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24 novembre 34a Domenica del Tempo Ordinario Nostro Signore Gesù Cristo re dell’universo

24 novembre 34a Domenica del Tempo Ordinario Nostro Signore Gesù Cristo re dell’universo
01/03/2019 elena

24 novembre
34a Domenica del Tempo Ordinario

Nostro Signore Gesù Cristo
re dell’universo

Prima lettura (2 Sam 5,1-3)

   In quei giorni, vennero tutte le tribù d’Israele da Davide a Ebron, e gli dissero: «Ecco noi siamo tue ossa e tua carne. Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d’Israele”». Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele.

L’unzione di Davide

San Tommaso
(Sul Salmo 26, inizio)

   Bisogna notare che, come dice più diffusamente la Glossa, Davide fu unto come re tre volte. Primo, da Samuele, 1 Sam 16. E allora non fu re, ma ebbe il segno del regno. «Allora Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, ecc.». E allora lo spirito del Signore fu diretto su Davide, poiché da allora fu profeta, secondo S. Girolamo e Giuseppe. Secondo, a Ebron, 2 Sam 2: «Vennero degli uomini da Giuda, e misero Davide come re sulla casa di Giuda». Terzo, con la morte di Isboset figlio di Saul, regnò su tutto Israele, 2 Sam 8. Queste due unzioni venivano computate come una sola, poiché ambedue erano per conseguire l’attuale dignità regale. Nella prima subì la persecuzione da Saul, ma dopo la seconda e la terza regnò in pace. Ma sorge una difficoltà circa Assalonne.
   Rispondo dicendo che non subì persecuzioni da estranei, ma da Assalonne e Siba; per questo scrisse questo salmo dopo la seconda unzione. Però sembra meglio riferire le due unzioni a Cristo nel Nuovo Testamento, cioè di re e di sacerdote. E Cristo fu unto, con l’olio dello Spirito Santo: Sal 44: «Dio, il tuo Dio, ti ha consacrato, ecc.» come re e sacerdote. E questa unzione giunge fino a noi; Sal 132: «Come unguento sul capo, che discende sulla barba, sulla barba di Aronne». Gv 1: «Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto». Anzitutto dunque siamo unti con l’unzione spirituale nella figura del regno futuro: saremo infatti re e liberi. E poiché adesso soffriamo a motivo dei nemici, dopo saremo unti in duplice modo con la gloria attuale: cioè con la stola della gloria dell’anima e del corpo. Cristo invece fu unto prima con l’unzione della grazia, poi con quella della gloria.

Testo latino di San Tommaso
(Super Psalmo 26, n. 1)

   Notandum est quod sicut Glossa latius dicit, David tribus vicibus fuit unctus in regem. Primo a Samuele, 1 Reg. 16. Et tunc non fuit rex, sed habuit signum regni. Tulit Samuel cornu olei, et unxit eum in medio fratrum et cetera. Et tunc directus est spiritus Domini in David, quia ex tunc fuit propheta, secundum Hieronymum et Josephum. Secundo in Hebron, 2 Reg. 2: venerunt viri Juda, et unxerunt David in regem super domum Juda. Tertio occiso Isboseth filio Saulis regnavit super totum Israel, 2 Reg. 8: hae duae inunctiones computabantur pro una, quia utraque fuit pro actuali dignitate regni adipiscenda. In prima passus est persecutionem a Saule, sed post secundam et tertiam regnavit in pace. Sed contra de Absalone. Respondeo dicendum, quod non est passus persecutionem ab extraneis, sed ab Absalone et Siba: et ideo fecit hunc Psalmum ante secundam unctionem. Melius tamen videtur ut referantur ad Christum duae unctiones in novo testamento; scilicet regis et sacerdotis. Et Christus fuit unctus oleo Spiritus Sancti: Psalm. 44: unxit te Deus etc. in regem et sacerdotem. Et haec unctio derivatur usque ad nos: Psalm. 132. Sicut unguentum in capite quod descendit in barbam, barbam Aaron: Joan. 1: de plenitudine ejus omnes accepimus. Primo ergo ungimur sacerdotali unctione in figura futuri regni: erimus enim reges et liberi. Et quia adhuc patimur hostes, postea ungemur dupliciter actuali gloria: scilicet stola gloriae animae et corporis. Christus autem primo fuit unctus unctione gratiae, postea gloriae.

Seconda lettura (Col 1,12-20)

   Fratelli, ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce. È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore, per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati. Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, perché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono. Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa. Egli è principio, primogenito di quelli che risorgono dai morti, perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose. È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli.

Il regno del Figlio diletto

San Tommaso
(Sulla lettera ai Colossesi,
c. 1, lez. 3, vv. 13-14, nn. 26-28)

   26. E da questa parte segue l’effetto della grazia, cioè il trasferimento dalle tenebre alla luce. Quindi, primo, presenta il trasferimento. Secondo, presenta il modo secondo cui prima della grazia gli uomini sono schiavi del peccato [28].
   Infatti, poiché il peccato è tenebra, perciò essi si trovano nel potere delle tenebre, sia dei demoni sia dei peccati. Ef 6,12: «La nostra battaglia è contro i dominatori di questo mondo di tenebra …». Is 49,25: «Il prigioniero sarà strappato dal forte …». «E ci ha trasferiti …», perché diventassimo il regno di Dio. Gv 18,36: «Il mio regno non è di questo mondo …». E ciò accade quando siamo liberati dal peccato. Ap 5,10: «E li ha costituiti per il nostro Dio un regno di sacerdoti …». Oppure alla lettera, perché conseguissero la vita eterna. Mt 3,2: «Perché il regno dei cieli è vicino». E questo è quanto egli dice: «nel regno del Figlio del suo amore»
(…)
   28. Poi, quando dice: «per mezzo del quale abbiamo …», chiarisce il modo del trasferimento. Infatti l’uomo che si trova in peccato era tenuto schiavo in due modi, cioè mediante la schiavitù, Gv 8,34: «Chi compie il peccato è schiavo del peccato». Inoltre è reo della pena e lontano da Dio. Is 59,2: «Le vostre iniquità hanno scavato un abisso fra voi e il vostro Dio: i vostri peccati gli hanno fatto nascondere il suo volto, così che non vi ascolta».
   Cristo elimina entrambe queste cose perché, in quanto uomo, è diventato per noi un sacrificio e ci ha redenti nel suo sangue. Quindi dice: «per mezzo del quale abbiamo la redenzione». 1 Cor 6,20: «Siete stati acquistati a caro prezzo». Ma in quanto è Dio, per mezzo di lui otteniamo la remissione dei peccati, poiché il reato del peccato è stato sciolto per mezzo di lui.

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Colossenses,

c. 1, lect. 3, vv. 13-14, nn. 26-28)

   Et ex hac parte sequitur effectus gratiae, scilicet translatio de tenebris ad lucem. Et ideo primo ponit translationem, secundo modum in quo homines ante gratiam sunt servi peccati. Nam cum peccatum sit tenebrae, ideo sunt in potestate tenebrarum, sive daemonum, sive peccatorum. Eph. ult.: adversus rectores mundi tenebrarum harum, et cetera. Is. c. 49,25: captivitas a forti tollitur, et cetera. Et transtulit, etc., id est, ut essemus regnum Dei. Io. 19: regnum meum non est de hoc mundo, et cetera. Et hoc fit quando liberamur a peccato. Apoc. 5,10: fecisti nos Deo nostro regnum, et cetera. Vel ad litteram, ut consequeremur vitam aeternam. Matth. 3,2: appropinquabit regnum caelorum.(…)
   Deinde cum dicit in quo habemus, etc., ostendit modum translationis. Homo enim existens in peccato dupliciter tenebatur subditus, scilicet per servitutem. Io. c. 8,34: qui facit peccatum, servus est peccati. Item erat reus poenae, et aversus a Deo. Is. 59,2: iniquitates vestrae diviserunt inter vos et Deum vestrum, et peccata vestra absconderunt faciem eius a vobis, ne exaudiret. Haec duo removet Christus, quia, inquantum homo, factus est pro nobis sacrificium et redemit nos in sanguine suo. Et ideo dicit in quo habemus redemptionem. 1 Cor. 6, v. 20: empti estis pretio magno. Sed inquantum est Deus, habemus per eum peccatorum remissionem, quia reatus peccati solutus est per eum.

Vangelo (Lc 23,35-43)

   In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio. tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Il re dei Giudei

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 23, lez. 6-7, vv. 37-38)

   TEOFILATTO: I soldati presentarono a Cristo l’aceto come se servissero un re; infatti segue: Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso. BEDA: E bisogna osservare che i Giudei, bestemmiando, irridono il nome di Cristo, che era stato loro consegnato dall’autorità della Scrittura; mentre i soldati, che non conoscevano le Scritture, insultano non il Cristo scelto da Dio, ma il re dei Giudei. TEOFILATTO: Fa’ attenzione a un’altra sagacità del demonio usata contro Cristo: infatti egli promulga l’accusa contro Gesù nella triplice figura dell’alfabeto, affinché a nessuno dei passanti sfuggisse la ragione per cui egli era stato sospeso al legno della croce, cioè perché si faceva re; si dice infatti: Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei», con cui si significava che i Romani, che erano la più potente delle nazioni, i Greci che erano i più saggi, e i Giudei, che adoravano massimamente Dio, dovevano essere soggetti all’impero di Cristo. AMBROGIO: A buon diritto il titolo viene posto sopra la croce, poiché il regno di Cristo non appartiene al corpo umano, ma alla potenza divina. Leggo il titolo di re dei Giudei quando leggo (Gv 18,36): «Il mio regno non è di questo mondo». Leggo la causa di Cristo scritta sopra il suo capo, quando leggo (Gv 1,1): «E il Verbo era Dio»; infatti «il capo di Cristo è Dio» (1 Cor 11,3).

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 23, lect. 6-7, vv. 37-38)

   Theophylactus. Obtulerunt autem milites Christo acetum, quasi regi subministrantes; sequitur enim dicentes: si tu es rex Iudaeorum, salvum te fac. Beda. Et notandum, quod Iudaei vocabulum Christi Scripturae sibi auctoritate creditum blasphemantes irrident; milites vero, utpote Scripturarum nescii, non Christo, sed regi Iudaeorum insultant. Theophylactus. Aliam attende sagacitatem daemonis agitatam in Christum: triplici enim litterarum figura promulgabat accusationem Iesu, ne scilicet quemquam transeuntium lateat quod ob hoc suspensus fuerat, quia se regem faciebat; dicitur enim erat autem et superscriptio scripta super illum litteris graecis, latinis et hebraicis: hic est rex Iudaeorum: per quod significabatur, potentissimas gentium quales erant Romani, prudentissimas, quales Graeci, maxime Deum colentes, quale fuit Iudaeorum genus, subici debere imperio Christi. Ambrosius. Merito autem supra crucem ponitur titulus; quia non humani corporis, sed divinae potestatis est regnum quod habet Christus. Lego titulum regis Iudaeorum, cum lego: regnum meum non est de hoc mundo; lego causam Christi super caput eius scriptam, cum lego: et Deus erat Verbum: caput enim Christi Deus.

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