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3 novembre 31a Domenica del Tempo Ordinario

3 novembre 31a Domenica del Tempo Ordinario
01/03/2019 elena

3 novembre
31a Domenica del Tempo Ordinario

Prima lettura
(Sap 11,22-12,2)

   Signore, tutto il mondo davanti a te è come polvere sulla bilancia, come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra. Hai compassione di tutti, perché tutto puoi, chiudi gli occhi sui peccati degli uomini, aspettando il loro pentimento. Tu infatti ami tutte le cose che esistono e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata.
   Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non l’avessi voluta? Potrebbe conservarsi ciò che da te non fu chiamato all’esistenza? Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue, Signore, amante della vita.
   Poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose. Per questo tu correggi a poco a poco quelli che sbagliano e li ammonisci ricordando loro in che cosa hanno peccato, perché, messa da parte ogni malizia, credano in te, Signore.

Universalità dell’amore divino

San Tommaso
(S. Th. I, q. 20, a. 2, in contrario e corpo)

   In Sap è detto: Tu ami tutte le cose esistenti, e nulla disprezzi di quanto hai creato.
   Dio ama tutte le realtà esistenti: infatti tutto ciò che esiste, in quanto esiste, è buono, e l’essere di ciascuna cosa è un bene, come pure è un bene ogni sua perfezione. Ora, sopra si è dimostrato che la volontà di Dio è causa di tutte le cose, e per conseguenza ogni ente ha tanto di essere, o di qualsiasi bene, nella misura in cui è oggetto della volontà di Dio. Quindi a ogni essere esistente Dio vuole qualche bene. Per cui, siccome amare non è altro che volere del bene a qualcuno, è evidente che Dio ama tutte le realtà esistenti. Dio però non [ama] come noi. La nostra volontà, infatti, non causa il bene che si trova nelle cose, ma al contrario è mossa da esso come dal proprio oggetto: e così il nostro amore, con il quale vogliamo del bene a qualcuno, non è causa della sua bontà, ma piuttosto la sua bontà, vera o creduta tale, provoca l’amore, che ci spinge a volere che gli sia mantenuto il bene che possiede e acquisti quello che non ha; e ci adoperiamo a tale scopo. Invece l’amore di Dio infonde e crea la bontà nelle cose.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 20, a. 2, sed contra e corpus)

   Sed contra est quod dicitur Sap. 11 [25], diligis omnia quae sunt, et nihil odisti eorum quae fecisti.
   Respondeo dicendum quod Deus omnia existentia amat. Nam omnia existentia, inquantum sunt, bona sunt, ipsum enim esse cuiuslibet rei quoddam bonum est, et similiter quaelibet perfectio ipsius. Ostensum est autem supra [q. 19 a. 4] quod voluntas Dei est causa omnium rerum et sic oportet quod intantum habeat aliquid esse, aut quodcumque bonum, inquantum est volitum a Deo. Cuilibet igitur existenti Deus vult aliquod bonum. Unde, cum amare nil aliud sit quam velle bonum alicui, manifestum est quod Deus omnia quae sunt, amat. Non tamen eo modo sicut nos. Quia enim voluntas nostra non est causa bonitatis rerum, sed ab ea movetur sicut ab obiecto, amor noster, quo bonum alicui volumus, non est causa bonitatis ipsius, sed e converso bonitas eius, vel vera vel aestimata, provocat amorem, quo ei volumus et bonum conservari quod habet, et addi quod non habet, et ad hoc operamur. Sed amor Dei est infundens et creans bonitatem in rebus.

Seconda lettura
(2 Ts 1,11-2,2)

   Fratelli, preghiamo continuamente per voi, perché il nostro Dio vi renda degni della sua chiamata e, con la sua potenza, porti a compimento ogni proposito di bene e l’opera della vostra fede, perché sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù in voi, e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo.
   Riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e al nostro radunarci con lui, vi preghiamo, fratelli, di non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente.

Oggetto e fine
della preghiera di San Paolo

San Tommaso
(Sulla seconda lettera ai Tessalonicesi,
c. 1, lez. 2, vv. 11-12, nn. 24-26)

   24. Chiede una cosa dalla parte di Dio e due dalla parte nostra.
   Dice dunque: «preghiamo continuamente per voi». Rm 1,9: «Continuamente faccio memoria di voi nelle mie preghiere». 1 Sam 13,23: «Lungi da me il peccato di smettere di pregare il Signore per voi». Ma a quale scopo? «Perché il nostro Dio vi renda degni della sua chiamata», cioè vi renda degni di comportarvi in questo mondo secondo la sua chiamata. Ef 4,1: «Comportatevi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto».
   Così da parte nostra domanda due cose: dalla parte della volontà, che possano godere pienamente di ogni bontà; per cui dice che: porti a compimento ogni proposito di bene, ossia compia in voi la volontà di ogni bene. Fil 2,13: «Dio che suscita in voi il volere e l’operare secondo i suoi benevoli disegni».
   Dalla parte dell’intelletto poi, che possano credere perfettamente, per cui dice: «l’opera della vostra fede». Rm 10,10: «Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per la salvezza». E fate questo «con potenza», cioè con costanza e fortezza, così che per nessun timore abbiate a cessare dalla sua confessione.
   Oppure, preghiamo per l’ultimo giorno, affinché Dio si degni di concedervi ciò per cui vi ha chiamati. 1 Pt 3,9: «Poiché a questo siete stati chiamati, per avere in eredità la benedizione». E compia in voi tutto il bene che desiderate, che si trova nella vita eterna, quando possederemo Dio. Sal 102,5: «Il Signore sazia di beni il tuo desiderio». Parimenti compia l’opera della fede, il che accadrà quando ciò che ora vediamo come in uno specchio e un enigma allora lo contempleremo faccia a faccia.
   25. Ma con quale fine? «Perché sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù…», cioè affinché sia per la gloria di Cristo; e per mezzo vostro, sia nel presente che nel futuro, il nome di Cristo sia glorificato nelle vostre opere buone Mt 5,16: «Perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli». Mentre, viceversa, dei cattivi si dice in Is 52,5 e Rm 2,24: «Il nome di Dio è bestemmiato per causa vostra».
   26. Ma per mezzo di che cosa potremo conseguire tutto ciò? «secondo la grazia del nostro Dio», che è la radice di ogni nostro bene. 1 Cor 15,10: «Per la grazia di Dio sono ciò che sono …».

Testo latino di San Tommaso
(Super secundam epistolam ad Tessalonicenses,
c. 1, lect. 2, vv. 11-12, nn. 24-26)

   Petit autem unum ex parte Dei, et duo ex parte nostra. Dicit ergo in quo, id est, propter quem diem, etiam nos oramus semper. Rom. 1,9: sine intermissione memoriam vestri facio semper in orationibus meis. 1 Reg. 13,23: absit autem hoc peccatum a me in Domino, ut cessem orare pro vobis. Sed ad quid? Ut dignetur vos vocatione sua Deus, id est, faciat vos in mundo digne conversari suae vocationi. Eph. 4,1: digne ambuletis vocatione qua vocati estis. Item ex parte nostra duo petit: ex parte voluntatis, ut plene fruantur omni bonitate; unde dicit ut impleat omnem voluntatem bonitatis, id est, impleat in vobis voluntatem omnis boni. Phil. I: qui operatur in nobis velle et perficere pro bona voluntate. Item ex parte intellectus, ut perfecte credant; ideo dicit et opus fidei. Rom. 10,10: corde enim creditur ad iustitiam, ore autem confessio fit ad salutem. Et hoc operemini in virtute, id est, in constantia et fortitudine, ut nullo timore cessetis a confessione eius. Vel sic in quo, id est, propter quem diem oramus, ut Deus dignetur vobis dare illud ad quod vocavit vos. 1 Petr. 3,9: in hoc vocati estis, ut benedictionem haereditate possideatis. Et impleat omne bonum, quod desideratis, quod est in vita aeterna, quando habebimus Deum. Ps. 102,5: qui replet in bonis desiderium tuum. Item impleat opus fidei, quod erit quando id quod hic per speculum et in aenigmate videmus, videbimus tunc facie ad faciem. Sed quo fine? Ut clarificetur nomen Domini nostri Iesu Christi, etc., id est, ad gloriam Christi sit; et per vos, tam in praesenti quam in futuro, nomen Christi glorificetur in bonis vestris. Matth. 5,16: videant opera vestra bona, et glorificent Patrem vestrum qui in caelis est. E converso de malis dicitur Is. 52,5, et Rom. 2,24: nomen Dei per vos blasphematur. Sed per quid poterimus illud consequi? Secundum gratiam Dei nostri, quae est radix omnium bonorum nostrorum. 1 Cor. c. 15,10: gratia Dei sum id quod sum, et cetera.

Vangelo (Lc 19,1-10)

   In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
   Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
   Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Zaccheo

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 19, lez. 1, vv. 5-7)

   AMBROGIO: Senza essere invitato, invita se stesso a casa sua. Quindi segue: e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Sapeva infatti che era traboccante la ricompensa di chi ospitava, il quale, anche se non la voce, tuttavia aveva avvertito l’affetto di chi invitava. BEDA: Pertanto ecco il cammello che, deposto il suo carico, passa attraverso la cruna dell’ago, cioè il ricco e il pubblicano, abbandonato l’amore delle ricchezze, disprezzato il sistema delle frodi, accoglie la benedizione dell’accoglienza di Dio.
Segue: Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. AMBROGIO: Imparino i ricchi che i beni in se stessi non costituiscono un crimine, se non in coloro che non sanno usarli: infatti come le ricchezze sono un ostacolo per i cattivi, così per i buoni sono un mezzo per progredire nella virtù. CRISOSTOMO: Ma considera la grande bontà del Salvatore. L’innocente si intrattiene con i colpevoli; la sorgente della giustizia con l’avarizia, che è la fonte della malvagità: entrato nella casa del pubblicano, non patisce alcun oltraggio dalla foschia dell’avarizia, ma con lo splendore della giustizia la distrugge. Gli insolenti e i calunniatori cercano però di contestare ciò che egli faceva; infatti segue: Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma egli, benché accusato di essere un beone e un amico dei pubblicani, non ci fece caso, per raggiungere il suo scopo; come il medico talora non può guarire un ammalato dalla sua malattia senza sporcarsi con il suo sangue; ora, ciò accadde anche qui, poiché il pubblicano si convertì e divenne migliore.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 19, lect. 1, vv. 6-7)

   Ambrosius. Apud eum se non invitatus invitat; unde sequitur et dixit ad eum: Zachaee, festinans descende, quia hodie in domo tua oportet me manere: sciebat enim uberem hospitii sui esse mercedem; sed tamen etsi non vocem, invitantis audierat affectum. Beda. Ecce autem camelus, deposita ibi sarcina, per foramen acus transit: hoc est, dives et publicanus, relicto amore divitiarum, contempto censu fraudum, benedictionem dominicae susceptionis accipit. Sequitur et festinans descendit, et excepit illum gaudens. Ambrosius. Discant divites non in facultatibus crimen haberi, sed in his qui uti nesciunt facultatibus: nam divitiae sicut impedimenta sunt improbis, ita bonis sunt adiumenta virtutis. Chrysostomus. Sed considera nimiam Salvatoris bonitatem. Insons cum sontibus conversatur; fons iustitiae cum avaritia, quae est materia pravitatis: ingressus domum publicani, nullam ex avaritiae nebula iniuriam patitur, sed fulgore iustitiae avaritiam delet. Sed mordaces et criminationis amatores invehi tentant in his quae ab eo fiebant; sequitur enim et cum viderent omnes, murmurabant, dicentes quod ad hominem peccatorem divertisset. Ipse vero incusatus ut epulo et publicanorum amicus, spernebat haec, ut consummaret propositum: quia et medicus nisi patiatur saniem aegrotorum, non liberat a morbo; quod et tunc contigit, quoniam conversus est publicanus, et factus est melior.

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