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31 ottobre Giovedì – 30a Settimana del Tempo Ordinario

31 ottobre Giovedì – 30a Settimana del Tempo Ordinario
28/02/2019 elena

31 ottobre
Giovedì – 30a Settimana
del Tempo Ordinario

Prima lettura (Rm 8,31-39)

   Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi! Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Come sta scritto: «Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello». Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

Dio Padre e la passione di Cristo

San Tommaso
(S. Th. III, q. 47, a. 3, corpo e soluzione 1)

   Come si è detto, Cristo patì volontariamente in obbedienza al Padre. Perciò si può dire che il Padre ha consegnato Cristo alla passione in tre modi. Primo, perché col suo eterno volere ha preordinato la passione di Cristo alla liberazione del genere umano, secondo le parole di Is 53 [6]: Il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti, e ancora [10]: Al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Secondo, perché ispirò in lui la volontà di soffrire per noi, infondendogli la carità. Da cui le parole del profeta [7]: È stato immolato perché lo ha voluto. Terzo, perché non lo sottrasse alla passione, ma lo espose ai persecutori. Da cui la preghiera di Cristo sulla Croce: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? (Mt 27,46); in quanto cioè, come spiega S. Agostino, lo abbandonò al potere dei persecutori.
   1. Consegnare alla passione e alla morte un innocente contro la sua volontà è cosa empia e crudele. Ma Dio Padre consegnò Cristo non in questo modo, bensì infondendo in lui la volontà di patire per noi. E in ciò si mostra da una parte la severità di Dio, il quale non volle rimettere il peccato senza un castigo, per cui S. Paolo scrive che Dio non ha risparmiato il proprio Figlio [Rm 8,32], e dall’altra parte la sua bontà, poiché, non potendo l’uomo soddisfare in misura sufficiente sopportando qualsivoglia castigo, Dio gli provvide un redentore capace di soddisfare; per cui S. Paolo scrive che lo ha consegnato per tutti noi. E in Rm 3 [25] dice che Dio lo ha prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue.

Testo latino di S. Tommaso
(S. Th. III, q. 47, a. 3, corpus e ad primum)

   Respondeo dicendum quod, sicut dictum est [a. 2], Christus passus est voluntarie ex obedientia Patris. Unde secundum tria Deus Pater tradidit Christum passioni. Uno quidem modo, secundum quod sua aeterna voluntate praeordinavit passionem Christi ad humani generis liberationem, secundum illud quod dicitur Isaiae 53 [6], Dominus posuit in eo iniquitatem omnium nostrum; et iterum, Dominus voluit conterere eum in infirmitate. Secundo, inquantum inspiravit ei voluntatem patiendi pro nobis, infundendo ei caritatem. Unde ibidem [v. 7] sequitur, oblatus est quia voluit. Tertio, non protegendo eum a passione, sed exponendo persequentibus. Unde, ut legitur Matth. 27 [46], pendens in cruce Christus dicebat, Deus meus, ut quid dereliquisti me? Quia scilicet potestati persequentium eum exposuit, ut Augustinus dicit.
   Ad primum ergo dicendum quod innocentem hominem passioni et morti tradere contra eius voluntatem, est impium et crudele. Sic autem Deus Pater Christum non tradidit, sed inspirando ei voluntatem patiendi pro nobis. In quo ostenditur et Dei severitas, qui peccatum sine poena dimittere noluit, quod significat apostolus dicens [Rom. 8,32], proprio Filio suo non pepercit, et bonitas eius, in eo quod, cum homo sufficienter satisfacere non posset per aliquam poenam quam pateretur, ei satisfactorem dedit, quod significavit apostolus dicens, pro nobis omnibus tradidit illum. Et Rom. 3 [25] dicit, quem, scilicet Christum, per fidem propitiatorem proposuit Deus in sanguine ipsius.

Vangelo (Lc 13,31-35)

   In quel giorno si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vàttene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere». Egli rispose: «Andate a dire a quella volpe: Ecco, io scaccio i demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno avrò finito. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io vada per la mia strada, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme. Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e làpidi coloro che sono mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa vi viene lasciata deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più fino al tempo in cui direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!».

Gerusalemme, luogo della passione

San Tommaso
(S. Th. III, q. 46, a. 10, soluzione 1)

   1. Fu sommamente conveniente che Cristo patisse in Gerusalemme. Primo, perché Gerusalemme era il luogo prescelto da Dio per l’offerta dei sacrifici; i quali prefiguravano la passione di Cristo, che è il vero sacrificio, secondo le parole di Ef 5 [2]: Ha consegnato se stesso come sacrificio e oblazione di soave odore. E S. Beda afferma che «il Signore, all’avvicinarsi dell’ora della passione, volle avvicinarsi al luogo di essa», cioè a Gerusalemme, dove giunse cinque giorni prima della Pasqua, ossia alla decima luna, come dieci giorni prima della Pasqua, ossia alla decima luna, l’agnello pasquale veniva condotto secondo la legge al luogo dell’immolazione. – Secondo, volle patire nel centro di una terra abitata, cioè a Gerusalemme, poiché gli effetti della sua passione dovevano estendersi a tutto il mondo. Nel Sal 73 [12] infatti si legge: Dio, che è nostro re dai tempi antichi, ha operato la salvezza al centro della terra, cioè a Gerusalemme, che è il centro del mondo. – Terzo, poiché era il luogo più adatto all’umiltà di Cristo: avendo egli scelto infatti per umiltà il supplizio più infamante, così per umiltà non ricusò di subire il disonore in un luogo tanto rinomato. Da cui le parole del papa S. Leone: «Colui che aveva rivestito la forma di schiavo, scelse Betlemme per la nascita e Gerusalemme per la passione». – Quarto, per mostrare che la responsabilità della sua uccisione risaliva ai principi del popolo. Perciò volle morire in Gerusalemme, dove essi dimoravano. Per cui in At 4 [27] è detto: Contro il tuo santo servo Gesù, che tu hai unto, si sono coalizzati in questa città Erode e Ponzio Pilato, con le genti e i popoli d’Israele.

Testo latino di S. Tommaso
(S. Th. III, q. 46, a. 10, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod Christus convenientissime in Ierusalem passus est. Primo quidem, quia Ierusalem erat locus a Deo electus ad sacrificia sibi offerenda. Quae quidem figuralia sacrificia figurabant Christi passionem, quod est verum sacrificium, secundum illud Eph. 5 [2], tradidit semetipsum hostiam et oblationem in odorem suavitatis. Unde Beda dicit, in quadam homilia, quod appropinquante hora passionis, Dominus appropinquare voluit loco passionis, scilicet in Ierusalem, quo pervenit ante quinque dies Paschae, sicut agnus paschalis ante quinque dies Paschae, idest decima luna, secundum praeceptum legis, ad locum immolationis ducebatur. – Secundo, quia virtus passionis eius ad totum mundum diffundenda erat, in medio terrae habitabilis pati voluit, idest in Ierusalem. Unde dicitur in Psalmo [73,12], Deus autem, rex noster ante saecula, operatus est salutem in medio terrae, idest in Ierusalem, quae dicitur esse terrae umbilicus. – Tertio, quia hoc maxime conveniebat humilitati eius, ut scilicet, sicut turpissimum genus mortis elegit, ita etiam ad eius humilitatem pertinuit quod in loco tam celebri confusionem pati non recusavit. Unde Leo Papa dicit, in sermone quodam Epiphaniae, qui servi susceperat formam, Bethlehem praeelegit nativitati, Ierusalem passioni. – Quarto, ut ostenderet a principibus populi exortam esse iniquitatem occidentium ipsum. Et ideo in Ierusalem, ubi principes morabantur, voluit pati. Unde dicitur Act. 4 [27], convenerunt in ista civitate adversus puerum sanctum tuum Iesum, quem unxisti, Herodes et Pontius Pilatus, cum gentibus et populis Israel.

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