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21 dicembre Tempo di Avvento Feria verso Natale

21 dicembre Tempo di Avvento Feria verso Natale
07/10/2019 elena

21 dicembre
Tempo di Avvento
Feria verso Natale

Prima lettura (Ct 2,8-14)

   Una voce! L’amato mio! Eccolo, viene saltando per i monti, balzando per le colline. L’amato mio somiglia a una gazzella o ad un cerbiatto.
   Eccolo, egli sta dietro il nostro muro; guarda dalla finestra, spia dalle inferriate.
   Ora l’amato mio prende a dirmi: «Àlzati, amica mia, mia bella, e vieni, presto! Perché, ecco, l’inverno è passato, è cessata la pioggia, se n’è andata; i fiori sono apparsi nei campi, il tempo del canto è tornato e la voce della tortora ancora si fa sentire nella nostra campagna. Il fico sta maturando i primi frutti e le viti in fiore spandono profumo. Àlzati, amica mia, mia bella, e vieni, presto! O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia, nei nascondigli dei dirupi, mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave, il tuo viso è incantevole».

La carità amicizia con Dio

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 23, a. 1, corpo)

   Come insegna il Filosofo, non un amore qualsiasi ha natura di amicizia, ma solo quello accompagnato dalla benevolenza: quando, cioè, amiamo uno in modo da volergli del bene. Se invece non vogliamo del bene alle realtà amate, ma il loro stesso bene lo vogliamo a noi, come quando amiamo il vino o altre cose del genere, allora non si ha un amore di amicizia, ma di concupiscenza: è ridicolo infatti dire che uno ha amicizia verso il vino, o verso un cavallo. Anzi, per l’amicizia non basta neppure la benevolenza, ma si richiede l’amore scambievole: poiché un amico è amico per l’amico. E tale mutua benevolenza è fondata su qualche comunanza. – Ora, essendoci una certa comunanza dell’uomo con Dio, in quanto questi ci rende partecipi della sua beatitudine, è necessario che su questa comunicazione si fondi un’amicizia. E di questa compartecipazione così è detto in 1 Cor 1 [9]: Fedele è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione del Figlio suo. Ma l’amore che si fonda su questa comunicazione è la carità. Quindi è evidente che la carità è una certa amicizia dell’uomo con Dio.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 23, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod, secundum philosophum, in 8 Ethic., non quilibet amor habet rationem amicitiae, sed amor qui est cum benevolentia, quando scilicet sic amamus aliquem ut ei bonum velimus. Si autem rebus amatis non bonum velimus, sed ipsum eorum bonum velimus nobis, sicut dicimur amare vinum aut equum aut aliquid huiusmodi, non est amor amicitiae, sed cuiusdam concupiscentiae, ridiculum enim est dicere quod aliquis habeat amicitiam ad vinum vel ad equum. Sed nec benevolentia sufficit ad rationem amicitiae, sed requiritur quaedam mutua amatio, quia amicus est amico amicus. Talis autem mutua benevolentia fundatur super aliqua communicatione. Cum igitur sit aliqua communicatio hominis ad Deum secundum quod nobis suam beatitudinem communicat, super hac communicatione oportet aliquam amicitiam fundari. De qua quidem communicatione dicitur 1 ad Cor. 1 [9], fidelis Deus, per quem vocati estis in societatem Filii eius. Amor autem super hac communicatione fundatus est caritas. Unde manifestum est quod caritas amicitia quaedam est hominis ad Deum.

Vangelo (Lc 1,39-45)

   In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo.
   E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Il culto dovuto a Maria

San Tommaso
(S. Th. III, q. 25, a. 5, corpo)

   Il culto di latria, essendo dovuto soltanto a Dio, non va attribuito a nessuna creatura, se s’intende onorarla per se stessa. Però, mentre le creature irrazionali non sono suscettibili di venerazione per se stesse, lo sono invece le creature razionali. Quindi a nessuna creatura razionale per se stessa spetta il culto di latria. Essendo dunque la santa Vergine una pura creatura razionale, non le è dovuto il culto di latria, ma il culto di dulia soltanto; in modo superiore però alle altre creature, in quanto essa è la Madre di Dio. Si dice perciò che le è dovuto non un culto di dulia qualsiasi, ma di iperdulia.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 25, a. 5, corpus)

   Respondeo dicendum quod, quia latria soli Deo debetur, non debetur creaturae prout creaturam secundum se veneramur. Licet autem creaturae insensibiles non sint capaces venerationis secundum seipsas, creatura tamen rationalis est capax venerationis secundum seipsam. Et ideo nulli purae creaturae rationali debetur cultus latriae. Cum ergo Beata Virgo sit pure creatura rationalis, non debetur ei adoratio latriae, sed solum veneratio duliae, eminentius tamen quam ceteris creaturis, inquantum ipsa est mater Dei. Et ideo dicitur quod debetur ei, non qualiscumque dulia, sed hyperdulia.

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