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29 dicembre – Domenica Santa Famiglia di Gesù Maria e Giuseppe

29 dicembre – Domenica Santa Famiglia di Gesù Maria e Giuseppe
07/10/2019 elena

29 dicembre – Domenica
Santa Famiglia di Gesù
Maria e Giuseppe

Prima lettura
(Sir 3,3-7.14-17a)

   Il Signore ha glorificato il padre al di sopra dei figli e ha stabilito il diritto della madre sulla prole. Chi onora il padre espìa i peccati e li eviterà, e la sua preghiera quotidiana sarà esaudita. Chi onora sua madre è come chi accumula tesori. Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera. Chi glorifica il padre vivrà a lungo, chi obbedisce al Signore darà consolazione alla madre. Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia, non contristarlo durante la sua vita. Sii indulgente, anche se perde il senno, e non disprezzarlo, mentre tu sei nel pieno vigore. L’opera buona verso il padre non sarà dimenticata, otterrà il perdono dei peccati, rinnoverà la tua casa.

La virtù della pietà

La pietà è quella virtù che ci fa prestare ossequio ai superiori, verso i quali in un certo modo siamo debitori.

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 101, a. 1, corpo)

   Un uomo diviene debitore di altri in più modi, secondo i loro gradi di dignità e secondo i diversi benefici che ne ha ricevuti. Ora, da ambedue i punti di vista Dio è al primo posto, perché infinitamente grande, e causa prima per noi dell’essere e dell’agire. Al secondo posto invece, come principi dell’essere e dell’agire, vengono i genitori e la patria, dai quali e nella quale siamo nati e siamo stati allevati. Così dunque, dopo che a Dio, l’uomo è debitore ai genitori e alla patria. Quindi, come spetta alla religione prestare culto a Dio, così subito dopo spetta alla pietà prestare ossequi ai genitori e alla patria. Ma nell’ossequio verso i genitori è incluso quello relativo a tutti i consanguinei: poiché la loro consanguineità dipende dai nostri genitori, come nota il Filosofo. Dell’ossequio poi verso la patria partecipano sia i compatrioti, sia gli amici di essa. Quindi la pietà si estende principalmente a queste persone.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 101, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod homo efficitur diversimode aliis debitor secundum diversam eorum excellentiam, et diversa beneficia ab eis suscepta. In utroque autem Deus summum obtinet locum, qui et excellentissimus est, et est nobis essendi et gubernationis primum principium. Secundario vero nostri esse et gubernationis principium sunt parentes et patria, a quibus et in qua et nati et nutriti sumus. Et ideo post Deum, maxime est homo debitor parentibus et patriae. Unde sicut ad religionem pertinet cultum Deo exhibere, ita secundo gradu ad pietatem pertinet exhibere cultum parentibus et patriae. In cultu autem parentum includitur cultus omnium consanguineorum, quia etiam consanguinei ex hoc dicuntur quod ex eisdem parentibus processerunt, ut patet per philosophum, in 8 Ethic. In cultu autem patriae intelligitur cultus concivium, et omnium patriae amicorum. Et ideo ad hos principaliter pietas se extendit.

Seconda lettura
(Col 3,12-21)

   Fratelli, scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro.
   Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie!
   La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori. E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre.
   Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza. Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino.

Giustizia e misericordia

San Tommaso
(S. Th. I, q. 21, a. 3, soluzione 2)

   2. Quando Dio opera con misericordia non agisce contro la sua giustizia, ma compie qualcosa oltre i limiti della giustizia; precisamente come se a un tale a cui sono dovuti cento denari uno desse del suo duecento denari: costui non agirebbe contro la giustizia, ma agirebbe con liberalità o con misericordia. E così pure se uno perdonasse un’offesa commessa contro di lui. Infatti chi perdona, in qualche maniera dà: per cui l’Apostolo in Ef 4,32 chiama il perdono una donazione: Donatevi a vicenda, come anche Cristo ha donato a voi. Da ciò appare chiaro, dunque, che la misericordia non elimina la giustizia, ma è una certa quale pienezza della giustizia. Per questo in Gc 2,13 è detto: la misericordia esalta il giudizio.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 21, a. 3, ad secundum)

   Ad secundum dicendum quod Deus misericorditer agit, non quidem contra iustitiam suam faciendo, sed aliquid supra iustitiam operando, sicut si alicui cui debentur centum denarii, aliquis ducentos det de suo, tamen non contra iustitiam facit, sed liberaliter vel misericorditer operatur. Et similiter si aliquis offensam in se commissam remittat. Qui enim aliquid remittit, quodammodo donat illud, unde apostolus remissionem donationem vocat, Ephes. 5 [nunc 4,32], donate invicem, sicut et Christus vobis donavit. Ex quo patet quod misericordia non tollit iustitiam, sed est quaedam iustitiae plenitudo. Unde dicitur Iac. 2 [13], quod misericordia superexaltat iudicium.

Vangelo
(Mt 2,13-15; 19-23)

   I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
   Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
   Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino».
   Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

Il tempo della nascita di Cristo

San Tommaso
(S. Th. III, q. 35, a. 8, soluzione 2)

   2. Cristo volle nascere sotto un re straniero perché si adempisse la profezia di Giacobbe: Non sarà tolto lo scettro da Giuda, né il comando dal suo femore, finché verrà colui al quale esso appartiene (Gen49,10). Poiché, come dice il Crisostomo, «finché il popolo giudaico era governato da re giudei, benché peccatori, venivano mandati come rimedio i profeti. Quando invece la legge di Dio cadde sotto il potere di un re iniquo, venne al mondo Cristo: poiché un’infermità grande e irrimediabile esigeva un medico più capace».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 35, a. 8, ad secundum)

   Ad secundum dicendum quod Christus regis alienigenae tempore nasci voluit, ut impleretur prophetia Iacob dicentis, Gen. 49 [10], non auferetur sceptrum de Iuda, et dux de femore eius, donec veniat qui mittendus est. Quia, ut Chrysostomus dicit, super Matth., quandiu Iudaica gens sub Iudaicis regibus, quamvis peccatoribus, tenebatur, prophetae mittebantur ad remedium eius. Nunc autem, quando lex Dei sub potestate regis iniqui tenebatur, nascitur Christus, quia magna et desperabilis infirmitas medicum artificiosiorem quaerebat.

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