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20 gennaio – lunedì Tempo Ordinario – 2a Settimana

20 gennaio – lunedì Tempo Ordinario – 2a Settimana
08/10/2019 elena

20 gennaio – lunedì
Tempo Ordinario – 2a Settimana

Prima lettura
(1 Sam 15,16-23)

   In quei giorni, Samuèle disse a Saul: «Lascia che ti annunci ciò che il Signore mi ha detto questa notte». E Saul gli disse: «Parla!». Samuèle continuò: «Non sei tu capo delle tribù d’Israele, benché piccolo ai tuoi stessi occhi? Il Signore non ti ha forse unto re d’Israele? Il Signore ti aveva mandato per una spedizione e aveva detto: “Va’, vota allo sterminio quei peccatori di Amaleciti, combattili finché non li avrai distrutti”. Perché dunque non hai ascoltato la voce del Signore e ti sei attaccato al bottino e hai fatto il male agli occhi del Signore?». Saul insisté con Samuèle: «Ma io ho obbedito alla parola del Signore, ho fatto la spedizione che il Signore mi ha ordinato, ho condotto Agag, re di Amalèk, e ho sterminato gli Amaleciti. Il popolo poi ha preso dal bottino bestiame minuto e grosso, primizie di ciò che è votato allo sterminio, per sacrificare al Signore, tuo Dio, a Gàlgala». Samuèle esclamò: «Il Signore gradisce forse gli olocausti e i sacrifici quanto l’obbedienza alla voce del Signore? Ecco, obbedire è meglio del sacrificio, essere docili è meglio del grasso degli arieti. Sì, peccato di divinazione è la ribellione, e colpa e terafìm l’ostinazione. Poiché hai rigettato la parola del Signore, egli ti ha rigettato come re».

L’obbedienza

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 104, a. 3, soluzione 1)

   1. L’obbedienza nasce dal rispetto, il quale offre ai superiori prestazioni e onore. E sotto questo aspetto essa rientra in molte virtù: sebbene considerata in se stessa, in quanto ha di mira il comando come tale, sia una virtù specifica. In quanto dunque deriva dal rispetto verso le autorità, l’obbedienza rientra in qualche modo nell’osservanza. In quanto invece deriva dal rispetto verso i genitori rientra nella pietà. In quanto poi deriva dal rispetto verso Dio ricade nella religione: e precisamente nella devozione, che è l’atto principale di tale virtù. Per cui in base a ciò risulta più lodevole ubbidire a Dio che offrire sacrifici. – E anche perché, come dice S. Gregorio, «nel sacrificio è uccisa la carne altrui, mentre con l’obbedienza si uccide la volontà propria». – In particolare poi, nel caso di cui parlava Samuele, sarebbe stato meglio che Saul avesse ubbidito a Dio piuttosto che sacrificare i pingui animali degli Amaleciti contro il comando di Dio [1 Sam 15,23.26].

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 104, a. 3, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod obedientia procedit ex reverentia, quae exhibet cultum et honorem superiori. Et quantum ad hoc, sub diversis virtutibus continetur, licet secundum se considerata, prout respicit rationem praecepti, sit una specialis virtus. Inquantum ergo procedit ex reverentia praelatorum, continetur quodammodo sub observantia. Inquantum vero procedit ex reverentia parentum, sub pietate. Inquantum vero procedit ex reverentia Dei, sub religione, et pertinet ad devotionem, quae est principalis actus religionis. Unde secundum hoc, laudabilius est obedire Deo quam sacrificium offerre. – Et etiam quia in sacrificio immolatur aliena caro, per obedientiam autem propria voluntas, ut Gregorius dicit. Specialiter tamen in casu in quo loquebatur Samuel, melius fuisset Sauli obedire Deo quam animalia pinguia Amalecitarum in sacrificium offerre, contra Dei mandatum.

Vangelo (Mc 2,18-22)

   In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno. Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».

Gli invitati a nozze e il digiuno

San Tommaso considera il testo di Lc 5,34 che parla degli amici dello Sposo.

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 147, a. 4, soluzione 5)

   5. [S. c.] Le parole evangeliche riferite possono essere spiegate in tre modi. Primo, seguendo il Crisostomo, il quale afferma che i discepoli amici dello Sposo «erano ancora troppo fragili», per cui sono paragonati al vestito vecchio [Mt 9,16]: essi perciò, mentre Cristo era presente corporalmente, andavano più incoraggiati con una certa dolcezza che esercitati nell’austerità del digiuno. E in base a ciò vanno dispensati dal digiuno più i principianti e i novizi che gli anziani e i perfetti; come si legge nella Glossa sul Sal 130 [2]: Come un bimbo svezzato in braccio a sua madre. – Secondo, seguendo S. Girolamo si può dire che là il Signore parla del digiuno secondo le antiche osservanze. Quindi il Signore voleva dire che gli apostoli, chiamati a essere rinnovati dalla grazia, non erano tenuti alle osservanze dell’antica legge. – Terzo, si può seguire S. Agostino, il quale distingue due tipi di digiuno. Un digiuno «di umiltà e di tribolazione», che non si addice ai perfetti, chiamati qui «amici dello Sposo». Infatti là dove Lc dice: Gli amici dello Sposo non possono digiunare, Mc[2,19] scrive: Gli amici dello Sposo non possono essere in lutto. – Il secondo tipo invece è un digiuno «di gioia per l’anima elevata alle realtà spirituali». E tale digiuno conviene ai perfetti.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 147, a. 4, ad quintum)

   Ad quintum dicendum quod illud verbum Domini tripliciter potest exponi. Uno modo, secundum Chrysostomum, qui dicit quod discipuli, qui filii sponsi dicuntur, adhuc imbecillius dispositi erant, unde vestimento veteri comparantur, et ideo, in praesentia corporali Christi, erant magis fovendi in quadam dulcedine quam in austeritate ieiunii exercendi. Et secundum hoc, magis convenit ut cum imperfectis et novitiis in ieiuniis dispensetur quam cum antiquioribus et perfectis, ut patet in Glossa, super illud Psalmi [130,2], sicut ablactatus super matre sua. – Alio modo potest dici, secundum Hieronymum, quod Dominus ibi loquitur de ieiunio veterum observantiarum. Unde per hoc significat Dominus quod apostoli non erant in veteribus observantiis detinendi, quos oportebat gratiae novitate perfundi. – Tertio modo, secundum Augustinum, qui distinguit duplex ieiunium. Quorum unum pertinet ad humilitatem tribulationis. Et hoc non competit viris perfectis, qui dicuntur filii sponsi, unde ubi Lucas dicit [5,34], non possunt filii sponsi ieiunare, Matthaeus dicit [9,15], non possunt filii sponsi lugere. – Aliud autem est quod pertinet ad gaudium mentis in spiritualia suspensae. Et tale ieiunium convenit perfectis.

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