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31 dicembre – martedì VII giorno fra l’ottava di Natale

31 dicembre – martedì VII giorno fra l’ottava di Natale
07/10/2019 elena

31 dicembre – martedì
VII giorno fra l’ottava di Natale

Prima lettura
(1 Gv 2,18-21)

   Figlioli, è giunta l’ultima ora. Come avete sentito dire che l’anticristo deve venire, di fatto molti anticristi sono già venuti. Da questo conosciamo che è l’ultima ora. Sono usciti da noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; sono usciti perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri. Ora voi avete ricevuto l’unzione dal Santo, e tutti avete la conoscenza. Non vi ho scritto perché non conoscete la verità, ma perché la conoscete e perché nessuna menzogna viene dalla verità.

L’Anticristo capo dei malvagi

San Tommaso
(S. Th. III, q. 8, a. 8, corpo)

   Come si è detto sopra, nel capo fisico si trovano tre cose: l’ordine, la perfezione e la virtù. Quanto dunque all’ordine temporale l’Anticristo non è il capo dei cattivi, poiché il suo peccato non è primordiale come il peccato del diavolo. – Similmente non è il capo dei cattivi neppure per la capacità di influire. Se anche infatti trascinerà al male alcuni del suo tempo con artifici esterni, tuttavia quelli che vissero prima di lui non furono indotti al male da lui, né imitarono la sua malizia. Per cui da questo punto di vista non potrebbe essere detto capo di tutti i cattivi, ma solo di alcuni. – Resta dunque che venga detto capo di tutti i cattivi per la perfezione della sua malizia. Per cui l’espressione di 2 Ts 2 [4]: Mostrandosi come Dio, così è commentata dalla Glossa: «Come in Cristo abitò tutta la pienezza della divinità, così nell’Anticristo la pienezza di tutta la malvagità», non nel senso che il diavolo assuma nell’unità della persona l’umanità di quest’ultimo, come il Figlio di Dio l’umanità di Cristo, ma nel senso che il diavolo gli suggerirà la sua malizia più che a tutti gli altri. E così tutti gli altri cattivi del passato sono quasi figura dell’Anticristo, come è detto in 2 Ts 2 [7]: Il mistero dell’iniquità è già in atto.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 8, a. 8, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut supra [a. 1] dictum est, in capite naturali tria inveniuntur, scilicet ordo, perfectio et virtus influendi. Quantum ergo ad ordinem temporis, non dicitur esse Antichristus caput malorum, quasi eius peccatum praecesserit, sicut praecessit peccatum diaboli. – Similiter etiam non dicitur esse malorum caput propter virtutem influendi. Si enim aliquos sui temporis ad malum sit conversurus, exterius inducendo; non tamen illi qui ante eum fuerunt, ab ipso sunt in malitiam inducti, nec eius malitiam sunt imitati. Unde secundum hoc non posset dici caput omnium malorum, sed aliquorum. Relinquitur igitur quod dicatur caput omnium malorum propter malitiae perfectionem. Unde super illud 2 Thess. 2 [4], ostendens se tanquam sit Deus, dicit Glossa, sicut in Christo omnis plenitudo divinitatis inhabitavit, ita in Antichristo plenitudo omnis malitiae, non quidem ita quod humanitas eius sit assumpta a diabolo in unitate personae, sicut humanitas Christi a filio Dei; sed quia diabolus malitiam suam eminentius ei influit suggerendo quam omnibus aliis. Et secundum hoc, omnes alii mali qui praecesserunt sunt quasi quaedam figura Antichristi, secundum illud 2 Thess.2 [7], mysterium iam operatur iniquitatis.

Vangelo (Gv 1,1-18)

   In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

Verbo e Figlio

San Tommaso
(S. Th. I, q. 34, a. 2, corpo)

   Verbo, applicato a Dio in senso proprio, è un termine o nome proprio della persona del Figlio. Infatti esso significa una certa emanazione intellettuale, e la persona che in Dio procede per emanazione intellettuale è detta Figlio, e tale emanazione è detta generazione, come si è già spiegato. Resta quindi che in Dio soltanto il Figlio è detto propriamente Verbo.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 34, a. 2, corpus)

   Respondeo dicendum quod Verbum proprie dictum in divinis personaliter accipitur, et est proprium nomen personae Filii. Significat enim quandam emanationem intellectus, persona autem quae procedit in divinis secundum emanationem intellectus, dicitur Filius, et huiusmodi processio dicitur generatio, ut supra [q. 27 a. 2] ostensum est. Unde relinquitur quod solus Filius proprie dicatur Verbum in divinis.

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