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19 dicembre Tempo di Avvento Feria verso Natale

19 dicembre Tempo di Avvento Feria verso Natale
07/10/2019 elena

19 dicembre
Tempo di Avvento
Feria verso Natale

Prima lettura
(Gdc 13,2-7.24-25a)

   In quei giorni, c’era un uomo di Sorèa, della tribù dei Danìti, chiamato Manòach; sua moglie era sterile e non aveva avuto figli.
   L’angelo del Signore apparve a questa donna e le disse: «Ecco, tu sei sterile e non hai avuto figli, ma concepirai e partorirai un figlio. Ora guardati dal bere vino o bevanda inebriante e non mangiare nulla d’impuro. Poiché, ecco, tu concepirai e partorirai un figlio sulla cui testa non passerà rasoio, perché il fanciullo sarà un nazireo di Dio fin dal seno materno; egli comincerà a salvare Israele dalle mani dei Filistei».
   La donna andò a dire al marito: «Un uomo di Dio è venuto da me; aveva l’aspetto di un angelo di Dio, un aspetto maestoso. Io non gli ho domandato da dove veniva ed egli non mi ha rivelato il suo nome, ma mi ha detto: “Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio; ora non bere vino né bevanda inebriante e non mangiare nulla d’impuro, perché il fanciullo sarà un nazireo di Dio dal seno materno fino al giorno della sua morte”».
   E la donna partorì un figlio che chiamò Sansone. Il bambino crebbe e il Signore lo benedisse. Lo spirito del Signore cominciò ad agire su di lui.

La virtù cardinale della fortezza

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 123, a. 1, corpo)

   Secondo il Filosofo, «la virtù è quella disposizione che rende buono chi la possiede e l’atto che egli compie»; di conseguenza «le virtù umane», di cui ora parliamo, «sono le disposizioni che rendono buono un uomo e buoni gli atti che egli compie». Ora, la bontà di un uomo consiste nell’essere conforme alla ragione, come dice Dionigi. Perciò le virtù umane hanno il compito di rendere conformi alla ragione l’uomo e i suoi atti. – Ora, ciò può avvenire in tre modi. Primo, rettificando la ragione stessa: il che si ottiene mediante le virtù intellettuali. Secondo, portando la rettitudine della ragione nei rapporti umani: e ciò si ha mediante la giustizia. Terzo, togliendo gli ostacoli all’attuazione di tale rettitudine. – Ora, la volontà umana trova due ostacoli nel seguire la rettitudine della ragione. Primo, per il fatto che essa è attratta da cose dilettevoli a compiere atti diversi da quelli richiesti dalla rettitudine della ragione: e tale ostacolo è rimosso dalla virtù della temperanza. Secondo, per il fatto che la volontà si allontana da quanto è conforme alla ragione per qualcosa di difficile che incombe. E per togliere questo ostacolo si richiede la fortezza dell’animo, in modo che si possa resistere a tali difficoltà: come si richiede la forza, ossia il vigore del corpo, per superare e respingere il male fisico. È quindi evidente che la fortezza è una virtù, in quanto rende l’agire dell’uomo conforme alla ragione.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 123, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod, secundum philosophum, in 2 Ethic., virtus est quae bonum facit habentem, et opus eius bonum reddit, unde virtus hominis, de qua loquimur, est quae bonum facit hominem, et opus eius bonum reddit. Bonum autem hominis est secundum rationem esse, secundum Dionysium, 4 cap. De div. nom. Et ideo ad virtutem humanam pertinet ut faciat hominem et opus eius secundum rationem esse. Quod quidem tripliciter contingit. Uno modo, secundum quod ipsa ratio rectificatur, quod fit per virtutes intellectuales. Alio modo, secundum quod ipsa rectitudo rationis in rebus humanis instituitur, quod pertinet ad iustitiam. Tertio, secundum quod tolluntur impedimenta huius rectitudinis in rebus humanis ponendae. Dupliciter autem impeditur voluntas humana ne rectitudinem rationis sequatur. Uno modo, per hoc quod attrahitur ab aliquo delectabili ad aliud quam rectitudo rationis requirat, et hoc impedimentum tollit virtus temperantiae. Alio modo, per hoc quod voluntatem repellit ab eo quod est secundum rationem, propter aliquid difficile quod incumbit. Et ad hoc impedimentum tollendum requiritur fortitudo mentis, qua scilicet huiusmodi difficultatibus resistat, sicut et homo per fortitudinem corporalem impedimenta corporalia superat et repellit. Unde manifestum est quod fortitudo est virtus, inquantum facit hominem secundum rationem esse.

Vangelo (Lc 1,5-25)

   Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
   Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso.
   Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
   Zaccarìa disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo».
   Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
   Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».

La realizzazione
della profezia di Giacobbe

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca 1,5)

   S. BEDA. Il regno di Erode, che era straniero, è una prova della venuta del Messia. Infatti era stato predetto da Giacobbe (Gen 49,10): «Non sarà tolto lo scettro da Giuda, né il bastone del comando tra i suoi piedi, finché verrà colui al quale esso appartiene, e a cui è dovuta l’obbedienza dei popoli». Ora, dopo l’uscita dall’Egitto, i Giudei furono governati da dei giudici della loro nazione, fino al profeta Samuele, e in seguito da dei re fino alla deportazione a Babilonia. Dopo il ritorno da Babilonia, il potere sovrano fu esercitato da Sommi Sacerdoti fino a Ircano, insieme re e pontefice. Con l’uccisione di questo da parte di Erode, per ordine di Cesare Augusto il regno di Giuda fu donato allo stesso Erode, che era straniero; e fu al trentunesimo anno del suo regno che ebbe luogo, secondo la citata profezia di Giacobbe, l’avvento di Colui che doveva essere mandato.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam 1,5)

   Beda in Lucam. Tempus autem Herodis alienigenae regis dominico attestatur adventui; praedictum namque fuerat quia non deficiet princeps de Iuda, neque dux de femore eius, donec veniat qui mittendus est. Ex quo enim patres ex Aegypto exierunt, suae gentis iudicibus usque ad Samuelem prophetam, ac deinde regibus usque ad transmigrationem Babyloniae regebantur. Post reditum vero Babyloniae pontifices rerum summam gerebant usque ad Hircanum regem simul et pontificem, quo ab Herode interempto, Iudaeae regnum ipsi Herodi alienigenae iussu Augusti Caesaris traditur gubernandum; cuius trigesimo primo anno, iuxta prophetiam supradictam, qui mittendus erat advenit.

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