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25 novembre – lunedì Tempo Ordinario – 33a Settimana

25 novembre – lunedì Tempo Ordinario – 33a Settimana
01/03/2019 elena

25 novembre – lunedì
Tempo Ordinario – 33a Settimana

Prima lettura
(1 Mac 1, 10-15.41-43.54-57.62-64)

   In quei giorni, uscì una radice perversa, Antioco Epìfane, figlio del re Antioco, che era stato ostaggio a Roma, e cominciò a regnare nell’anno centotrentasette del regno dei Greci. In quei giorni uscirono da Israele uomini scellerati, che persuasero molti dicendo: «Andiamo e facciamo alleanza con le nazioni che ci stanno attorno, perché, da quando ci siamo separati da loro, ci sono capitati molti mali». Parve buono ai loro occhi questo ragionamento. Quindi alcuni del popolo presero l’iniziativa e andarono dal re, che diede loro facoltà d’introdurre le istituzioni delle nazioni. Costruirono un ginnasio a Gerusalemme secondo le usanze delle nazioni, cancellarono i segni della circoncisione e si allontanarono dalla santa alleanza. Si unirono alle nazioni e si vendettero per fare il male. Poi il re prescrisse in tutto il suo regno che tutti formassero un solo popolo e ciascuno abbandonasse le proprie usanze. Tutti i popoli si adeguarono agli ordini del re. Anche molti Israeliti accettarono il suo culto, sacrificarono agli idoli e profanarono il sabato. Nell’anno centoquarantacinque, il quindici di Chisleu, il re innalzò sull’altare un abominio di devastazione. Anche nelle vicine città di Giuda eressero altari e bruciarono incenso sulle porte delle case e nelle piazze. Stracciavano i libri della legge che riuscivano a trovare e li gettavano nel fuoco. Se presso qualcuno veniva trovato il libro dell’alleanza e se qualcuno obbediva alla legge, la sentenza del re lo condannava a morte. Tuttavia molti in Israele si fecero forza e animo a vicenda per non mangiare cibi impuri e preferirono morire pur di non contaminarsi con quei cibi e non disonorare la santa alleanza, e per questo appunto morirono. Grandissima fu l’ira sopra Israele.

Il martirio atto di virtù

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 124, a. 1, corpo)

   Come si è già detto, è compito della virtù far sì che uno si mantenga nel bene che è proprio della ragione. Ora, il bene della ragione consiste nella verità, che è il suo oggetto proprio; e nella giustizia, che è il suo effetto specifico, come risulta evidente dalle cose già spiegate. Ora, il martirio consiste nel fatto che uno persiste con fermezza nella verità e nella giustizia contro la violenza dei persecutori. È quindi evidente che il martirio è un atto di virtù.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 124, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut dictum est [q. 123 a. 12], ad virtutem pertinet quod aliquis in bono rationis conservetur. Consistit autem bonum rationis in veritate, sicut in proprio obiecto; et in iustitia, sicut in proprio effectu, sicut ex supra [q. 109 aa. 1-2;q. 123 a. 12] dictis patet. Pertinet autem ad rationem martyrii ut aliquis firmiter stet in veritate et iustitia contra persequentium impetus. Unde manifestum est quod martyrium est actus virtutis.

Vangelo (Lc 18,35-43)

   Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!». Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

Il merito della fede

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 2, a. 9, soluzione 3)

   3. Chi crede ha un motivo sufficiente che lo induce a credere: poiché viene indotto dall’autorità della rivelazione di Dio confermata dai miracoli; e più ancora dall’ispirazione interna di Dio che lo invita. Per cui non crede con leggerezza. Tuttavia non ha un motivo sufficiente per una conoscenza scientifica. E così non viene tolto il merito.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 2, a. 9, ad tertium)

   Ad tertium dicendum quod ille qui credit habet sufficiens inductivum ad credendum, inducitur enim auctoritate divinae doctrinae miraculis confirmatae, et, quod plus est, interiori instinctu Dei invitantis. Unde non leviter credit. Tamen non habet sufficiens inductivum ad sciendum. Et ideo non tollitur ratio meriti.

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