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23 novembre – sabato Tempo Ordinario – 32a Settimana

23 novembre – sabato Tempo Ordinario – 32a Settimana
01/03/2019 elena

23 novembre – sabato
Tempo Ordinario – 32a Settimana

Prima lettura
(Sap 18,14-16; 19,6-9)

   Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era a metà del suo rapido corso, la tua parola onnipotente dal cielo, dal tuo trono regale, guerriero implacabile, si lanciò in mezzo a quella terra di sterminio, portando, come spada affilata, il tuo decreto irrevocabile e, fermatasi, riempì tutto di morte; toccava il cielo e aveva i piedi sulla terra. Tutto il creato fu modellato di nuovo nella propria natura come prima, obbedendo ai tuoi comandi, perché i tuoi figli fossero preservati sani e salvi. Si vide la nube coprire d’ombra l’accampamento, terra asciutta emergere dove prima c’era acqua: il Mar Rosso divenne una strada senza ostacoli e flutti violenti una pianura piena d’erba; coloro che la tua mano proteggeva passarono con tutto il popolo, contemplando meravigliosi prodigi. Furono condotti al pascolo come cavalli e saltellarono come agnelli esultanti, celebrando te, Signore, che li avevi liberati.

La parola di Dio viva e onnipotente

San Tommaso
(Sulla lettera agli Ebrei,
c. 4, lez. 2, v. 12, n. 217)

   217. Dice dunque: «La parola di Dio è viva».
   Di per sé questo testo sembra presentare una difficoltà, ma se si considera un’altra traduzione, è più chiaro. Infatti, dove noi abbiamo «parola» (sermo), in greco abbiamo «logos», che è lo stesso che parola. Perciò «parola», cioè verbo. E in questo modo S. Agostino interpreta anche il testo di Gv 12: «La parola che ho annunciato», cioè io stesso che sono il Verbo. Sap 18,15: «La tua parola onnipotente del cielo, dal tuo trono regale …». E similmente qui la parola di Dio è viva, cioè il verbo di Dio è vivo.
   Infatti il verbo di Dio, concepito dall’eternità nell’intelletto paterno, è il verbo primordiale del quale in Sir 1,5 si dice: «Fonte di sapienza è la parola di Dio negli eccelsi». E poiché è il verbo primordiale, perciò da esso derivano tutte le altre parole, che non sono altro che i concetti espressi nella mente degli angeli, oppure nella nostra. Perciò quel verbo è l’espressione di tutte le parole, come una specie di sorgente. E le cose che vengono dette di quel verbo in un certo modo si adattano alle altre parole, ciascuna secondo il proprio modo.
   Di quella parola si dice che è «viva». Ora, una cosa si dice viva quando ha il movimento e l’operazione propri. E come la fonte che scaturisce si dice viva, così pure quella parola che ha un vigore perpetuo. Sal 118,89: «La tua parola, Signore, è stabile come il cielo». Gv 5,26: «Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso».
   Oppure si può riferire alla natura umana. Infatti è vivo, sebbene dagli altri fosse creduto morto, perché, una volta risorto, non muore più. Ap 1,18: «Io ero morto ma ora vivo per sempre». Similmente anche la parola della Scrittura è viva e indefettibile. Rm 9,6: «Tuttavia la parola di Dio non è venuta meno».

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Hebraeos,

c. 4, lect. 2, v. 12, n. 217)

   Dicit ergo Vivus est sermo Dei. Ista littera de se videtur habere difficultatem, tamen considerando aliam translationem, planior est. Ubi enim nos habemus sermo, in graeco habetur logos, quod est idem quod verbum. Unde sermo, id est, verbum. Et sic etiam exponit Augustinus illud Io. 12: sermo quem locutus sum, id est, ego ipse qui sum verbum. Sap. 18,15: Omnipotens sermo tuus, Domine, exiliens de caelo a regalibus sedibus venit. Et similiter hic sermo Dei est vivus, id est, verbum Dei vivum. Verbum enim Dei ab aeterno conceptum, in paterno intellectu est verbum primordiale, de quo Eccli. 1,5 dicitur: Fons sapientiae verbum Dei in excelsis. Et quia est primordiale, ideo ab ipso derivantur omnia alia verba, quae nihil aliud sunt quam quaedam conceptiones expressae in mente Angeli, vel nostra. Unde illud verbum est expressio omnium verborum, quasi fons quidam. Et illa, quae dicuntur de illo verbo, quodammodo aptantur ad alia verba, secundum suum modum. De illo autem dicitur, quod est vivus. Dicitur autem res viva, quamdiu habet motum et operationem suam. Sicut enim fons scaturiens dicitur vivus, sic et verbum illud quod habet perpetuum vigorem. Ps. 118,89: In aeternum, Domine, verbum tuum permanet in caelo. Io. 5,26: Sicut enim Pater habet vitam in semetipso, sic dedit et Filio vitam habere in semetipso. Vel potest referri ad humanam naturam. Est enim vivus, licet ab aliis reputetur mortuus, quia cum resurrexit, iam non moritur. Apoc. 1,18: Fui mortuus, et ecce sum vivens in saecula saeculorum. Similiter etiam sermo Scripturae est vivus et indeficiens. Rom. c. 9,6: Non autem quod exciderit verbum Dei.

Vangelo (Lc 18,1-8)

   In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
   E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

La fede negli ultimi giorni

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 18, lez. 2, v. 8b)

   Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra? AGOSTINO: Qui il Signore parla della fede perfetta: essa infatti difficilmente si trova sulla terra. Ecco, la Chiesa di Dio è piena: chi vi accederebbe se non ci fosse alcuna fede? Chi non trasporterebbe le montagne se la fede fosse piena? BEDA: Ma quando il Creatore onnipotente comparirà nella forma del Figlio dell’uomo, gli eletti saranno così rari che la fine di tutto il mondo sarà affrettata non tanto dalle grida dei fedeli, quanto dal torpore degli altri. Ora, ciò che il Signore dice qui in forma quasi dubitativa, non lo mette in dubbio, ma lo accusa: infatti anche noi talora, di cose che teniamo per certe, parliamo in forma dubitativa a modo di rimprovero; come se dicessimo a un servo: considera, forse sono il tuo padrone. AGOSTINO: Il Signore dice questo per mostrare che se viene meno la fede, perisce la preghiera. Quindi crediamo per pregare, e preghiamo perché la stessa fede non venga meno. La fede genera la preghiera, e la preghiera a sua volta ottiene la fermezza della fede.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 18, lect. 2, v. 8b)

   «Verumtamen Filius hominis veniens, putas, inveniet fidem in terra?». Augustinus De verb. Dom. Dicit autem Dominus de fide quae perfecta est: ipsa enim vix invenitur in terra. Ecce plena est Ecclesia Dei: quis huc accederet, si nulla esset fides: quis non montes transferret, si plena esset fides? Beda. Cum autem omnipotens conditor in forma Filii hominis apparuerit, tanta erit raritas electorum, ut non tam ob clamorem fidelium, quam torporem aliorum, totius mundi sit acceleranda ruina. Quod autem Dominus hic quasi dubitative dicit, non dubitat, sed arguit: nam et nos aliquando de rebus quas certas habemus, increpative verbum dubitationis promimus; ut si dicatur servo: considera, forsitan dominus tuus sum. Augustinus. Hoc autem Dominus adicit, ut ostendat quod si fides deficit, oratio perit. Ergo ut oremus credamus, et ut ipsa fides non deficiat oremus. Fides fundit orationem, fusa oratio fidei impetrat firmitatem.

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