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12 novembre – martedì Memoria di San Giosafat Tempo Ordinario – 32a Settimana

12 novembre – martedì Memoria di San Giosafat Tempo Ordinario – 32a Settimana
01/03/2019 elena

12 novembre – martedì
Memoria di San Giosafat
Tempo Ordinario – 32a Settimana

Prima lettura
(Sap 2,23-3,9)

   Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità, lo ha fatto immagine della propria natura. Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono. Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio, nessun tormento li toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero, la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace. Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza resta piena d’immortalità. In cambio di una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé; li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come l’offerta di un olocausto. Nel giorno del loro giudizio risplenderanno, come scintille nella stoppia correranno qua e là. Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli e il Signore regnerà per sempre su di loro. Coloro che confidano in lui comprenderanno la verità, i fedeli nell’amore rimarranno presso di lui, perché grazia e misericordia sono per i suoi eletti.

L’immortalità dell’anima umana

San Tommaso
(S. Th. I, q. 75, a. 6, corpo e soluzione 1)

   È necessario affermare che l’anima umana, cioè il principio intellettivo, è incorruttibile. Infatti la corruzione di una cosa avviene in due modi: direttamente [per se], e indirettamente [per accidens]. Ora, non è possibile che un essere sussistente nasca o perisca in maniera indiretta, cioè in forza della generazione o della corruzione di un altro essere. Infatti la generazione e la corruzione competono a una cosa nella stessa maniera in cui le compete l’essere, il quale è acquistato con la generazione ed è perduto con la corruzione. Per conseguenza ciò che direttamente possiede l’essere non può soggiacere alla generazione e alla corruzione altro che direttamente; al contrario gli esseri non sussistenti, come gli accidenti e le forme materiali, si dice che nascono e periscono in seguito alla generazione e alla corruzione del composto [in cui si trovano]. Ora, abbiamo visto che le anime dei bruti non sono direttamente sussistenti, ma lo è soltanto l’anima umana. Quindi le loro anime periscono con la distruzione del corpo, mentre l’anima umana non potrebbe perire se non mediante la propria diretta distruzione. Ciò però è impossibile non solo per essa, ma per ogni ente sussistente che sia soltanto forma. Infatti è chiaro che quanto direttamente [per se] compete a un essere, è da esso inseparabile. Ora, l’essere compete direttamente alla forma, la quale è atto. Per cui la materia acquista l’essere in atto acquistando la forma, e la corruzione si verifica in essa appunto perché la forma viene a separarsi da essa. Ora, è impossibile che una forma si separi da se stessa. È dunque impossibile che una forma sussistente cessi di esistere. Ma anche ammettendo che l’anima fosse composta di materia e di forma, come dicono alcuni, bisognerebbe sempre ritenerla incorruttibile. Infatti non si trova corruzione se non là dove si trova contrarietà; poiché i processi di generazione e corruzione provengono da elementi contrari e tendono a termini contrari – per cui i corpi celesti, non avendo una materia soggetta a contrarietà sono incorruttibili –. Ma non vi può essere contrarietà alcuna nell’anima intellettiva. Le sue percezioni infatti, che avvengono secondo il modo del suo essere, sono prive di contrarietà: per cui anche le nozioni dei contrari non sono tra loro contrarie nell’intelletto, anzi, è unica la scienza dei contrari. Non è dunque possibile che l’anima intellettiva sia corruttibile. E una riprova di questa verità può vedersi nel fatto che ogni essere desidera naturalmente di esistere nel modo ad esso conveniente. Ma negli esseri dotati di conoscenza il desiderio segue la conoscenza. Ora, mentre i sensi conoscono l’essere soltanto nelle circostanze particolari di luogo e di tempo, l’intelletto percepisce l’essere su un piano assoluto e rispetto a ogni tempo. Per cui ogni essere dotato di intelletto desidera naturalmente di esistere sempre. Ma un desiderio naturale non può essere vano. Quindi ogni sostanza intellettuale è incorruttibile.
   1. Salomone fa quell’affermazione a nome degli stolti, com’è detto espressamente in Sap. Dire dunque che l’uomo e gli altri animali nella loro generazione hanno un uguale principio è vero quanto al corpo: infatti tutti gli animali sono ugualmente tratti dalla terra. Non è però vero quanto all’anima: poiché l’anima dei bruti è prodotta da una potenza corporea, mentre l’anima umana viene da Dio. Per questo in Gen è detto riguardo agli altri animali: La terra produca esseri viventi, mentre per l’uomo si dice che Dio soffiò nelle sue narici un alito di vita. Quindi in Qo si conclude: Ritorni la polvere alla terra, da cui fu tratto, e lo spirito torni a Dio, che l’ha dato. – Parimenti, il processo vitale è simile quanto al corpo, al quale si riferiscono i passi di Qo: Tutti hanno ugualmente lo stesso soffio vitale, e di Sap: È un fumo il soffio delle nostre narici ecc. Però il processo non è uguale quanto all’anima: poiché l’uomo ha l’intelligenza, e non invece gli animali. È quindi falsa l’affermazione di Qo: L’uomo non ha nulla in più rispetto alla bestia. Se dunque la fine è simile quanto al corpo, non lo è però quanto all’anima.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 75, a. 6, corpus e ad primum)

   Respondeo dicendum quod necesse est dicere animam humanam, quam dicimus intellectivum principium, esse incorruptibilem. Dupliciter enim aliquid corrumpitur, uno modo, per se; alio modo, per accidens. Impossibile est autem aliquid subsistens generari aut corrumpi per accidens, idest aliquo generato vel corrupto. Sic enim competit alicui generari et corrumpi, sicut et esse, quod per generationem acquiritur et per corruptionem amittitur. Unde quod per se habet esse, non potest generari vel corrumpi nisi per se, quae vero non subsistunt, ut accidentia et formae materiales, dicuntur fieri et corrumpi per generationem et corruptionem compositorum. Ostensum est autem supra [aa. 2-3] quod animae brutorum non sunt per se subsistentes, sed sola anima humana. Unde animae brutorum corrumpuntur, corruptis corporibus, anima autem humana non posset corrumpi, nisi per se corrumperetur. Quod quidem omnino est impossibile non solum de ipsa, sed de quolibet subsistente quod est forma tantum. Manifestum est enim quod id quod secundum se convenit alicui, est inseparabile ab ipso. Esse autem per se convenit formae, quae est actus. Unde materia secundum hoc acquirit esse in actu, quod acquirit formam, secundum hoc autem accidit in ea corruptio, quod separatur forma ab ea. Impossibile est autem quod forma separetur a seipsa. Unde impossibile est quod forma subsistens desinat esse. Dato etiam quod anima esset ex materia et forma composita, ut quidam dicunt, adhuc oporteret ponere eam incorruptibilem. Non enim invenitur corruptio nisi ubi invenitur contrarietas, generationes enim et corruptiones ex contrariis et in contraria sunt; unde corpora caelestia, quia non habent materiam contrarietati subiectam, incorruptibilia sunt. In anima autem intellectiva non potest esse aliqua contrarietas. Recipit enim secundum modum sui esse, ea vero quae in ipsa recipiuntur, sunt absque contrarietate; quia etiam rationes contrariorum in intellectu non sunt contrariae, sed est una scientia contrariorum. Impossibile est ergo quod anima intellectiva sit corruptibilis. Potest etiam huius rei accipi signum ex hoc, quod unumquodque naturaliter suo modo esse desiderat. Desiderium autem in rebus cognoscentibus sequitur cognitionem. Sensus autem non cognoscit esse nisi sub hic et nunc, sed intellectus apprehendit esse absolute, et secundum omne tempus. Unde omne habens intellectum naturaliter desiderat esse semper. Naturale autem desiderium non potest esse inane. Omnis igitur intellectualis substantia est incorruptibilis.
   Ad primum ergo dicendum quod Salomon inducit rationem illam ex persona insipientium, ut exprimitur Sap. 2 [1.21]. Quod ergo dicitur quod homo et alia animalia habent simile generationis principium, verum est quantum ad corpus, similiter enim de terra facta sunt omnia animalia. Non autem quantum ad animam, nam anima brutorum producitur ex virtute aliqua corporea, anima vero humana a Deo. Et ad hoc significandum dicitur Gen. [1,24], quantum ad alia animalia, producat terra animam viventem, quantum vero ad hominem, dicitur [Gen. 2,7] quod inspiravit in faciem eius spiraculum vitae. Et ideo concluditur Eccle. ult. [7], revertatur pulvis in terram suam, unde erat, et spiritus redeat ad Deum qui dedit illum. Similiter processus vitae est similis quantum ad corpus; ad quod pertinet quod dicitur in Eccle. [3,19], similiter spirant omnia; et Sap. 2 [2], fumus et flatus est in naribus nostris et cetera. Sed non est similis processus quantum ad animam, quia homo intelligit, non autem animalia bruta. Unde falsum est quod dicitur, nihil habet homo iumento amplius. Et ideo similis est interitus quantum ad corpus, sed non quantum ad animam.

Vangelo (Lc 17,7-10)

   In quel tempo, Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Servi inutili

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 17, lez. 4, v. 10)

   Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare. BEDA: Indubbiamente servi, poiché siamo stati acquistati a caro prezzo; inutili, perché il Signore «non ha bisogno dei nostri beni» (Sal 15,2), oppure «poiché io ritengo che le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria che dev’essere manifestata in noi» (Rm 8,18). Perciò questa è la perfezione della fede negli uomini: se, dopo aver compiuto tutte le cose che ci sono state prescritte, riconosciamo di essere imperfetti.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 17, lect. 4, v. 10)

   Beda. Servi quidem, quia pretio empti; inutiles, quia Dominus bonorum nostrorum non indiget (Psal. 15,2), vel quia non sunt condignae passiones huius temporis ad futuram gloriam (Rom. 8,18). Haec igitur est in hominibus fidei perfectio, si omnibus quae sunt praecepta impletis, imperfectos esse se noverint.

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