Please select a page for the Contact Slideout in Theme Options > Header Options

17 gennaio – venerdì Memoria di Sant’Antonio Abate Tempo Ordinario – 1a Settimana

17 gennaio – venerdì Memoria di Sant’Antonio Abate Tempo Ordinario – 1a Settimana
08/10/2019 elena

17 gennaio – venerdì
Memoria di Sant’Antonio Abate
Tempo Ordinario – 1a Settimana

Prima lettura
(1 Sam 8,4-7.10-22a)

   In quei giorni, si radunarono tutti gli anziani d’Israele e vennero da Samuèle a Rama. Gli dissero: «Tu ormai sei vecchio e i tuoi figli non camminano sulle tue orme. Stabilisci quindi per noi un re che sia nostro giudice, come avviene per tutti i popoli». Agli occhi di Samuèle la proposta dispiacque, perché avevano detto: «Dacci un re che sia nostro giudice». Perciò Samuèle pregò il Signore. Il Signore disse a Samuèle: «Ascolta la voce del popolo, qualunque cosa ti dicano, perché non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me, perché io non regni più su di loro». Samuèle riferì tutte le parole del Signore al popolo che gli aveva chiesto un re. Disse: «Questo sarà il diritto del re che regnerà su di voi: prenderà i vostri figli per destinarli ai suoi carri e ai suoi cavalli, li farà correre davanti al suo cocchio, li farà capi di migliaia e capi di cinquantine, li costringerà ad arare i suoi campi, mietere le sue messi e apprestargli armi per le sue battaglie e attrezzature per i suoi carri. Prenderà anche le vostre figlie per farle sue profumiere e cuoche e fornaie. Prenderà pure i vostri campi, le vostre vigne, i vostri oliveti più belli e li darà ai suoi ministri. Sulle vostre sementi e sulle vostre vigne prenderà le decime e le darà ai suoi cortigiani e ai suoi ministri. Vi prenderà i servi e le serve, i vostri armenti migliori e i vostri asini e li adopererà nei suoi lavori. Metterà la decima sulle vostre greggi e voi stessi diventerete suoi servi. Allora griderete a causa del re che avrete voluto eleggere, ma il Signore non vi ascolterà». Il popolo rifiutò di ascoltare la voce di Samuèle e disse: «No! Ci sia un re su di noi. Saremo anche noi come tutti i popoli; il nostro re ci farà da giudice, uscirà alla nostra testa e combatterà le nostre battaglie». Samuèle ascoltò tutti i discorsi del popolo e li riferì all’orecchio del Signore. Il Signore disse a Samuèle: «Ascoltali: lascia regnare un re su di loro».

Re grande su tutta la terra

In che senso Dio è grande.

San Tommaso
(Sul Salmo 46, v. 3)

   Re grande su tutta la terra; Sal 23: «Del Signore è la terra e quanto contiene». È grande nell’universalità del dominio, poiché il suo è «un regno di tutti i secoli» (Sal 144). Così pure per la durata, poiché dura in eterno. E per l’autorità, poiché è re di tutti i re. Il segno di questa grandezza viene desunto dalle cose che ha compiuto in noi, ossia dai benefici divini. Primo, nella sottomissione degli altri. Secondo, nel conferimento dei beni. Dice dunque: ci ha sottomessi i popoli. Parole che riguardano la Chiesa, alla quale anche temporalmente i suoi nemici sono soggetti. S. Agostino dice nella Glossa: «Quanti infatti corrono alla Chiesa non essendo ancora cristiani, chiedono aiuto alla Chiesa perché sovvenga a loro nelle realtà temporali, sebbene non vogliano ancora regnare con noi nell’eternità».

Testo latino di San Tommaso
(Super Psalmo 46, v. 3)

   Rex magnus super omnem terram: Ps. 23: Domini est terra et cetera. Magnus est universalitate dominii, quia regnum omnium saeculorum, Ps. 144. Item duratione, quia in aeternum. Item auctoritate, quia rex omnium regum. Signum magnitudinis hujus regis sumitur ex his quae in nobis fecit, et haec sunt beneficia Dei. Primo in subjectione aliorum. Secundo in collatione bonorum. Dicit ergo, subjecit populos nobis. Haec sunt verba Ecclesiae, cui etiam temporaliter sui inimici subjiciuntur. Augustinus in Glossa: quanti enim modo currunt ad Ecclesiam nondum Christiani, rogant auxilium Ecclesiae, subvenire sibi temporaliter volunt, etiamsi nobiscum in aeternum regnare adhuc nolunt.

Vangelo (Mc 2,1-12)

   Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola. Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua». Quello si alzò e subito prese la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

La guarigione fisica
e quella spirituale

San Tommaso
(S. Th. III, q. 44, a. 3, soluzione 3)

   3. Come si è detto, Cristo operava i miracoli con la virtù divina. Ora, le opere di Dio sono perfette (Dt 32,4). Una cosa però non è perfetta se non raggiunge il suo fine. E d’altra parte il fine della guarigione fisica operata da Cristo è sempre la guarigione dell’anima. Quindi non era conveniente che Cristo guarisse il corpo di una persona senza curarne l’anima. Per questo S. Agostino, commentando le parole: Ho guarito interamente un uomo di sabato (Gv 7,23), osserva: «Con la guarigione riacquistò la salute fisica; con la fede acquistò la salvezza dell’anima». – Al paralitico poi fu detto in maniera speciale: Ti sono rimessi i tuoi peccati, «per farci capire», nota S. Girolamo, «che molte infermità fisiche sono causate dal peccato: e forse sono prima rimessi i peccati affinché, una volta eliminata la causa delle infermità, sia poi restituita la salute». Da cui le parole: Non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio (Gv 5,14), in base alle quali «si capisce che quella malattia era stata prodotta dal peccato», conclude il Crisostomo. – Benché dunque, come nota lo stesso Santo «la remissione dei peccati superi la guarigione del corpo nella misura in cui l’anima è superiore al corpo, tuttavia, siccome la prima è un’opera occulta, [Cristo] fece l’opera meno difficile, ma più evidente, per dimostrare ciò che era superiore, ma occulto».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 44, a. 3, ad tertium)

   Ad tertium dicendum quod, sicut supra [q. 43 a. 2] dictum est, Christus miracula faciebat virtute divina. Dei autem perfecta sunt opera, ut dicitur Deut. 32 [4]. Non est autem aliquid perfectum, si finem non consequatur. Finis autem exterioris curationis per Christum factae est curatio animae. Et ideo non conveniebat Christo ut alicuius corpus curaret, nisi eius curaret animam. Unde super illud Ioan. 7 [23], totum hominem sanum feci in sabbato, dicit Augustinus, quia curatus est, ut sanus esset in corpore; et credidit, ut sanus esset in anima. – Specialiter autem paralytico dicitur [Matth 9,5], dimittuntur tibi peccata, quia, ut Hieronymus dicit, Super Matth. [1, super 9,5], datur ex hoc nobis intelligentia propter peccata plerasque evenire corporum debilitates, et ideo forsitan prius dimittuntur peccata, ut, causis debilitatis ablatis, sanitas restituatur. Unde et Ioan. 5 [14] dicitur, iam noli peccare, ne deterius tibi aliquid contingat. Ubi, ut dicit Chrysostomus, discimus quod ex peccato nata erat ei aegritudo. – Quamvis autem, ut Chrysostomus dicit, super Matth. [h. 29], quanto anima est potior corpore, tanto peccatum dimittere maius sit quam corpus sanare, quia tamen illud non est manifestum, facit minus quod est manifestius, ut demonstraret maius et non manifestum.

CondividiShare on FacebookShare on Google+