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18 gennaio – sabato Tempo Ordinario – 1a Settimana

18 gennaio – sabato Tempo Ordinario – 1a Settimana
08/10/2019 elena

18 gennaio – sabato
Tempo Ordinario – 1a Settimana

Prima lettura
(1 Sam 9,1-4.10.17-19; 10,1)

   C’era un uomo della tribù di Beniamino, chiamato Kis, figlio di Abièl, figlio di Seror, figlio di Becoràt, figlio di Afìach, un Beniaminita, uomo di valore. Costui aveva un figlio chiamato Saul, prestante e bello: non c’era nessuno più bello di lui tra gli Israeliti; superava dalla spalla in su chiunque altro del popolo. Ora le asine di Kis, padre di Saul, si smarrirono, e Kis disse al figlio Saul: «Su, prendi con te uno dei domestici e parti subito in cerca delle asine». Attraversarono le montagne di Èfraim, passarono al territorio di Salisà, ma non le trovarono. Si recarono allora nel territorio di Saalìm, ma non c’erano; poi percorsero il territorio di Beniamino e non le trovarono. Quando Samuèle vide Saul, il Signore gli confermò: «Ecco l’uomo di cui ti ho parlato: costui reggerà il mio popolo». Saul si accostò a Samuèle in mezzo alla porta e gli chiese: «Indicami per favore la casa del veggente». Samuèle rispose a Saul: «Sono io il veggente. Precedimi su, all’altura. Oggi voi due mangerete con me. Ti congederò domani mattina e ti darò indicazioni su tutto ciò che hai in mente. Di buon mattino, al sorgere dell’aurora, Samuèle prese l’ampolla dell’olio e la versò sulla testa di Saul.

La migliore forma di governo

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 105, a. 1, corpo)

   Riguardo al buon ordinamento dei governanti, in una città o in una nazione, si devono tener presenti due cose. La prima è che tutti in qualche modo partecipino al governo: così infatti si conserva la pace nel popolo, e tutti si sentono impegnati ad amare e a difendere tale ordinamento, come nota Aristotele. La seconda deriva dalla particolare specie di regime o di governo. Ora, come insegna il Filosofo, esistono diverse specie di governo, ma le migliori sono: la monarchia, in cui si ha il dominio di uno solo, onestamente esercitato; e l’aristocrazia, cioè il dominio degli ottimati, in cui si ha l’onesto governo di pochi. Perciò il miglior ordinamento di governo si trova in quella città o in quel regno in cui uno solo presiede su tutti nell’onestà, mentre sotto di lui presiedono altri uomini eminenti nella virtù; e tuttavia il governo impegna tutti, sia perché tutti possono essere eletti, sia perché tutti possono eleggere. E questa è la migliore forma di governo politico, poiché in essa si integrano la monarchia, in quanto c’è la presidenza di un solo, l’aristocrazia, in quanto molti uomini eminenti in virtù vi comandano, e la democrazia, cioè il potere popolare, in quanto tra il popolo stesso si possono scegliere i principi, e al popolo spetta la loro elezione. – E questo fu il regime istituito dalla legge divina. Infatti Mosè e i suoi successori governavano il popolo quasi presiedendo da soli su tutti, il che equivale a una specie di monarchia. Però venivano eletti secondo il merito della virtù settantadue anziani: Infatti in Dt è detto: Allora presi i capi delle vostre tribù, uomini saggi e stimati, e li stabilii sopra di voi. E questo era proprio di un regime aristocratico. Apparteneva invece a un regime democratico il fatto che venissero scelti di mezzo a tutto il popolo, infatti è detto in Es: Sceglierai di fra tutto il popolo uomini saggi …; e il fatto che li eleggesse il popolo: Sceglietevi nelle vostre tribù uomini saggi … Perciò è evidente che l’ordinamento riguardo ai principi istituito dalla legge era il migliore.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 105, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod circa bonam ordinationem principum in aliqua civitate vel gente, duo sunt attendenda. Quorum unum est ut omnes aliquam partem habeant in principatu, per hoc enim conservatur pax populi, et omnes talem ordinationem amant et custodiunt, ut dicitur in 2 Pol. Aliud est quod attenditur secundum speciem regiminis, vel ordinationis principatuum. Cuius cum sint diversae species, ut philosophus tradit, in 3 Pol., praecipuae tamen sunt regnum, in quo unus principatur secundum virtutem; et aristocratia, idest potestas optimorum, in qua aliqui pauci principantur secundum virtutem. Unde optima ordinatio principum est in aliqua civitate vel regno, in qua unus praeficitur secundum virtutem qui omnibus praesit; et sub ipso sunt aliqui principantes secundum virtutem; et tamen talis principatus ad omnes pertinet, tum quia ex omnibus eligi possunt, tum quia etiam ab omnibus eliguntur. Talis enim est optima politia, bene commixta ex regno, inquantum unus praeest; et aristocratia, inquantum multi principantur secundum virtutem; et ex democratia, idest potestate populi, inquantum ex popularibus possunt eligi principes, et ad populum pertinet electio principum. – Et hoc fuit institutum secundum legem divinam. Nam Moyses et eius successores gubernabant populum quasi singulariter omnibus principantes, quod est quaedam species regni. Eligebantur autem septuaginta duo seniores secundum virtutem, dicitur enim Deut. 1 [15], tuli de vestris tribubus viros sapientes et nobiles, et constitui eos principes, et hoc erat aristocraticum. Sed democraticum erat quod isti de omni populo eligebantur; dicitur enim Ex. 18 [21], provide de omni plebe viros sapientes, etc., et etiam quod populus eos eligebat; unde dicitur Deut. 1 [13], date ex vobis viros sapientes, et cetera. Unde patet quod optima fuit ordinatio principum quam lex instituit.

Vangelo (Mc 2,13-17)

   In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve assieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Il modo di vivere di Cristo

San Tommaso
(S. Th. III, q. 40, a. 1, corpo)

   Il modo di vivere di Cristo doveva essere quello più conforme al fine dell’incarnazione, per il quale egli venne nel mondo. Ora, egli venne prima di tutto per rivelare la verità, come disse egli stesso: Per questo io sono nato, e per questo son venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità (Gv 18,37). Quindi egli non doveva nascondersi nella solitudine, ma manifestarsi e predicare in pubblico. Per cui diceva a quelli che volevano trattenerlo con loro: Bisogna che io annunzi il regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato (Lc 4,42). – Secondo, egli venne per liberare gli uomini dal peccato, come è detto in 1 Tm 1 [15]: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori. Quindi, come nota il Crisostomo, «sebbene Cristo avesse potuto attrarre tutti a sé e far sentire loro la sua predicazione stando sempre fermo nel medesimo luogo, tuttavia non lo fece, per darci l’esempio di come dobbiamo muoverci e andare in cerca di coloro che periscono, come fa il pastore in cerca della pecora smarrita, e il medico con l’infermo». – Terzo, egli venne affinché per mezzo di lui potessimo accedere a Dio, come è detto in Rm 5 [2]. Ora, per questo era necessario che egli infondesse negli uomini la fiducia di avvicinarsi a lui, vivendo familiarmente tra loro. Infatti in Mt 9 [10] è detto: Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i suoi discepoli. E S. Girolamo spiega: «Avevano visto un pubblicano, convertitosi a una vita migliore, ammesso alla penitenza: perciò anch’essi non disperano della salvezza».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 40, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod conversatio Christi talis debuit esse ut conveniret fini incarnationis, secundum quam venit in mundum. Venit autem in mundum, primo quidem, ad manifestandum veritatem, sicut ipse dicit, Ioan. 18 [37], in hoc natus sum, et ad hoc veni in mundum, ut testimonium perhibeam veritati. Et ideo non debebat se occultare, vitam solitariam agens, sed in publicum procedere, publice praedicando. Unde, Luc. 4 [42-43], dicit illis qui volebant eum detinere, quia et aliis civitatibus oportet me evangelizare regnum Dei, quia ideo missus sum. – Secundo, venit ad hoc ut homines a peccato liberaret, secundum illud 1 Tim. 1 [15], Christus Iesus venit in hunc mundum peccatores salvos facere. Et ideo, ut Chrysostomus dicit, licet in eodem loco manendo posset Christus omnes ad se attrahere, ut eius praedicationem audirent, non tamen hoc fecit, praebens nobis exemplum ut perambulemus et requiramus pereuntes, sicut pastor ovem perditam, et medicus accedit ad infirmum. – Tertio, venit ut per ipsum habeamus accessum ad Deum, ut dicitur Rom. 5 [2]. Et ita, familiariter cum hominibus conversando, conveniens fuit ut hominibus fiduciam daret ad se accedendi. Unde dicitur Matth. 9 [10], factum est, discumbente eo in domo, ecce, multi publicani et peccatores venientes discumbebant cum Iesu et discipulis eius. Quod exponens Hieronymus dicit, viderant publicanum, a peccatis ad meliora conversum, locum invenisse poenitentiae, et ob id etiam ipsi non desperant salutem.

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