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23 dicembre Tempo di Avvento Feria verso Natale

23 dicembre Tempo di Avvento Feria verso Natale
07/10/2019 elena

23 dicembre
Tempo di Avvento
Feria verso Natale

Prima lettura
(Mal 3,1-4.23-24)

   Così dice il Signore: «Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti. Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. Siederà per fondere e purificare l’argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia. Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani.
   Ecco, io invierò il profeta Elìa prima che giunga il giorno grande e terribile del Signore: egli convertirà il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i padri, perché io, venendo, non colpisca la terra con lo sterminio».

Il precursore

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Matteo,
c. 11, lez. 1, v. 10, n. 914)

   914. Dice dunque: Ho detto che è più che un profeta, e di lui si dice (Mal 3,1): «Ecco, io manderò un mio messaggero [lat. angelo, al mio cospetto] a preparare la via davanti a te» ecc. In questo testo vengono poste le eccellenze di Giovanni, poiché innanzitutto lo chiama angelo; ora, l’angelo è sopra il profeta, poiché come il sacerdote sta in mezzo fra il profeta e il popolo, così il profeta fra gli angeli e i sacerdoti. L’angelo poi fra Dio e i profeti; per cui Zaccaria dice: «L’angelo che parlava in me» (1,9). Angelo è nome di ufficio, non di natura, per cui Giovanni è detto angelo in base all’ufficio. C’è infatti differenza fra l’angelo e il profeta, poiché gli angeli vedono manifestamente, per cui si legge, più sotto 18,10: «Vi dico infatti che i loro angeli vedono sempre il volto del Padre mio che è nei cieli». Gli angeli vedono sempre il volto di Dio, i profeti no. Per cui, come gli angeli vedono sempre il volto del Padre, così Giovanni vede Cristo in modo speciale, e per questo dice: mio.
   Così pure dice al mio cospetto. Quando un re va, lo precedono molti, ma i più familiari precedono al suo cospetto: così Giovanni viene detto più onorabile poiché è mandato al suo cospetto; infatti è tanto più degno di onore quanto più è vicino. Parimenti egli preparava la via, poiché battezzava; per cui dice a preparare la via davanti a te.

Testo latino di San Tommaso
(Super Matthaeum,

c. 11, lect. 1, v. 10, n. 914)

   Dicit ergo: dixi quod est plusquam propheta, de quo habetur Mal. 3,1: ecce ego mitto Angelum meum, qui praeparabit viam tuam ante te et cetera. In hac auctoritate ponuntur excellentiae Ioannis, quia primo vocat eum Angelum: Angelus enim est supra prophetam, quia sicut sacerdos est medius inter prophetam et populum, sic propheta inter Angelos et sacerdotes. Angelus autem inter Deum et prophetas; unde Zacharias dicit: Angelus qui loquebatur in me, Zach. 1,9. Angelus est nomen officii, non naturae; unde Ioannes Angelus dicitur ex officio. Differentia est enim inter Angelum et prophetam, quia Angeli manifeste vident, unde habetur inf. 18,10, ubi dicitur: dico enim vobis, quia Angeli eorum semper vident faciem Patris mei qui in caelis est. Angeli semper vident faciem Dei, prophetae vero non. Unde sicut Angeli semper vident faciem Patris, sic Ioannes specialiter Christum vidit: et ideo quia specialiter, ideo dicit meum. Item dicit ante faciem meam. Quando rex vadit, praecedunt multi, sed magis familiares praecedunt faciem suam; sic Ioannes honorabilior dicitur, quia missus ante faciem eius: tanto enim honorabilior, quanto propinquior. Item iste praeparabat viam, quia baptizabat; unde dicit qui praeparabit viam ante te.

Vangelo (Lc 1,57-66)

   In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
   Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
   Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
   Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.

L’imposizione del nome

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 1, lez. 25, vv. 59-64)

   S. AMBROGIO. Ammira come l’Evangelista ha iniziato dicendo che molti dei presenti avevano pensato di dare al bambino il nome di Zaccaria, suo padre; e ciò per farti comprendere che sua madre non aveva nulla in contrario a dargli tale nome, ma lo Spirito Santo le aveva rivelato il nome che l’angelo aveva precedentemente annunziato a Zaccaria. Questi infatti, essendo muto, non poté comunicare alla moglie tale nome, per cui Elisabetta apprese per rivelazione ciò che non poteva sapere da suo marito; e così intervenne [dicendo]: «No, si chiamerà Giovanni». Non sorprenderti se ella indica con tanta sicurezza un nome di cui nessuno le aveva parlato; poiché lo Spirito Santo, che lo aveva comunicato all’angelo, glielo rivelò. Infatti, colei che aveva annunciato pubblicamente la venuta di Cristo non poteva ignorare il nome del precursore. E nota le parole che seguono: Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela» ecc.; ciò indica che non si tratta di un nome di famiglia, ma del nome di un profeta. Si interroga con cenni anche Zaccaria; ma poiché l’incredulità gli aveva fatto perdere la parola e l’udito, ciò che non poteva esprimere a parole lo fece intendere con segni e per iscritto: chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Ossia, non imponiamo il nome a chi lo ha già ricevuto da Dio. ORIGENE. Zaccaria significa: chi si ricorda di Dio, e Giovanni: colui che mostra. Ora, il ricordo riguarda chi è assente, ma non si mostra se non colui che è presente. Infatti Giovanni non doveva richiamare il ricordo di Dio come assente, ma additarlo come presente in mezzo agli uomini, dicendo: «Ecco l’Agnello di Dio».

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,
c. 1, lect. 25, vv. 59-64)

   Ambrosius. Mire autem sanctus Evangelista praemittendum putavit quod plurimi infantem patris nomine Zachariam appellandum putarunt; ut advertas, matri non nomen alicuius displicuisse de genere; sed id Sancto infusum Spiritu, quod ab Angelo ante Zachariae fuerat praenuntiatum. Et quidem ille mutus intimare vocabulum filii nequivit uxori; sed per prophetiam Elisabeth didicit quod non didicerat a marito: unde sequitur et respondens mater eius dixit: nequaquam; sed vocabitur Ioannes. Nec mireris, si nomen mulier quod non audivit asseruit, quando Spiritus ei Sanctus, qui Angelo mandaverat, revelavit: neque poterat Domini ignorare praenuntium, qui prophetaverat Christum. Et bene sequitur et dixerunt ad illam: quia nemo est in cognatione tua qui vocetur hoc nomine: ut intelligas nomen non generis esse, sed vatis. Zacharias quoque nutu interrogatur: unde sequitur innuebant autem patri eius quem vellet vocari eum. Sed quia incredulitas ei affatum eripuerat, et auditum; quod voce non poterat, manu et litteris est locutus: unde sequitur et postulans pugillarem, scripsit dicens: Ioannes est nomen eius: hoc est, non ei nos nomen imponimus qui iam a Deo nomen accepit. Origenes in Lucam. Zacharias quidem interpretatur memor Dei; Ioannes autem significat demonstrantem: ceterum et absentis memoria, et praesentis demonstratio est. Debebat autem Ioannes non memoriam Dei ut absentis exprimere, immo digito demonstrare praesentem, dicens: Ecce Agnus Dei.

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