Please select a page for the Contact Slideout in Theme Options > Header Options

22 dicembre Quarta Domenica di Avvento

22 dicembre Quarta Domenica di Avvento
07/10/2019 elena

22 dicembre

Quarta Domenica di Avvento

Prima lettura (Is 7,10-14)

   In quei giorni, il Signore parlò ancora ad Acaz: «Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto». Ma Acaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore». Allora Isaia disse: «Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele».

Il concepimento verginale

San Tommaso
(S. Th. III, q. 28, a. 1, corpo)

   Dobbiamo assolutamente credere che la Madre di Cristo ha concepito in modo verginale, poiché la dottrina contraria è l’eresia degli Ebioniti e di Cerinto, che ritenevano Cristo un puro uomo, nato dall’unione dei due sessi. – E del concepimento verginale di Cristo si possono addurre quattro motivi di convenienza. Primo, perché fosse salvata la dignità del Padre celeste che mandava il suo Figlio nel mondo. Essendo infatti Cristo vero e naturale figlio di Dio, non era conveniente che avesse un altro padre, e che una prerogativa di Dio fosse comunicata ad altri. – Secondo, poiché ciò conveniva alle proprietà personali del Figlio che fu inviato nel mondo. Egli infatti è il Verbo di Dio. Ora, il verbo è concepito senza alterazione o corruzione della mente: anzi, un’alterazione di questo genere impedisce la concezione del verbo mentale. Poiché dunque la carne fu assunta per essere la carne del Verbo di Dio, era conveniente che anch’essa fosse concepita senza alcuna corruzione della madre. – Una terza ragione di convenienza è fornita dalla dignità della natura umana di Cristo, nella quale non doveva esserci posto per il peccato, dato che per mezzo di essa veniva tolto il peccato del mondo, secondo le parole di Gv 1 [29]: Ecco l’agnello di Dio, cioè l’innocente, che toglie il peccato del mondo. Ma non era possibile che da una natura già corrotta dall’atto coniugale nascesse una carne immune dal peccato di origine. Infatti S. Agostino scrive che nel matrimonio di Maria e di Giuseppe «mancò soltanto l’atto coniugale: poiché esso non poteva essere compiuto senza una certa concupiscenza carnale, che deriva dal peccato e senza la quale volle essere concepito colui che non avrebbe avuto alcun peccato». – La quarta ragione di convenienza si trova nel fine stesso dell’incarnazione di Cristo, che era di far rinascere gli uomini a figli di Dio non da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio [Gv 1,13], cioè per la potenza di Dio. Ora, il modello di questa rinascita doveva apparire nel concepimento stesso di Cristo. Per cui S. Agostino scrive: «Conveniva che per un insigne miracolo il nostro capo nascesse secondo la carne da una vergine, per indicare che le sue membra sarebbero nate secondo lo spirito da quella vergine che è la Chiesa».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 28, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod simpliciter confitendum est matrem Christi virginem concepisse, contrarium enim pertinet ad haeresim Ebionitarum et Cerinthi, qui Christum purum hominem arbitrantur, et de utroque sexu eum natum putaverunt. – Quod Christus sit conceptus ex virgine, conveniens est propter quatuor. Primo, propter mittentis Patris dignitatem conservandam. Cum enim Christus sit verus et naturalis Dei filius, non fuit conveniens quod alium patrem haberet quam Deum, ne Dei dignitas transferretur ad alium. – Secundo, hoc fuit conveniens proprietati ipsius Filii, qui mittitur. Qui quidem est Verbum Dei. Verbum autem absque omni corruptione cordis concipitur, quinimmo cordis corruptio perfecti verbi conceptionem non patitur. Quia igitur caro sic fuit a Verbo Dei assumpta ut esset caro Verbi Dei, conveniens fuit quod etiam ipsa sine corruptione matris conciperetur. – Tertio, hoc fuit conveniens dignitati humanitatis Christi, in qua locum peccatum habere non debuit, per quam peccatum mundi tollebatur, secundum illud Ioan. 1 [29], ecce, Agnus Dei, scilicet innocens, qui tollit peccatum mundi. Non poterat autem esse quod in natura iam corrupta ex concubitu caro nasceretur sine infectione originalis peccati. Unde Augustinus dicit, in libro De nuptiis et concupiscentia, solus nuptialis concubitus ibi non fuit, scilicet in matrimonio Mariae et Ioseph, quia in carne peccati fieri non poterat sine ulla carnis concupiscentia, quae accidit ex peccato, sine qua concipi voluit qui futurus erat sine peccato. Quarto, propter ipsum finem incarnationis Christi, qui ad hoc fuit ut homines renascerentur in filios Dei, non ex voluntate carnis, neque ex voluntate viri, sed ex Deo, idest ex Dei virtute. Cuius rei exemplar apparere debuit in ipsa conceptione Christi. Unde Augustinus, in libro De sancta Virginitate, oportebat caput nostrum, insigni miraculo, secundum corpus nasci de virgine, ut significaret membra sua de virgine Ecclesia secundum spiritum nascitura.

Seconda lettura (Rm 1,1-7)

   Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio – che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture e che riguarda il Figlio suo, nato dalla stirpe di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro Signore; per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia di essere apostoli, per suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del suo nome, e tra queste siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo –, a tutti quelli che sono a Roma, amati da Dio e santi per chiamata, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo!

La discendenza da Davide

San Tommaso
(S. Th. III, q. 31, a. 2, corpo)

   Come risulta da Mt 1 [1], Cristo è chiamato a titolo speciale figlio di due antichi padri, cioè di Abramo e di Davide. E le ragioni sono molteplici. La prima è che a loro in modo speciale fu promesso il Messia. Infatti ad Abramo fu detto: Saranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra (Gen 22,18). E S. Paolo riferisce a Cristo tale profezia scrivendo: È ad Abramo e alla sua discendenza che furono fatte le promesse. La Scrittura non dice “e ai tuoi discendenti”, come se si trattasse di molti, ma dice “e alla tua discendenza”, come a uno solo, cioè a Cristo (Gal 3,16). A Davide poi fu detto: Il frutto delle tue viscere io metterò sul tuo trono [Sal 131,11]. Per cui le folle dei Giudei, tributando a Cristo onori regali, lo acclamarono con le parole: Osanna al Figlio di Davide [Mt 21,9]. – La seconda ragione è che Cristo sarebbe stato re, profeta e sacerdote. Ora, Abramo fu sacerdote, come risulta dall’ordine che Dio gli diede: Prendimi una giovenca di tre anni… [Gen 15,9]. Fu inoltre profeta, secondo quelle parole: Egli è un profeta: preghi egli per te [Gen 20,7]. Davide poi fu re e profeta. – La terza ragione è che in Abramo ebbe inizio per la prima volta la circoncisione [Gen 17,10], mentre in Davide si manifestò con la massima evidenza la scelta di Dio, secondo le parole di 1 Sam 13 [14]: Il Signore si è già scelto un uomo secondo il suo cuore. Perciò Cristo è chiamato in modo specialissimo figlio dell’uno e dell’altro per far capire che egli è la salvezza tanto dei Circoncisi quanto degli eletti fra i Gentili.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 31, a. 2, corpus)

   Respondeo dicendum quod Christus specialiter duorum antiquorum patrum filius dicitur esse, Abrahae scilicet et David, ut patet Matth. 1 [1]. Cuius est multiplex ratio. Prima quidem, quia ad hos specialiter de Christo repromissio facta est. Dictum est enim Abrahae, Gen. 22 [18], benedicentur in semine tuo omnes gentes terrae, quod apostolus de Christo exponit, dicens, Gal.3 [16], Abrahae dictae sunt promissiones, et semini eius. Non dicit et seminibus, quasi in multis, sed, quasi in uno, et semini tuo, qui est Christus. Ad David autem dictum est [Ps. 131,11], de fructu ventris tui ponam super sedem tuam. Unde et populi Iudaeorum, ut regem honorifice suscipientes, dicebant, Matth. 21 [9], hosanna Filio David. – Secunda ratio est quia Christus futurus erat rex, propheta et sacerdos. Abraham autem sacerdos fuit, ut patet ex hoc quod Dominus dixit ad eum, Gen. 15 [9], sume tibi vaccam triennem, et cetera. Fuit etiam propheta, secundum id quod dicitur Gen. 20 [7], propheta est, et orabit pro te. David autem rex fuit et propheta. – Tertia ratio est quia in Abraham primo incoepit circumcision [Gen. 17,10], in David autem maxime manifestata est Dei electio, secundum illud quod dicitur 1 Reg. 13 [14], quaesivit sibi Dominus virum iuxta cor suum. Et ideo utriusque filius Christus specialissime dicitur, ut ostendatur esse in salutem circumcisioni et electioni gentilium.

Vangelo (Mt 1,18-24)

   Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”.
   Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù.

Il matrimonio tra Maria e Giuseppe

San Tommaso
(S. Th. III, q. 29, a. 2, corpo)

   Il matrimonio o coniugio è detto vero quando raggiunge la sua perfezione. Ma una cosa può avere due perfezioni. La prima consiste nella forma che dà alla cosa la sua natura specifica, la seconda invece consiste nell’operazione per cui la cosa raggiunge il suo fine. Ora, la forma del matrimonio consiste nell’indivisibile unione degli animi, che obbliga ciascuno dei coniugi a mantenersi perpetuamente fedele all’altro. Il fine poi del matrimonio consiste nella generazione e nell’educazione della prole: la prima mediante l’atto coniugale, la seconda mediante le altre attività per mezzo delle quali il marito e la moglie si aiutano a vicenda per nutrire la prole. – Ora, rispetto alla prima perfezione il matrimonio tra la Vergine Madre di Dio e S. Giuseppe fu verissimo, poiché ambedue diedero il consenso all’unione coniugale; non invece espressamente all’atto coniugale se non sotto la condizione: «Se piacesse a Dio». Per cui anche l’angelo chiama Maria sposa di Giuseppe, dicendo a quest’ultimo: Non temere di prendere con te Maria, tua sposa (Mt 1,20). E S. Agostino commenta: «Per la fedeltà già promessa nel fidanzamento è chiamata sposa la donna che Giuseppe non aveva e non avrebbe sessualmente conosciuto». – Rispetto invece alla seconda perfezione, che dipende dagli atti propri del matrimonio, se ci riferiamo all’unione sessuale, attraverso la quale si genera la prole, quel matrimonio non fu consumato. Per cui osserva S. Ambrogio: «Non ti meravigliare che la Scrittura chiami sposa Maria: non è per toglierle la verginità, ma per attestare il legame del matrimonio e la celebrazione delle nozze». Tuttavia tale matrimonio ebbe anche questa seconda perfezione quanto all’educazione della prole. Scrive infatti S. Agostino: «Tutti i beni del matrimonio si ebbero nei genitori di Cristo: la prole, la fedeltà, il sacramento. La prole sappiamo che è lo stesso Signore Gesù; la fedeltà, poiché non vi fu adulterio; il sacramento, poiché non vi fu divorzio. Vi mancò soltanto l’unione carnale».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 29, a. 2, corpus)

   Respondeo dicendum quod matrimonium sive coniugium dicitur verum ex hoc quod suam perfectionem attingit. Duplex est autem rei perfectio, prima et secunda. Prima quidem perfectio in ipsa forma rei consistit, ex qua speciem sortitur, secunda vero perfectio consistit in operatione rei, per quam res aliqualiter suum finem attingit. Forma autem matrimonii consistit in quadam indivisibili coniunctione animorum, per quam unus coniugum indivisibiliter alteri fidem servare tenetur. Finis autem matrimonii est proles generanda et educanda, ad quorum primum pervenitur per concubitum coniugalem; ad secundum, per alia opera viri et uxoris, quibus sibi invicem obsequuntur ad prolem nutriendam. – Sic igitur dicendum est quod, quantum ad primam perfectionem, omnino verum fuit matrimonium virginis matris Dei et Ioseph, quia uterque consensit in copulam coniugalem; non autem expresse in copulam carnalem, nisi sub conditione, si Deo placeret. Unde et Angelus vocat Mariam coniugem Ioseph, dicens ad Ioseph, Matth. 1 [20], noli timere accipere Mariam coniugem tuam. Quod exponens Augustinus, in libro De nuptiis et concupiscentia, dicit, coniux vocatur ex prima desponsationis fide, quam concubitu nec cognoverat, nec fuerat cogniturus. – Quantum vero ad secundam perfectionem, quae est per actum matrimonii, si hoc referatur ad carnalem concubitum, per quem proles generatur, non fuit illud matrimonium consummatum. Unde Ambrosius dicit, super Luc., non te moveat quod Mariam Scriptura coniugem vocat. Non enim virginitatis ereptio, sed coniugii testificatio nuptiarum celebratio declaratur. – Habuit tamen illud matrimonium etiam secundam perfectionem quantum ad prolis educationem. Unde Augustinus dicit, in libro De nuptiis et concupiscentia, omne nuptiarum bonum impletum est in illis parentibus Christi, proles, fides et sacramentum. Prolem cognoscimus ipsum Dominum Iesum; fidem, quia nullum adulterium; sacramentum, quia nullum divortium. Solus ibi nuptialis concubitus non fuit.

CondividiShare on FacebookShare on Google+