancti, attribuebant principi daemoniorum. Et propter hoc dicuntur in Spiritum Sanctum blasphemasse. – Augustinus autem, in libro De verb. Dom., blasphemiam vel peccatum in Spiritum Sanctum dicit esse finalem impoenitentiam, quando scilicet aliquis perseverat in peccato mortali usque ad mortem. Quod quidem non solum verbo oris fit, sed etiam verbo cordis et operis, non uno sed multis. Hoc autem verbum, sic acceptum, dicitur esse contra Spiritum Sanctum, quia est contra remissionem peccatorum, quae fit per Spiritum Sanctum, qui est caritas Patris et Filii. Nec hoc Dominus dixit Iudaeis quasi ipsi peccarent in Spiritum Sanctum, nondum enim erant finaliter impoenitentes. Sed admonuit eos ne, taliter loquentes, ad hoc pervenirent quod in Spiritum Sanctum peccarent. Et sic intelligendum est quod dicitur Marc. 3 [29], ubi, postquam dixerat, qui blasphemaverit in Spiritum Sanctum etc., subiungit [30] Evangelista quoniam dicebant, spiritum immundum habet. – Alii vero aliter accipiunt, dicentes peccatum vel blasphemiam in Spiritum Sanctum esse quando aliquis peccat contra appropriatum bonum Spiritus Sancti, cui appropriatur bonitas, sicut Patri appropriatur potentia et Filio sapientia. Unde peccatum in Patrem dicunt esse quando peccatur ex infirmitate; peccatum autem in Filium, quando peccatur ex ignorantia; peccatum autem in Spiritum Sanctum, quando peccatur ex certa malitia, idest ex ipsa electione mali, ut supra [I-II q. 78 aa. 1.3] expositum est. Quod quidem contingit dupliciter. Uno modo, ex inclinatione habitus vitiosi, qui malitia dicitur, et sic non est idem peccare ex malitia quod peccare in Spiritum Sanctum. Alio modo contingit ex eo quod per contemptum abiicitur et removetur id quod electionem peccati poterat impedire, sicut spes per desperationem, et timor per praesumptionem, et quaedam alia huiusmodi, ut infra [a. 2] dicetur. Haec autem omnia quae peccati electionem impediunt, sunt effectus Spiritus Sancti in nobis. Et ideo sic ex malitia peccare est peccare in Spiritum Sanctum.

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