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28 dicembre – sabato Santi Innocenti, martiri Tempo di Natale

28 dicembre – sabato Santi Innocenti, martiri Tempo di Natale
07/10/2019 elena

28 dicembre – sabato
Santi Innocenti, martiri
Tempo di Natale

Prima lettura
(1 Gv 1,5-2,2)

   Figlioli miei, questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che noi vi annunciamo: Dio è luce e in lui non c’è tenebra alcuna. Se diciamo di essere in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, siamo bugiardi e non mettiamo in pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, il Figlio suo, ci purifica da ogni peccato. Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non avere peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi. Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.

Le tenebre interiori

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Giovanni,
c. 8, lez. 2, II, v. 12, n. 1144)

   1144. Effetto di questa luce [che è Cristo] è dissipare le tenebre: «Chi segue me non cammina nelle tenebre». E poiché questa luce è universale, dissipa universalmente tutte le tenebre.
   Ora, esistono tre tipi di tenebre, a cominciare dalle tenebre dell’ignoranza, di cui è detto nei Salmi (81,5): «Costoro non sanno e non intendono, e vanno brancolando nelle tenebre». E queste derivano dalla ragione stessa, che in se stessa si oscura. C’è poi l’ignoranza della colpa, di cui si parla in Ef 5,8: «Una volta eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore». E queste tenebre colpiscono la ragione umana non per se stessa, ma a motivo della parte appetitiva, in quanto, mal disposta per le passioni o per qualche abitudine, desidera come bene ciò che realmente non lo è. Così pure ci sono le tenebre della dannazione eterna, di cui si legge (Mt 25,30): «Il servo inutile gettatelo nelle tenebre esteriori». Ma mentre le prime due si riscontrano in questa vita, le ultime si riscontrano al termine di essa. «Chi dunque segue me non cammina nelle tenebre»: né dell’ignoranza, perché «io sono la verità»; né della colpa, perché «io sono la via»; né della dannazione eterna, perché «io sono la vita».

Testo latino di San Tommaso
(Super Ioannem,

c. 8, lect. 2, II, v. 12, n. 1144)

   Effectus autem huius lucis est expellere tenebras; unde dicit qui sequitur me, non ambulat in tenebris. Et quia lux ista est universalis, ideo universaliter tenebras omnes expellit. Sunt autem triplices tenebrae, scilicet ignorantiae; Ps. 81,5: nescierunt neque intellexerunt: in tenebris ambulant. Et hae sunt rationis secundum seipsam, inquantum per seipsam obnubilatur. Item culpae; Eph. 5,8: eratis aliquando tenebrae, nunc autem lux in Domino. Et istae sunt rationis humanae non ex se, sed ex appetitu, inquantum male dispositus per passiones vel habitum, appetit aliquid ut bonum, quod tamen non est vere bonum. Item tenebrae damnationis aeternae; Matth. c. 25,30: inutilem servum eiicite in tenebras exteriores. Sed duae primae sunt in vita ista; tertiae vero sunt in termino viae. Qui ergo sequitur me, non ambulat in tenebris, ignorantiae, quia ego sum veritas, nec culpae, quia ego sum via, neque damnationis aeternae, quia ego sum vita.

Vangelo (Mt 2,13-18)

   I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio». Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa: «Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più».

Il martirio degli innocenti

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 124, a. 1, soluzione 1)

   1. Alcuni affermano che nei Santi Innocenti sarebbe stato anticipato miracolosamente l’uso del libero arbitrio, per cui essi avrebbero sofferto il martirio volontariamente. Ma non avendo ciò alcun fondamento nella Scrittura, è meglio dire che questi bambini trucidati conseguirono per la grazia di Dio quella gloria del martirio che gli altri meritano con la propria volontà. Infatti lo spargimento del sangue per Cristo sostituisce il battesimo. Come quindi i meriti di Cristo fanno conseguire la gloria agli altri bambini mediante la grazia battesimale, così nei bambini uccisi essi producono il conseguimento della palma del martirio. Per cui S. Agostino rivolge loro queste parole: «A mettere in dubbio la vostra corona per le sofferenze da voi sopportate per Cristo sarà solo colui che ritiene che anche agli altri bambini non giovi il battesimo. Voi non avevate l’età per credere nella futura passione di Cristo, ma avevate la carne per affrontare la passione per Cristo».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 124, a. 1, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod quidam dixerunt quod in innocentibus acceleratus est miraculose usus liberi arbitrii, ita quod etiam voluntarie martyrium passi sunt. Sed quia hoc per auctoritatem Scripturae non comprobatur, ideo melius dicendum est quod martyrii gloriam, quam in aliis propria voluntas meretur, illi parvuli occisi per Dei gratiam sunt assecuti. Nam effusio sanguinis propter Christum vicem gerit Baptismi. Unde sicut pueris baptizatis per gratiam baptismalem meritum Christi operatur ad gloriam obtinendam, ita in occisis propter Christum meritum martyrii Christi operatur ad palmam martyrii consequendam. Unde Augustinus dicit, in quodam sermone De Epiphania, quasi eos alloquens, ille de vestra corona dubitabit in passione pro Christo, qui etiam parvulis Baptismum prodesse non aestimat Christi. Non habebatis aetatem qua in passurum Christum crederetis, sed habebatis carnem in qua pro Christo passuro passionem sustineretis.

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