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21 gennaio – martedì Memoria di Sant’Agnese Tempo Ordinario – 2a Settimana

21 gennaio – martedì Memoria di Sant’Agnese Tempo Ordinario – 2a Settimana
08/10/2019 elena

21 gennaio – martedì
Memoria di Sant’Agnese
Tempo Ordinario – 2a Settimana

Prima lettura
(1 Sam 16,1-13)

   In quei giorni, il Signore disse a Samuèle: «Fino a quando piangerai su Saul, mentre io l’ho ripudiato perché non regni su Israele? Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuèle rispose: «Come posso andare? Saul lo verrà a sapere e mi ucciderà». Il Signore soggiunse: «Prenderai con te una giovenca e dirai: “Sono venuto per sacrificare al Signore”. Inviterai quindi Iesse al sacrificio. Allora io ti farò conoscere quello che dovrai fare e ungerai per me colui che io ti dirò». Samuèle fece quello che il Signore gli aveva comandato e venne a Betlemme; gli anziani della città gli vennero incontro trepidanti e gli chiesero: «È pacifica la tua venuta?». Rispose: «È pacifica. Sono venuto per sacrificare al Signore. Santificatevi, poi venite con me al sacrificio». Fece santificare anche Iesse e i suoi figli e li invitò al sacrificio. Quando furono entrati, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il Signore replicò a Samuèle: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore». Iesse chiamò Abinadàb e lo presentò a Samuèle, ma questi disse: «Nemmeno costui il Signore ha scelto». Iesse fece passare Sammà e quegli disse: «Nemmeno costui il Signore ha scelto». Iesse fece passare davanti a Samuèle i suoi sette figli e Samuèle ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuèle chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuèle disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto. Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuèle prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.

Il Signore vede il cuore

San Tommaso
(S. Th. I, q. 57, a. 4, corpo)

   Il pensiero del cuore può essere conosciuto in due modi. Primo, nei suoi effetti. E in tal modo può essere conosciuto non solo dall’angelo, ma anche dall’uomo: e con una penetrazione tanto più acuta quanto più tali effetti sono occulti. Talora, infatti, si conosce il pensiero non solo da un atto esteriore, ma anche da un semplice cambiamento del volto; i medici, poi, possono conoscere dal polso certe affezioni dell’animo. E molto più gli angeli, nonché i demoni, avendo essi una percezione più acuta delle occulte perturbazioni dei corpi. Per questo S. Agostino fa osservare che [i demoni] «talora con tutta facilità percepiscono le disposizioni degli uomini, non solo quelle espresse con le parole, ma anche quelle che, essendo concepite solo col pensiero, l’animo esprime nel corpo con qualche segno». Tuttavia nelle Ritrattazioni aggiunge che non si può affermare in che modo ciò avvenga. Secondo, si possono conoscere i pensieri in quanto si trovano nell’intelletto, e gli affetti in quanto si trovano nella volontà. E in questa maniera solo Dio può conoscere i pensieri del cuore e gli affetti della volontà. E ciò perché la volontà razionale è soggetta soltanto a Dio, ed egli solo può operare in essa, essendone l’oggetto principale quale ultimo fine, come si vedrà meglio in seguito. Quindi tutto quanto si trova nella volontà, o che dipende esclusivamente da questa, è noto soltanto a Dio. Ora, è evidente che pensare in maniera attuale a una data cosa dipende dalla sola volontà: poiché, quando uno ha l’abito della scienza, o possiede delle specie intelligibili, se ne serve quando vuole. Quindi S. Paolo dice in 1 Cor: Chi conosce i segreti dell’uomo, se non lo spirito dell’uomo che è in lui?

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 57, a. 4, corpus)

   Respondeo dicendum quod cogitatio cordis dupliciter potest cognosci. Uno modo, in suo effectu. Et sic non solum ab Angelo, sed etiam ab homine cognosci potest; et tanto subtilius, quanto effectus huiusmodi fuerit magis occultus. Cognoscitur enim cogitatio interdum non solum per actum exteriorem, sed etiam per immutationem vultus, et etiam medici aliquas affectiones animi per pulsum cognoscere possunt. Et multo magis Angeli, vel etiam daemones, quanto subtilius huiusmodi immutationes occultas corporales perpendunt. Unde Augustinus dicit, in libro De divinatione daemonum, quod aliquando hominum dispositiones, non solum voce prolatas, verum etiam cogitatione conceptas, cum signa quaedam in corpore exprimuntur ex animo, tota facilitate perdiscunt, quamvis in libro Retract. hoc dicat non esse asserendum quomodo fiat. Alio modo possunt cognosci cogitationes, prout sunt in intellectu; et affectiones, prout sunt in voluntate. Et sic solus Deus cogitationes cordium et affectiones voluntatum cognoscere potest. Cuius ratio est, quia voluntas rationalis creaturae soli Deo subiacet; et ipse solus in eam operari potest, qui est principale eius obiectum, ut ultimus finis; et hoc magis infra [q. 105 a. 4; q. 106 a. 2; I-II q. 9 a. 6] patebit. Et ideo ea quae in voluntate sunt, vel quae ex voluntate sola dependent, soli Deo sunt nota. Manifestum est autem quod ex sola voluntate dependet quod aliquis actu aliqua consideret, quia cum aliquis habet habitum scientiae, vel species intelligibiles in eo existentes, utitur eis cum vult. Et ideo dicit apostolus, 1 Cor. 2 [11], quod quae sunt hominis, nemo novit nisi spiritus hominis, qui in ipso est.

Vangelo (Mc 2,23-28)

   In quel tempo, di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe. I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!». E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».

La necessità scusa dall’osservanza dei precetti positivi, i precetti del fare o non fare (I precetti negativi, invece, obbligano sempre).

San Tommaso
(S. Th. III, q. 40, a. 4, soluzione 3)

   3. Quando i discepoli, presi dalla fame, colsero le spighe in giorno di sabato, non violarono la legge, poiché erano scusati dallo stimolo della fame: come non la trasgredì Davide, quando, sospinto dalla fame, mangiò il pane che a lui non era lecito mangiare.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 40, a. 4, ad tertium)

   Ad tertium dicendum quod etiam discipuli, quando esurientes spicas sabbato vellebant, a transgressione legis excusantur propter necessitatem famis, sicut et David non fuit transgressor legis quando, propter necessitatem famis, comedit panes quos ei edere non licebat.

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