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16 gennaio – giovedì Tempo Ordinario – 1a Settimana

16 gennaio – giovedì Tempo Ordinario – 1a Settimana
08/10/2019 elena

16 gennaio – giovedì
Tempo Ordinario – 1a Settimana

Prima lettura
(1 Sam 4,1-11)

   In quei giorni i Filistei si radunarono per combattere contro Israele. Allora Israele scese in campo contro i Filistei. Essi si accamparono presso Eben-Ezer mentre i Filistei s’erano accampati ad Afek. I Filistei si schierarono contro Israele e la battaglia divampò, ma Israele fu sconfitto di fronte ai Filistei, e caddero sul campo, delle loro schiere, circa quattromila uomini. Quando il popolo fu rientrato nell’accampamento, gli anziani d’Israele si chiesero: «Perché ci ha sconfitti oggi il Signore di fronte ai Filistei? Andiamo a prenderci l’arca dell’alleanza del Signore a Silo, perché venga in mezzo a noi e ci liberi dalle mani dei nostri nemici». Il popolo mandò subito alcuni uomini a Silo, a prelevare l’arca dell’alleanza del Signore degli eserciti, che siede sui cherubini: c’erano con l’arca dell’alleanza di Dio i due figli di Eli, Ofni e Fineès. Non appena l’arca dell’alleanza del Signore giunse all’accampamento, gli Israeliti elevarono un urlo così forte che ne tremò la terra. Anche i Filistei udirono l’eco di quell’urlo e dissero: «Che significa quest’urlo così forte nell’accampamento degli Ebrei?». Poi vennero a sapere che era arrivata nel loro campo l’arca del Signore. I Filistei ne ebbero timore e si dicevano: «È venuto Dio nell’accampamento!», ed esclamavano: «Guai a noi, perché non è stato così né ieri né prima. Guai a noi! Chi ci libererà dalle mani di queste divinità così potenti? Queste divinità hanno colpito con ogni piaga l’Egitto nel deserto. Siate forti e siate uomini, o Filistei, altrimenti sarete schiavi degli Ebrei, come essi sono stati vostri schiavi. Siate uomini, dunque, e combattete!». Quindi i Filistei attaccarono battaglia, Israele fu sconfitto e ciascuno fuggì alla sua tenda. La strage fu molto grande: dalla parte d’Israele caddero trentamila fanti. In più l’arca di Dio fu presa e i due figli di Eli, Ofni e Fineès, morirono.

L’arca dell’alleanza

Le tre realtà raffigurate nell’arca.

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 102, a. 4, soluzione 6)

   6. Di quanto era contenuto nel tabernacolo si possono dare ragioni letterali e figurali. Le ragioni letterali [o storiche] si riferiscono al culto di Dio. E poiché si è detto che il tabernacolo più recondito, cioè il Santo dei Santi, stava a indicare il mondo superiore delle sostanze spirituali, in esso si conservavano tre cose. Cioè l’arca dell’alleanza, in cui c’era il vaso d’oro con la manna, la verga di Aronne che era fiorita e le tavole in cui erano scritti i dieci comandamenti della legge [Eb]. E quest’arca era posta tra due cherubini, che si guardavano reciprocamente. Sull’arca poi c’era una tavola chiamata propiziatorio, che poggiava sulle ali dei cherubini, come se fosse da essi portata, quasi si immaginasse che quella tavola fosse il trono di Dio. Perciò era chiamata propiziatorio: quasi che, sollecitato dalle preghiere del sommo sacerdote, di là Dio si mostrasse propizio al popolo. E veniva portata dai cherubini per mostrare la sudditanza degli angeli a Dio: mentre l’arca dell’alleanza era come lo sgabello di colui che sedeva sul propiziatorio. – Ora, queste tre cose indicano le tre realtà che si riscontrano nel mondo superiore. Cioè Dio, che è sopra tutti gli esseri, e trascende qualsiasi creatura. Perciò di lui non si dava alcuna immagine, per ricordare la sua invisibilità. Si era invece collocata una figura del suo trono: poiché la creatura, che è sottoposta a Dio come il trono a chi vi si siede, è sempre comprensibile. In questo mondo superiore ci sono poi le sostanze spirituali, ossia gli angeli. E questi venivano indicati dai due cherubini, i quali si guardavano reciprocamente per indicare la loro mutua concordia, secondo le parole di Gb: Egli mantiene la pace nell’alto dei cieli. E non fu posto un cherubino solo per indicare la molteplicità degli spiriti celesti, e per escludere il loro culto da parte di coloro ai quali era stato comandato di adorare un unico Dio. Inoltre in tale mondo di esseri intellettuali si trovano come racchiuse le ragioni di quanto si compie nel nostro mondo, come le ragioni degli effetti sono racchiuse nelle loro cause, e quelle dei manufatti si trovano nell’artigiano. E ciò viene indicato dall’arca, nella quale erano raffigurate le tre realtà principali del vivere umano, mediante le tre cose ivi contenute: la sapienza, rappresentata dalle tavole dell’alleanza; il potere, rappresentato dalla verga di Aronne; la vita, rappresentata dalla manna, che della vita era stata il sostentamento. Oppure si può dire che da queste tre cose venivano espressi tre degli attributi divini: la sapienza dalle tavole; la potenza dalla verga; la bontà dalla manna, sia per la sua dolcezza, sia perché concessa al popolo dalla divina misericordia di Dio, per cui veniva conservata in ricordo della divina misericordia.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 102, a. 4, ad sextum)

   Ad sextum dicendum quod eorum quae in tabernaculo continebantur, ratio reddi potest et litteralis et figuralis. Litteralis quidem, per relationem ad cultum divinum. Et quia dictum est [ad 4] quod per tabernaculum interius, quod dicebatur sancta sanctorum, significabatur saeculum altius spiritualium substantiarum, ideo in illo tabernaculo tria continebantur. Scilicet arca testamenti, in qua erat urna aurea habens manna, et virga Aaron quae fronduerat, et tabulae [Hebr. 9,4] in quibus erant scripta decem praecepta legis. Haec autem arca sita erat inter duos cherubim, qui se mutuis vultibus respiciebant. Et super arcam erat quaedam tabula, quae dicebatur propitiatorium, super alas cherubim, quasi ab ipsis cherubim portaretur, ac si imaginaretur quod illa tabula esset sedes Dei. Unde et propitiatorium dicebatur, quasi exinde populo propitiaretur, ad preces summi sacerdotis. Et ideo quasi portabatur a cherubim, quasi Deo obsequentibus, arca vero testamenti erat quasi scabellum sedentis supra propitiatorium. – Per haec autem tria designantur tria quae sunt in illo altiori saeculo. Scilicet Deus, qui super omnia est, et incomprehensibilis omni creaturae. Et propter hoc nulla similitudo eius ponebatur, ad repraesentandam eius invisibilitatem. Sed ponebatur quaedam figura sedis eius, quia scilicet creatura comprehensibilis est, quae est subiecta Deo, sicut sedes sedenti. Sunt etiam in illo altiori saeculo spirituales substantiae, quae Angeli dicuntur. Et hi significantur per duos cherubim; mutuo se respicientes, ad designandam concordiam eorum ad invicem, secundum illud Iob 25 [2], qui facit concordiam in sublimibus. Et propter hoc etiam non fuit unus tantum cherubim, ut designaretur multitudo caelestium spirituum, et excluderetur cultus eorum ab his quibus praeceptum erat ut solum unum Deum colerent. Sunt etiam in illo intelligibili saeculo rationes omnium eorum quae in hoc saeculo perficiuntur quodammodo clausae, sicut rationes effectuum clauduntur in suis causis, et rationes artificiatorum in artifice. Et hoc significabatur per arcam, in qua repraesentabantur, per tria ibi contenta, tria quae sunt potissima in rebus humanis, scilicet sapientia, quae repraesentabatur per tabulas testamenti; potestas regiminis, quae repraesentabatur per virgam Aaron; vita, quae repraesentabatur per manna, quod fuit sustentamentum vitae. Vel per haec tria significabantur tria Dei attributa, scilicet sapientia, in tabulis; potentia, in virga; bonitas, in manna, tum propter dulcedinem, tum quia ex Dei misericordia est populo datum, et ideo in memoriam divinae misericordiae conservabatur.

Vangelo (Mc 1,40-45)

   In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito, la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Non dire niente a nessuno

Il motivo del silenzio imposto da Gesù.

San Tommaso
(S. Th. III, q. 13, a. 4, soluzione 2)

   2. Con S. Gregorio Magno possiamo spiegare il silenzio imposto da Gesù sui suoi miracoli «come un esempio dato da lui ai suoi servi perché anch’essi desiderino che le loro virtù rimangano occulte, pur facendole risplendere involontariamente a profitto spirituale degli altri». Il suo divieto dunque indicava la sua volontà di fuggire la gloria umana, come è detto in Gv 8 [50]: Io non cerco la mia gloria. Voleva però di volontà assoluta, specialmente secondo la volontà divina, che il miracolo compiuto fosse divulgato per l’utilità degli altri.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 13, a. 4, ad secundum)

   Ad secundum dicendum quod, sicut dicit Gregorius, 19 Moral., per hoc quod Dominus praecepit taceri virtutes suas, servis suis se sequentibus exemplum dedit, ut ipsi quidem virtutes suas occultari desiderent, et tamen, ut alii eorum exemplo proficiant, prodantur inviti. Sic ergo praeceptum illud designabat voluntatem ipsius qua humanam gloriam refugiebat, secundum illud Ioan. 8 [50], ego gloriam meam non quaero. Volebat tamen absolute, praesertim secundum divinam voluntatem, ut publicaretur miraculum factum, propter aliorum utilitatem.

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