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24 gennaio – venerdì Memoria di San Francesco di Sales Tempo Ordinario – 2a Settimana

24 gennaio – venerdì Memoria di San Francesco di Sales Tempo Ordinario – 2a Settimana
08/10/2019 elena

24 gennaio – venerdì
Memoria di San Francesco di Sales
Tempo Ordinario – 2a Settimana

Prima lettura
(1 Sam 24,3-21)

   In quei giorni, Saul scelse tremila uomini valorosi in tutto Israele e partì alla ricerca di Davide e dei suoi uomini di fronte alle Rocce dei Caprioli. Arrivò ai recinti delle greggi lungo la strada, ove c’era una caverna. Saul vi entrò per coprire i suoi piedi, mentre Davide e i suoi uomini se ne stavano in fondo alla caverna. Gli uomini di Davide gli dissero: «Ecco il giorno in cui il Signore ti dice: “Vedi, pongo nelle tue mani il tuo nemico: trattalo come vuoi”». Davide si alzò e tagliò un lembo del mantello di Saul, senza farsene accorgere. Ma ecco, dopo aver fatto questo, Davide si sentì battere il cuore per aver tagliato un lembo del mantello di Saul. Poi disse ai suoi uomini: «Mi guardi il Signore dal fare simile cosa al mio signore, al consacrato del Signore, dallo stendere la mano su di lui, perché è il consacrato del Signore». Davide a stento dissuase con le parole i suoi uomini e non permise loro che si avventassero contro Saul. Saul uscì dalla caverna e tornò sulla via. Dopo questo fatto, Davide si alzò, uscì dalla grotta e gridò a Saul: «O re, mio signore!». Saul si voltò indietro e Davide si inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò. Davide disse a Saul: «Perché ascolti la voce di chi dice: “Ecco, Davide cerca il tuo male”? Ecco, in questo giorno i tuoi occhi hanno visto che il Signore ti aveva messo oggi nelle mie mani nella caverna; mi si diceva di ucciderti, ma ho avuto pietà di te e ho detto: “Non stenderò le mani sul mio signore, perché egli è il consacrato del Signore”. Guarda, padre mio, guarda il lembo del tuo mantello nella mia mano: quando ho staccato questo lembo dal tuo mantello nella caverna, non ti ho ucciso. Riconosci dunque e vedi che non c’è in me alcun male né ribellione, né ho peccato contro di te; invece tu vai insidiando la mia vita per sopprimerla. Sia giudice il Signore tra me e te e mi faccia giustizia il Signore nei tuoi confronti; ma la mia mano non sarà mai contro di te. Come dice il proverbio antico: “Dai malvagi esce il male, ma la mia mano non sarà contro di te”. Contro chi è uscito il re d’Israele? Chi insegui? Un cane morto, una pulce. Il Signore sia arbitro e giudice tra me e te, veda e difenda la mia causa e mi liberi dalla tua mano». Quando Davide ebbe finito di rivolgere a Saul queste parole, Saul disse: «È questa la tua voce, Davide, figlio mio?». Saul alzò la voce e pianse. Poi continuò rivolto a Davide: «Tu sei più giusto di me, perché mi hai reso il bene, mentre io ti ho reso il male. Oggi mi hai dimostrato che agisci bene con me e che il Signore mi aveva abbandonato nelle tue mani e tu non mi hai ucciso. Quando mai uno trova il suo nemico e lo lascia andare sulla buona strada? Il Signore ti ricompensi per quanto hai fatto a me oggi. Ora, ecco, sono persuaso che certamente regnerai e che sarà saldo nelle tue mani il regno d’Israele».

Mi faccia giustizia il Signore

San Tommaso
(La Somma contro i Gentili III, c. 140)

   3. All’ordine della divina provvidenza, come è necessario che siano soggette le realtà naturali, così devono essere soggetti gli atti umani, come sopra abbiamo visto [c. 90]. Ma nell’uno o nell’altro campo capita che l’ordine sia osservato, o anche trasgredito; però con questa differenza: che l’osservanza o la trasgressione del debito ordine è in potere della volontà umana, mentre non è in potere delle realtà naturali. Ora, ci deve essere una corrispondenza tra le cause e i loro effetti. Perciò come nelle realtà fisiche o naturali, quando in esse si attua il debito ordine dei princìpi e delle funzioni, derivano per necessità di natura la loro conservazione e il loro bene, mentre dall’abbandono di tale ordine derivano corruzione e male, così anche nelle realtà umane è necessario che quando l’uomo osserva volontariamente l’ordine della legge posta da Dio, raggiunga il bene: non come per necessità, ma per concessione di chi governa, ossia mediante il premio; e che al contrario raggiunga il male, quando l’ordine della legge è trasgredito: ossia che venga punito.

Testo latino di San Tommaso
(Summa contra Gentiles III, c. 140)

   Adhuc. Sicut res naturales ordini divinae providentiae subduntur, ita et actus humani, ut ex praedictis patet. Utrobique autem contingit debitum ordinem servari, vel etiam praetermitti: hoc tamen interest, quod observatio vel transgressio debiti ordinis est in potestate humanae voluntatis constituta; non autem in potestate naturalium rerum est quod a debito ordine deficiant vel ipsum sequantur. Oportet autem effectus causis per convenientiam respondere. Sicut igitur res naturales, cum in eis debitus ordo naturalium principiorum et actionum servatur, sequitur ex necessitate naturae conservatio et bonum in ipsis, corruptio autem et malum cum a debito et naturali ordine receditur; ita etiam in rebus humanis oportet quod, cum homo voluntarie servat ordinem legis divinitus impositae, consequatur bonum, non velut ex necessitate, sed ex dispensatione gubernantis, quod est praemiari; et e converso malum, cum ordo legis fuerit praetermissus, et hoc est puniri.

Vangelo (Mc 13,13-19)

   In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni. Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè “figli del tuono”; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

I dodici apostoli

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Giovanni,
c. 6, lez. 1, IX, v. 13, n. 865)

   865. I discepoli eseguirono fedelmente il comando [di raccogliere i pezzi avanzati]: «Li raccolsero e riempirono dodici canestri».
   Qui va notato che i pezzi avanzati non furono indefiniti, né dovuti al caso, ma fissati di proposito: poiché non furono né di più né di meno, ma quanti aveva stabilito che avanzassero. E ne abbiamo il segno nel fatto che il canestro di ciascun apostolo ne fu ripieno. Ora, il canestro è un recipiente destinato a un uso agricolo. Perciò i dodici canestri significano i dodici apostoli e i loro continuatori; i quali, sebbene nella vita presente siano gente umile e povera, tuttavia sono ripieni interiormente delle ricchezze dei sacramenti spirituali. E sono dodici, perché da loro la fede della Santa Trinità doveva essere predicata nelle quattro parti del mondo.

Testo latino di San Tommaso
(Super Ioannem,

c. 6, lect. 1, IX, v. 13, n. 865)

   865. Sed discipuli fideliter exequuntur; unde sequitur collegerunt ergoet cetera. Ubi notandum est, quod non quantaecumque reliquiae supersunt, neque ad casum, sed secundum certitudinem: quia neque plus neque minus, sed quantum voluit fecit superfluum esse. Cuius signum est quod cophinus cuiuslibet apostoli plenus fuit. Cophinus autem vas est rusticano officio deputatum. Duodecim ergo cophini significant duodecim apostolos et eorum imitatores, qui licet in praesenti sint contemptibiles, spiritualium tamen sacramentorum divitiis sunt interius referti: qui duodecim esse dicuntur, quia fides sanctae Trinitatis per eos praedicanda erat in quatuor partibus mundi.

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