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19 gennaio 2a Domenica del Tempo Ordinario

19 gennaio 2a Domenica del Tempo Ordinario
08/10/2019 elena

19 gennaio
2a Domenica del Tempo Ordinario

Prima lettura (Is 49,3.5-6)

   Il Signore mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria». Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele – poiché ero stato onorato dal Signore e Dio era stato la mia forza – e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti d’Israele. Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra».

Il servo di Dio

San Tommaso
(Su Isaia, c. 49, v. 3)

   Il Signore mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria», cioè apparirò glorioso per le grandi cose mostrate in te. Sopra, 43: «Chiunque invoca il mio nome, l’ho creato per la mia gloria». Secondo alcuni si tratta di Ciro, il cui nome fu annunziato da Isaia prima che nascesse, sopra 45: le cui parole minacciose erano come una spada, e fu protetto perché il suo avo non lo uccidesse, e fu conservato come freccia scelta per il tempo stabilito; a cui fu annunziato che il popolo di Israele era il servo di Dio. Diversamente, ciò può essere riferito a Cristo, il cui nome fu annunziato dall’Angelo, la cui predicazione fu una spada penetrante i cuori, abbassato dalla potenza della divinità fino alla debolezza della carne e scelto fra tutti per operare la salvezza del genere umano. E viene chiamato Israele poiché nacque dal popolo di Israele secondo la carne.

Testo latino di San Tommaso
(In Isaiam, c. 49, v. 3)

   Et dixit mihi: in te gloriabor; per magnalia in te ostensa gloriosus apparebo. Supra 43: omnem qui invocat nomen meum et cetera. Secundum alios haec est vox Cyri, cujus nomen praenuntiatum ab Isaia supra 45: antequam nasceretur, cujus verba comminatoria quasi gladius erant, et protectus est ne avus suus eum interficeret, et servatus quasi electa sagitta ad tempus statutum; cui annuntiatum est, populum Israel Dei servum esse. Aliter exponitur de Christo; cujus nomen ab Angelo praenuntiatum; verbum praedicationis, gladius penetrans corda; protectus pro infirmitate carnis a potentia divinitatis, et electus inter omnes ad salutem generis humani implendam. Et dicitur Israel, quia ex populo Israel secundum carnem natus est.

Seconda lettura (1 Cor 1,1-3)

   Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, assieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!

Precisazioni

San Tommaso
(Sulla prima lettera ai Corinzi,
c. 1, lez. 1, v. 3, n. 10)

   L’espressione: da Dio Padre nostro può essere intesa di tutta la Trinità, dalla quale siamo stati creati e adottati come figli. Si aggiunge poi e dal Signore Gesù Cristo non quasi che sia un’altra persona o ipostasi oltre alle tre persone, ma per la diversa natura.
   Oppure l’espressione da Dio Padre nostro viene presa come una certa appropriazione per la persona del Padre, come in Gv 20,17: «Ascendo al Padre mio, Dio mio e Dio vostro». Quanto poi aggiunge: e dal Signore Gesù Cristo manifesta la persona del Figlio. E si tace dello Spirito Santo poiché è il legame tra il Padre e il Figlio, e viene inteso in entrambi, oppure poiché è dono di entrambi, ed è inteso nei doni, dei quali menziona la grazia e la pace, che sono date dallo Spirito Santo. Più sotto, 12,11: «Tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito».

Testo latino di San Tommaso
(Super primam epistolam ad Corinthios,

c. 1, lect. 1, v. 3, n. 10)

   Quod autem dicit a Deo Patre nostro. Potest intelligi de tota Trinitate, a qua creati sumus et in filios adoptati. Additur autem et Domino Iesu Christo, non quia sit persona alia vel hypostasis praeter tres personas, sed propter aliam naturam. Vel quod dicitur Deo Patre nostro, per quamdam appropriationem accipitur pro persona Patris, sicut Io. 20,17: ascendo ad Patrem meum, Deum meum et Deum vestrum. In hoc autem quod subdit et Domino Iesu Christo, manifestatur persona Filii. Tacetur autem de Spiritu Sancto, quia est nexus Patris et Filii, et intellectus ex ambobus, vel quia est donum utriusque, intelligitur in donis, de quibus dicit gratia et pax, quae per Spiritum Sanctum dantur. Infra 12, v. 11: haec omnia operatur unus atque idem Spiritus.

Vangelo (Gv 1,29-34)

   In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

L’agnello di Dio

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Giovanni,
c. 1, lez. 14, I, v. 29, n. 258)

   Cristo è detto agnello a motivo innanzitutto della sua purezza: [l’agnello pasquale, figura di Cristo] «sarà senza macchia, maschio, nato nell’anno», Es 12,5; 1 Pt 1,18: «non a prezzo di cose corruttibili, come l’argento e l’oro siete stati riscattati». Secondo, per la mansuetudine; Is 53,7: «Come un agnello davanti al tosatore, restò muto»; a causa di quanto ci porta, poiché egli è indumento; Pr 27,26: «Gli agnelli sono per vestirvi»; Rm 13,14: «Rivestitevi del Signore Gesù Cristo»; e quanto al nutrimento; più sotto, 6,51: «Il pane che io vi darò è la mia carne per la vita del mondo». Per questo Isaia diceva (16,1): «Signore, manda l’agnello dominatore del mondo».
   Spiega poi la figura di cui si è servito dicendo: che toglie il peccato del mondo, cioè lo porta via; poiché nella legge ciò non poteva essere fatto né con l’agnello né con gli altri sacrifici, come si dice in Eb 10,4: «è impossibile che il sangue di tori e di capri elimini i peccati». Questo sangue invece porta via i peccati di tutto il mondo; Os 14,3: «Elimina ogni iniquità». Oppure prende su di sé i peccati di tutto il mondo, poiché come si dice in 1 Pt 2,14: «egli portò i nostri peccati nel suo corpo»; Is 53,4: «Ha portato i nostri dolori e si è caricato delle nostre sofferenze».
   Dice poi, secondo la Glossa, ha portato via il peccato, e non i peccati, per mostrare universalmente che ha eliminato ogni genere di peccato; 1 Gv 2,2: «Egli è la vittima di espiazione per i nostri peccati». Oppure poiché è morto per un unico peccato, cioè quello originale. Rm 5,12: «Per un solo uomo il peccato è entrato nel mondo» ecc.

Testo latino di San Tommaso
(Super Ioannem, c. 1, lect. 14, I, v. 29, n. 258)

   Dicitur autem Christus agnus primo propter puritatem; Ex. 12,5: erit agnus anniculus etc.; 1 Petr. 1,18: non corruptibilibus auro vel argento redempti estis. Secundo propter mansuetudinem; Is. 53,7: quasi agnus coram tondente se obmutuit. Tertio propter fructum, Prov. 27,26: agni sunt tibi ad vestimentum tuum. Et hoc quantum ad indumentum, iuxta illud Rom. 13, v. 14: induimini Dominum Iesum Christum. Et quantum ad cibum, infra 6,52: caro mea est pro mundi vita. Et ideo dicebat Isaias, c. 16,1: emitte agnum, Domine, dominatorem terrae. Consequenter propositam figuram exponit cum dicit qui tollit peccata mundi, idest aufert; quod in lege nec per agnum, nec per alia sacrificia auferri poterat, quia, ut dicitur Hebr. 10,6: impossibile est per sanguinem taurorum et hircorum auferri peccata. Sanguis iste tollit, idest aufert, peccata mundi. Oseae ult., 3: omnem aufert iniquitatem. Vel tollit, idest in se accipit, peccata totius mundi; quia, ut dicitur 1 Petr. 2, v. 24, qui peccata nostra pertulit in corpore suo. Is. 53,4: dolores nostros ipse tulit, et languores nostros ipse portavit. Dicit autem, secundum Glossam, peccatum, et non peccata, ut ostendat in universali, quod abstulit totum genus peccati; 1 Io. 2,2: ipse est propitiatio pro peccatis nostris. Vel quia pro uno peccato, scilicet originali, mortuus; Rom. 5,12: per unum hominem peccatum intravit in mundum et cetera.

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