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16 dicembre – lunedì Tempo di Avvento – 3a Settimana

16 dicembre – lunedì Tempo di Avvento – 3a Settimana
07/10/2019 elena

16 dicembre – lunedì
Tempo di Avvento – 3a Settimana

Prima lettura
(Nm 24,2-7.15-17)

   In quei giorni, Balaam alzò gli occhi e vide Israele accampato, tribù per tribù. Allora lo spirito di Dio fu sopra di lui. Egli pronunciò il suo poema e disse: «Oracolo di Balaam, figlio di Beor, e oracolo dell’uomo dall’occhio penetrante; oracolo di chi ode le parole di Dio, di chi vede la visione dell’Onnipotente, cade e gli è tolto il velo dagli occhi.
   Come sono belle le tue tende, Giacobbe, le tue dimore, Israele! Si estendono come vallate, come giardini lungo un fiume, come àloe, che il Signore ha piantato, come cedri lungo le acque.
   Fluiranno acque dalle sue secchie e il suo seme come acque copiose. Il suo re sarà più grande di Agag e il suo regno sarà esaltato».
   Egli pronunciò il suo poema e disse: «Oracolo di Balaam, figlio di Beor, oracolo dell’uomo dall’occhio penetrante, oracolo di chi ode le parole di Dio e conosce la scienza dell’Altissimo, di chi vede la visione dell’Onnipotente, cade e gli è tolto il velo dagli occhi.
   Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da vicino: una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele».

La scienza dell’Altissimo

San Tommaso
(S. Th. I, q. 14, a. 1, corpo)

   In Dio vi è scienza allo stato perfettissimo. A chiarimento di ciò, bisogna considerare che gli esseri conoscitivi si distinguono dagli esseri non conoscitivi in questo, che i non conoscitivi hanno solo la propria forma, mentre quelli dotati di conoscenza sono fatti per avere anche le forme delle altre cose, poiché in colui che conosce si trova l’immagine dell’oggetto conosciuto. Quindi è chiaro che la natura degli esseri non conoscitivi è più ristretta e più limitata, mentre quella dei conoscitivi è di maggiore ampiezza ed estensione. Per tale motivo il Filosofo dice che «l’anima è in certo qual modo tutte le cose». Ma la limitazione della forma viene dalla materia. Per questo anche sopra abbiamo detto che le forme, quanto più sono immateriali, tanto più si accostano a una certa infinità. È dunque evidente che l’immaterialità di un essere è la ragione della sua natura conoscitiva, e che la perfezione del conoscere dipende dal grado di immaterialità. Per questo Aristotele dice che le piante non sono dotate di conoscenza a causa della loro materialità. Il senso, invece, è conoscitivo per la sua capacità a ricevere le immagini delle cose senza la materia; l’intelletto, poi, lo è ancora di più in quanto maggiormente staccato dalla materia e senza misture, come dice Aristotele. Quindi, essendo Dio nel sommo grado di immaterialità, come appare chiaro da ciò che precede, ne viene che egli è all’apice del conoscere.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 14, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod in Deo perfectissime est scientia. Ad cuius evidentiam, considerandum est quod cognoscentia a non cognoscentibus in hoc distinguuntur, quia non cognoscentia nihil habent nisi formam suam tantum; sed cognoscens natum est habere formam etiam rei alterius, nam species cogniti est in cognoscente. Unde manifestum est quod natura rei non cognoscentis est magis coarctata et limitata, natura autem rerum cognoscentium habet maiorem amplitudinem et extensionem. Propter quod dicit philosophus, 3 De anima, quod anima est quodammodo omnia. Coarctatio autem formae est per materiam. Unde et supra diximus quod formae, secundum quod sunt magis immateriales, secundum hoc magis accedunt ad quandam infinitatem. Patet igitur quod immaterialitas alicuius rei est ratio quod sit cognoscitiva; et secundum modum immaterialitatis est modus cognitionis. Unde in 2 De anima dicitur quod plantae non cognoscunt, propter suam materialitatem. Sensus autem cognoscitivus est, quia receptivus est specierum sine materia, et intellectus adhuc magis cognoscitivus, quia magis separatus est a materia et immixtus, ut dicitur in 3 De anima. Unde, cum Deus sit in summo immaterialitatis, ut ex superioribus patet, sequitur quod ipse sit in summo cognitionis.

Vangelo (Mt 21,23-27)

   In quel tempo, Gesù entrò nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: «Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?».
   Gesù rispose loro: «Anch’io vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, anch’io vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?».
   Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, ci risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Se diciamo: “Dagli uomini”, abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta».
   Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch’egli disse loro: «Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Origine del battesimo di Giovanni

San Tommaso
(S. Th. III, q. 38, a. 2, corpo e soluzione 1)

   Nel battesimo di Giovanni possiamo considerare due cose: il rito e l’effetto del battesimo. Il rito certamente non proveniva dagli uomini, ma da Dio, il quale con una rivelazione personale dello Spirito Santo mandò Giovanni a battezzare. L’effetto invece proveniva dall’uomo: poiché quel battesimo non produceva nulla che l’uomo non potesse fare. Quindi non fu solo da Dio; se non nel senso che è Dio stesso a operare nell’uomo.
   Col battesimo della nuova legge gli uomini sono battezzati interiormente per mezzo dello Spirito Santo, cosa che solo Dio può fare. Invece mediante il battesimo di Giovanni l’acqua purificava soltanto il corpo. Per cui in Mt 3 [11] è detto: Io vi battezzo con acqua, ma egli vi battezzerà nello Spirito Santo. Per questo il battesimo di Giovanni prende il nome da lui: poiché in esso non c’era nulla che egli non potesse fare. Invece il battesimo della nuova legge non prende il nome dal ministro, il quale non causa l’effetto principale del sacramento, cioè la mondezza interiore.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 38, a. 2, corpus e ad primum)

   Respondeo dicendum quod in Baptismo Ioannis duo possunt considerari, scilicet ipse ritus baptizandi, et effectus Baptismi. Ritus quidem baptizandi non fuit ab hominibus, sed a Deo, qui familiari Spiritus Sancti revelatione Ioannem ad baptizandum misit. Effectus autem illius Baptismi fuit ab homine, quia nihil in illo Baptismo efficiebatur quod homo facere non posset. Unde non fuit a solo Deo, nisi inquantum Deus in homine operatur.
   Ad primum ergo dicendum quod per Baptismum novae legis homines interius per Spiritum Sanctum baptizantur, quod facit solus Deus. Per Baptismum autem Ioannis solum corpus mundabatur aqua. Unde dicitur Matth. 3 [11], ego baptizo vos in aqua, ille vos baptizabit in Spiritu Sancto. Et ideo Baptismus Ioannis denominatur ab ipso, quia scilicet nihil in eo agebatur quod ipse non ageret. Baptismus autem novae legis non denominatur a ministro, qui principalem Baptismi effectum non agit, scilicet interiorem emundationem.

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