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13 gennaio – lunedì Tempo Ordinario – 1a Settimana

13 gennaio – lunedì Tempo Ordinario – 1a Settimana
08/10/2019 elena

13 gennaio – lunedì
Tempo Ordinario – 1a Settimana

Prima lettura
(1 Sam 1,1-8)

   C’era un uomo di Ramatàim, un Sufita delle montagne di Èfraim, chiamato Elkanà, figlio di Ierocàm, figlio di Elìu, figlio di Tocu, figlio di Suf, l’Efraimita. Aveva due mogli, l’una chiamata Anna, l’altra Peninnà. Peninnà aveva figli, mentre Anna non ne aveva. Quest’uomo saliva ogni anno dalla sua città per prostrarsi e sacrificare al Signore degli eserciti a Silo, dove erano i due figli di Eli, Ofni e Fineès, sacerdoti del Signore. Venne il giorno in cui Elkanà offrì il sacrificio. Ora egli soleva dare alla moglie Peninnà e a tutti i figli e le figlie di lei le loro parti. Ad Anna invece dava una parte speciale, poiché egli amava Anna, sebbene il Signore ne avesse reso sterile il grembo. La sua rivale per giunta l’affliggeva con durezza a causa della sua umiliazione, perché il Signore aveva reso sterile il suo grembo. Così avveniva ogni anno: mentre saliva alla casa del Signore, quella la mortificava; allora Anna si metteva a piangere e non voleva mangiare. Elkanà, suo marito, le diceva: «Anna, perché piangi? Perché non mangi? Perché è triste il tuo cuore? Non sono forse io per te meglio di dieci figli».

Perché la tristezza e il pianto

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 38, a. 2, corpo)

   Le lacrime e i gemiti per loro natura alleviano il dolore. E ciò per due motivi. Primo, perché ogni elemento nocivo covato interiormente dà maggiore afflizione, poiché l’attenzione dell’anima si concentra maggiormente su di esso; quando invece si espande all’esterno, allora l’attenzione dell’anima in qualche modo si disgrega, e così il dolore interno diminuisce. Per questo quando gli uomini colpiti dal dolore manifestano esternamente la loro tristezza col pianto, con i gemiti e persino con le parole, la loro tristezza viene mitigata. – Secondo, perché l’operazione che conviene a un uomo secondo la disposizione in cui si trova è sempre piacevole per lui. Ora, piangere e gemere sono operazioni convenienti per chi è triste o addolorato. Quindi sono piacevoli per lui. Siccome dunque ogni piacere mitiga in qualche modo la tristezza o il dolore, secondo le spiegazioni date, ne segue che il dolore viene alleviato dal pianto e dai gemiti.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 38, a. 2, corpus)

   Respondeo dicendum quod lacrimae et gemitus naturaliter mitigant tristitiam. Et hoc duplici ratione. Primo quidem, quia omne nocivum interius clausum magis affligit, quia magis multiplicatur intentio animae circa ipsum, sed quando ad exteriora diffunditur, tunc animae intentio ad exteriora quodammodo disgregatur, et sic interior dolor minuitur. Et propter hoc, quando homines qui sunt in tristitiis, exterius suam tristitiam manifestant vel fletu aut gemitu, vel etiam verbo, mitigatur tristitia. Secundo, quia semper operatio conveniens homini secundum dispositionem in qua est, sibi est delectabilis. Fletus autem et gemitus sunt quaedam operationes convenientes tristato vel dolenti. Et ideo efficiuntur ei delectabiles. Cum igitur omnis delectatio aliqualiter mitiget tristitiam vel dolorem, ut dictum est [a. 1] sequitur quod per planctum et gemitum tristitia mitigetur.

Vangelo (Mc 1,14-20)

   Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. Subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

La precedenza
della predicazione ai Giudei

San Tommaso
(S. Th. III, q. 42, a. 1, corpo)

   Era conveniente che la predicazione di Cristo, come anche quella degli apostoli, da principio fosse rivolta ai soli Giudei. Primo, per mostrare che con la sua venuta si attuavano le promesse fatte dall’antichità ai Giudei, e non ai gentili. Per cui S. Paolo scrive: Dico che Cristo si è fatto servitore dei circoncisi, cioè apostolo e predicatore dei Giudei, in favore della veracità di Dio nel compiere le promesse fatte ai Padri (Rm 15,8). – Secondo, per dimostrare che egli veniva da Dio. Infatti tutto ciò che viene da Dio, è bene ordinato (Rm 13,1). Ora, il retto ordine esigeva che l’insegnamento di Cristo fosse proposto prima ai Giudei, data la loro maggiore vicinanza a Dio nella fede e nel culto dell’unico Dio, e per mezzo di essi fosse trasmesso alle genti: come anche nella gerarchia celeste le illuminazioni divine giungono agli angeli inferiori per mezzo di quelli superiori. Per questo S. Girolamo, commentando il passo di Mt 15 [24], Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele, afferma: «Non dice che non è stato inviato ai Pagani, ma che prima è stato inviato a Israele». Per cui in Is 66 [19] è detto: Manderò i loro superstiti, cioè dei Giudei, verso le genti, e annunzieranno loro la mia gloria. – Terzo, per togliere ai Giudei il pretesto di infamarlo. Per cui S. Girolamo, commentando le parole di Mt 10 [5], Non andate fra le genti, spiega: «Era necessario che la venuta di Cristo fosse manifestata prima di tutto ai Giudei, affinché essi non avessero scuse dicendo che avevano respinto il Signore perché aveva inviato gli apostoli alle genti e ai Samaritani». – Quarto, perché Cristo volle meritare il potere e il dominio su tutte le genti vincendo mediante la croce. Per cui in Ap 2 [26.28] è detto: Al vincitore darò l’autorità sopra le genti, come anch’io l’ho ricevuta dal Padre mio. E in Fil 2 [8] è detto che essendosi [Cristo] fatto ubbidiente fino alla morte di croce, per questo Dio lo ha esaltato, affinché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua lo riconosca. E così prima della sua passione non volle che la sua dottrina fosse predicata alle genti, ma dopo la passione disse ai discepoli: Andate e ammaestrate tutte le genti (Mt 28,19). Per questo motivo, come si legge in Gv 12[20], all’avvicinarsi della sua passione, volendo alcuni Pagani vedere Gesù, egli rispose: Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. E S. Agostino spiega: «Era egli stesso il grano chiamato a morire per l’infedeltà dei Giudei, e a moltiplicarsi per la fede dei popoli».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 42, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod conveniens fuit praedicationem Christi, tam per ipsum quam per apostolos, a principio solis Iudaeis exhiberi. Primo quidem, ut ostenderet per suum adventum impleri promissiones antiquitus factas Iudaeis, non autem gentilibus. Unde apostolus dicit, Rom. 15 [8], dico Christum ministrum fuisse circumcisionis, idest apostolum et praedicatorem Iudaeorum, propter veritatem Dei, ad confirmandas promissiones patrum. – Secundo, ut eius adventus ostenderetur esse a Deo. Quae enim a Deo sunt, ordinata sunt, ut dicitur Rom. 13 [1]. Hoc autem debitus ordo exigebat, ut Iudaeis, qui Deo erant propinquiores per fidem et cultum unius Dei, prius quidem doctrina Christi proponeretur, et per eos transmitteretur ad gentes, sicut etiam et in caelesti hierarchia per superiores Angelos ad inferiores divinae illuminationes deveniunt. Unde super illud Matth. 15, non sum missus nisi ad oves quae perierunt domus Israel, dicit Hieronymus, non hoc dicit quin ad gentes missus sit, sed quod primum ad Israel missus est. Unde et Isaiae 66 [19] dicitur, mittam ex eis qui salvati fuerint, scilicet ex Iudaeis, ad gentes, et annuntiabunt gloriam meam gentibus. – Tertio, ut Iudaeis auferret calumniandi materiam. Unde super illud Matth. 10 [5], in viam gentium ne abieritis, dicit Hieronymus, oportebat primum adventum Christi nuntiari Iudaeis, ne iustam haberent excusationem, dicentes ideo se Dominum reiecisse, quia ad gentes et Samaritanos apostolos miserit. – Quarto, quia Christus per crucis victoriam meruit potestatem et dominium super gentes. Unde dicitur Apoc. 2 [26.28], qui vicerit, dabo ei potestatem super gentes, sicut et ego accepi a Patre meo. Et Phil. 2 [8 sqq.], quod, quia factus est obediens usque ad mortem crucis, Deus exaltavit illum, ut in nomine Iesu omne genu flectatur, et omnis lingua ei confiteatur. Et ideo ante passionem suam noluit gentibus praedicari suam doctrinam, sed post passionem suam dixit discipulis, Matth. 28 [19], euntes, docete omnes gentes. Propter quod, ut legitur Ioan. 12 [20 sqq.], cum, imminente passione, quidam gentiles vellent videre Iesum, respondit, nisi granum frumenti cadens in terram mortuum fuerit, ipsum solum manet, si autem mortuum fuerit, multum fructum affert. Et, sicut Augustinus dicit ibidem, se dicebat granum mortificandum in infidelitate Iudaeorum, multiplicandum in fide populorum.

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