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5 dicembre – giovedì Tempo di Avvento – 1a Settimana

5 dicembre – giovedì Tempo di Avvento – 1a Settimana
07/10/2019 elena

5 dicembre – giovedì
Tempo di Avvento – 1a Settimana

Prima lettura (Is 26,1-6)

   In quel giorno si canterà questo canto nella terra di Giuda: «Abbiamo una città forte; mura e bastioni egli ha posto a salvezza. Aprite le porte: entri una nazione giusta, che si mantiene fedele. La sua volontà è salda; tu le assicurerai la pace, pace perché in te confida. Confidate nel Signore sempre, perché il Signore è una roccia eterna, perché egli ha abbattuto coloro che abitavano in alto, ha rovesciato la città eccelsa, l’ha rovesciata fino a terra, l’ha rasa al suolo. I piedi la calpestano: sono i piedi degli oppressi, i passi dei poveri».

Cristo è il consolatore e la pace

San Tommaso
(Super Isaia, c. 26)

   Nota sulle parole: «Abbiamo una città forte» che Cristo è la nostra città forte poiché ci conferma innanzitutto nella fede. 1 Cor 3: «Nessuno può porre un altro fondamento oltre a quello che è stato posto, che è Cristo Gesù». Secondo, nella speranza. Eb 6: «Abbiamo un forte incoraggiamento ad afferrarci saldamente alla speranza che ci è proposta». Terzo, nella carità. Ef 3: «Radicati e fondati nella carità». Lc 12: «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e che cosa voglio se non che si accenda?». Quarto, nelle opere. Fil 2: «è Dio che opera in noi il volere e il fare, secondo i suoi benevoli disegni». Quinto, nella tentazione. 1 Cor 10: «Fedele è Dio, il quale non permetterà che siate tentati al di sopra delle vostre forze». Sesto, nell’accusa. 1 Gv 2: «Abbiamo un avvocato presso il Padre, Gesù Cristo giusto». Settimo, nella remunerazione. Ap 3: «Farò di lui una colonna nel tempio del mio Dio».
   Parimenti, nota sulle parole: Aprite le porte, che dobbiamo aprire le porte con la meditazione, primo, della miseria infernale. Più avanti 38: «Andrò alle porte degli inferi». Secondo, della via giusta. Pr ult.: «Le lodino nelle porte le sue opere». Terzo, della gloria celeste. Sal 147: «Ha rinforzato le sbarre delle sue porte».
   Nota ancora sulla parola Pace, che sono tre le cose che procurano la pace nel presente. Primo, il disprezzo dell’opulenza temporale. Più avanti 57: «Il cuore degli empi è come un mare agitato, che non si può colmare». Secondo, il dominio della concupiscenza carnale. Sir 44: «Pacificando nelle loro case». Terzo, la contemplazione della divina sapienza. Sal 75: «Nella pace è la sua dimora; la sua abitazione in Sion».

Testo latino di San Tommaso
(Expositio super Isaiam ad litteram, c. 26)

   Nota super illo verbo, urbs fortitudinis, quod Christus est urbs fortitudinis nostrae, quia nos confirmat primo in fide. 1 Cor. 3: fundamentum aliud nemo potest ponere praeter id quod positum est, quod est Christus Jesus. Secundo in spe. Heb. 6: fortissimum solatium habeamus qui confugimus ad tenendam propositam spem. Tertio in caritate. Eph. 3: in caritate radicati et fundati. Luc. 12: ignem veni mittere in terram; quarto in opere. Phil. 2: Deus qui operatur nobis velle et perficere pro bona voluntate. Quinto in tentatione. 1 Cor. 10: fidelis Deus, qui non permittet vos tentari supra id quod potestis. Sexto in accusatione. 1 Joan. 2: advocatum habemus ad Deum Jesum Christum. Septimo in remuneratione. Apocal. 3: faciam illum columnam in templo Dei mei. Item nota super illo verbo, aperite, quod aperire debemus portas per meditationem primo infernalis miseriae, infra 38: vadam ad portas Inferi. Secundo justae vitae. Prov. ult.: laudent in portis opera ejus. Tertio caelestis gloriae. Psalm. 147: confortavit seras portarum tuarum. Item nota super illo verbo pacem, quod tria sunt quae faciunt pacem in praesenti. Primo contemptus temporalis opulentiae. Infra 57: impii autem quasi mare fervens, quod quiescere non potest. Secundo subjugatio carnalis concupiscentiae. Eccl. 44: pacificantes in domibus suis. Tertio contemplatio divinae sapientiae. Psalm. 75: in pace factus est locus ejus, et habitatio ejus in Sion.

Vangelo (Mt 7,21-27)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi? Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

La fede è obbedienza

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Matteo,
c. 7, lez. 2, v. 21, nn. 664-665)

   v. 21. Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
   Ma sembra che ciò sia contrario all’Apostolo che afferma (1 Cor 12,3): «Nessuno può dire Signore Gesù se non nello Spirito Santo». Ora, chi ha lo Spirito Santo entra nel regno dei cieli.
   Risponde S. Agostino che dire può essere inteso in più modi: comunemente, strettamente e propriamente. E strettamente non è altro che manifestare l’affetto e la volontà: e così viene inteso dall’Apostolo nel testo: «Nessuno può dire Signore Gesù se non nello Spirito Santo». E questo non è altro che credere nel Signore, e obbedire. Così comunemente, cioè annunziare a parole in qualsiasi modo; come in Is 29,13: «Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me».
   Oppure così. Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, ecc. Raddoppia questa parola: Signore, Signore, per indicare che c’è una duplice confessione, cioè della voce e della lode, nessuna delle quali è sufficiente. Per questo si legge in Is 29,13: «Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me».
   Chi dunque entrerà? Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, … ma colui che fa la volontà del Padre mio, ecc. Gv 3,13: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo», ecc. Per cui nessuno può salire se non chi discende come Cristo, di cui si dice (Gv 6,38): «Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato». Per cui bisogna fare la volontà di Dio. 1 Ts 4,3: «Questa è infatti la volontà di Dio: la vostra santificazione». Per cui Davide diceva (Sal 142,10): «Insegnami a compiere il tuo volere». E anche come il Signore ci ha insegnato a pregare: «Sia fatta la tua volontà».
   Bisogna però notare che dicendo regno allude alla ricompensa eterna, per cui dice: entrerà. Infatti quel regno consiste in beni spirituali, non in beni esteriori, e per questo dice: entrerà. Così Ct 1,4: «Mi ha introdotto nelle sue stanze». E parimenti dice dei cieli, poiché se anche qui uno ha ricchezze e onori, tutto questo è in vista di quello. Per cui la ricompensa sarà nelle realtà sublimi.

Testo latino di San Tommaso
(Super Matthaeum,

c. 7, lect. 2, v. 21, nn. 664-665)

   Sed videtur hoc esse contrarium apostolo dicenti nemo potest dicere Dominus Iesus, nisi in Spiritu Sancto. Sed qui habet Spiritum Sanctum, intrat in regnum caelorum. Solvit Augustinus, quod dicere dicitur multipliciter: communiter, et stricte, et proprie. Et stricte non est aliud nisi manifestare affectum et voluntatem; et sic dicitur ab apostolo: nemo potest dicere Dominus Iesus, nisi in Spiritu Sancto et cetera. Et hoc nihil aliud est quam credere Dominum, et obedire. Item communiter, idest ore qualitercumque nuntiare; de quo habetur Is. 29,13: populus hic labiis me honorat; cor autem eorum longe est a me. Vel sic. Non omnis qui dicit mihi, Domine, Domine et cetera. Ingeminat verbum hoc, Domine, Domine, ad significandum, quod duplex est confessio, scilicet vocis et laudis, quarum neutra sufficit. Ideo Is. 29,13: populus hic labiis me honorat, cor autem eorum longe est a me. Quis ergo intrabit? Non qui dicit Domine, Domine, sed qui fecerit voluntatem Patris mei et cetera. Io. 3,13: nemo ascendit in caelum, nisi qui descendit de caelo et cetera. Unde nemo potest ascendere, nisi descendat ut Christus, de quo dicitur Io. 6,38: descendi de caelo, non ut faciam voluntatem meam, sed voluntatem eius qui misit me. Unde oportet facere voluntatem Dei; 1 Thess. 4,3: haec est enim voluntas Dei sanctificatio vestra. Unde dicebat David Ps. 117,10: doce me facere voluntatem tuam. Et etiam sicut Dominus docuit orare, fiat voluntas tua. Sed notandum, quod per hoc quod dicit regnum, tangitur remuneratio aeterna; unde dicit intrabit. Illud enim regnum in bonis spiritualibus est, non in bonis exterioribus; ideo dicit intrabit. Ideo Cant. 1,4: introduxit me rex in cellaria sua. Item dicit caelorum, quia licet aliquis hic divitias habeat, vel honores, hoc totum est propter illud. Unde in sublimibus erit remuneratio.

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