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1 dicembre – Prima Domenica di Avvento

1 dicembre – Prima Domenica di Avvento
07/10/2019 elena

1 dicembre

Prima Domenica di Avvento

Prima lettura (Is 2,1-5)

   Messaggio che Isaia, figlio di Amoz, ricevette in visione su Giuda e su Gerusalemme. Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e s’innalzerà sopra i colli, e ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e diranno: «Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri». Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore. Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra. Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore.

Cristo giudice di tutte le genti

San Tommaso
(S. Th. III, q. 59, a. 4, corpo)

   Come si è visto sopra a proposito delle differenze dei peccati, è mortale quel peccato che è incompatibile con la carità, da cui dipende la vita dell’anima. Ora, infliggere un danno qualsiasi a un altro è di per sé in- conciliabile con la carità, che muove a volere il bene altrui. Siccome quindi l’ingiustizia consiste sempre nel danno di altri, è evidente che commettere un’ingiustizia è nel suo genere un peccato mortale.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 59, a. 4, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut supra [I-II q. 72 a. 5] dictum est cum de differentia pec- catorum ageretur, peccatum mortale est quod contrariatur caritati, per quam est animae vita. Omne autem nocumentum alteri illatum ex se caritati repugnat, quae movet ad volendum bonum alterius. Et ideo, cum iniustitia semper consistat in nocumento alterius, manifestum est quod facere iniustum ex genere suo est peccatummortale.

Seconda lettura (Rm 13,11-14)

   Fratelli, questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non lasciatevi prendere dai desideri della carne.

La salvezza è vicina

San Tommaso
(Sulla lettera ai Romani, c. 13, lez. 3, v. 11)

   «La salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti». Poiché la Chiesa legge queste parole nel tempo di Avvento, esse sembrano riferirsi non solo alla salvezza del singolo credente, ma anche a quella che Cristo operò nel suo primo avvento, in modo che vengano intese come se l’Apostolo parlasse a nome di tutti i fedeli che vissero dall’inizio del mondo. Infatti, avvicinandosi ormai il tempo dell’Incarnazione di Cristo, in vista del quale aumentavano i vaticini dei profeti, tempo che rappresenta la Chiesa, poteva dire: «La salvezza», che è Cristo, «è più vicina ora di quando diventammo credenti», cioè di quando gli uomini dall’inizio cominciarono a credere all’avvento futuro di Cristo. Isaia 56,1: Prossima a venire è la mia salvezza, e la mia giustizia sta per rivelarsi.
Le stesse parole potrebbero riferirsi anche al tempo della misericordia, nel quale uno comincia ad allontanarsi dai peccati passati. Allora infatti egli si avvicina alla sua salvezza più che al principio, quando possedeva una fede ancora informe, cioè priva della carità. Giacomo 4,7 s.: Resistete al diavolo e fuggirà da voi, avvicinatevi a Dio e si avvicinerà a voi.

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Romanos, c. 13, lect. 3, v. 11)

   Sed secundum quod Ecclesia haec verba adventus tempore legit, videntur haec verba esse referenda ad salutem quam Christus fecit in suo primo adventu, ut intelligamus apostolum loquentem quasi ex persona omnium fidelium qui fuerunt ab initio mundi. Appropinquante enim iam tempore incarnationis Christi, quo vaticinia prophetarum crebrescebant, quod tempus repraesentat Ecclesia, poterit dici: nunc propior est nostra salus scilicet Christus, quam cum credidimus, id est cum homines a principio credere coeperunt Christi adventum futurum. Is. 56,1: iuxta est salus mea, ut veniat, et iustitia mea, ut reveletur. Posset etiam assumi ad tempus misericordiae, quo quis incipit velle a praeteritis peccatis discedere. Tunc enim magis appropinquat suae saluti, quam a principio, dum haberet fidem informem. Iac. 4,7 s.; resistite diabolo, et fugiet a vobis; appropinquate Deo, et appropinquabit vobis, et cetera.

Vangelo (Mt 24,37-44)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.

Le tre venute del Signore

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Matteo, c. 24, lez. 4, v. 42)

   Si potrebbe chiedere perché il Signore, parlando agli Apostoli, che non sarebbero vissuti sino alla fine del mondo, dice: «Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà». Risponde S. Agostino che ciò vale anche per gli Apostoli, e per quelli che sono vissuti prima di noi, e per noi stessi, poiché il Signore viene in due modi. Alla fine del mondo verrà per tutti in generale, e parimenti verrà per chiunque alla sua fine, cioè al momento della morte. E il Signore ha voluto che ambedue i momenti siano incerti. E queste due venute si corrispondono: poiché uno sarà trovato alla seconda tale quale è stato trovato alla prima. Come dice ancora S. Agostino: «L’ultimo giorno del mondo trova impreparato chi era impreparato nel suo ultimo giorno».
Parimenti ciò si può dire anche di un’altra venuta, quella invisibile, quando il Signore viene nella mente, come si legge in Giobbe (9, 11): «Se verrà a me, non lo percepirò». Per cui viene a molti, e non lo percepiscono. Quindi dovete essere vigilanti, per aprirgli se bussa alla porta. Come si legge nell’Apocalisse (3, 20): Io sto alla porta e busso; se uno mi apre, entrerò da lui e cenerò con lui.

Testo latino di San Tommaso
(Super Matthaeum, c. 24, lect. 4, v. 42)

   Sed posset aliquis dicere, quod Dominus loquebatur apostolis; apostoli autem non erant victuri usque ad finem mundi: quomodo ergo dicit vigilate, quia nescitis qua hora Dominus vester venturus sit? Dicit Augustinus quod istud necessarium est etiam apostolis, et eis qui ante nos erant, et nobis, quia Dominus venit dupliciter. In fine mundi veniet ad omnes generaliter; item venit ad unumquemque in fine suo, scilicet in morte; Io. 14,18: non relinquam vos orphanos, veniam ad vos. Ergo duplex est adventus, in fine mundi et etiam in morte: et utrumque voluit esse incertum. Et isti adventus sibi respondent, quia talis invenitur quis in secundo, qualis fuerit in primo. Augustinus: imparatum invenit illum mundi novissimus dies, quem imparatum invenit suus ultimus dies. Item potest exponi de alio adventu, scilicet invisibili, quando venit in mentem; Iob 9,11: si venerit ad me, non percipiam. Unde ad multos venit, et non percipiunt. Unde multum debetis vigilare, ut si pulsaverit, aperiatis ei; unde Apoc. 3,20: Ego sto ante ostium, et pulso: si quis aperuit mihi, intrabo ad eum, et coenabo cum illo.

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