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26 ottobre – sabato Tempo Ordinario – 29a Settimana

26 ottobre – sabato Tempo Ordinario – 29a Settimana
28/02/2019 elena

26 ottobre – sabato
Tempo Ordinario – 29a Settimana

Prima lettura (Rm 8,1-11)

   Fratelli, ora non c’è nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù. Perché la legge dello Spirito, che dà vita in Cristo Gesù, ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte. Infatti ciò che era impossibile alla Legge, resa impotente a causa della carne, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, perché la giustizia della Legge fosse compiuta in noi, che camminiamo non secondo la carne ma secondo lo Spirito. Quelli infatti che vivono secondo la carne, tendono verso ciò che è carnale; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, tendono verso ciò che è spirituale. Ora, la carne tende alla morte, mentre lo Spirito tende alla vita e alla pace. Ciò a cui tende la carne è contrario a Dio, perché non si sottomette alla legge di Dio, e neanche lo potrebbe. Quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

La risurrezione
dei corpi e delle anime

San Tommaso
(S. Th. III, q. 56, a. 2, corpo)

   Come si è già notato, la risurrezione di Cristo agisce per la virtù della divinità, la quale si estende non solo alla risurrezione dei corpi, ma anche a quella delle anime: poiché si deve a Dio sia che l’anima viva mediante la gloria, sia che il corpo viva mediante l’anima. La resurrezione di Cristo dunque possiede la capacità strumentale di produrre non solo la risurrezione dei corpi, ma anche la risurrezione delle anime. – E così pure ha natura di causa esemplare rispetto alla risurrezione delle anime. Poiché noi dobbiamo conformarci a Cristo risorto anche secondo l’anima: per cui come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova, come dice S. Paolo in Rm 6 [4]; e come Cristo risorto dai morti non muore più, così anche noi dobbiamo considerarci morti al peccato, per vivere nuovamente con lui [Rm 6,8.11].

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 56, a. 2, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut dictum est [a. 1 ad 3], resurrectio Christi agit in virtute divinitatis. Quae quidem se extendit non solum ad resurrectionem corporum, sed etiam ad resurrectionem animarum, a Deo enim est et quod anima vivit per gratiam, et quod corpus vivit per animam. Et ideo resurrectio Christi habet instrumentaliter virtutem effectivam non solum respectu resurrectionis corporum, sed etiam respectu resurrectionis animarum. – Similiter autem habet rationem exemplaritatis respectu resurrectionis animarum. Quia Christo resurgenti debemus etiam secundum animam conformari, ut sicut, secundum Apostolum, Rom. 6 [4], Christus resurrexit a mortuis per gloriam Patris, ita et nos in novitate vitae ambulemus; et sicut ipse resurgens ex mortuis iam non moritur, ita et nos existimemus nos mortuos esse peccato, ut iterum nos vivamus cum illo.

Vangelo (Lc 13,1-9)

   In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

La morte e il peccato

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 85, a. 5, corpo)

   Una cosa può essere causa di un’altra in due maniere: direttamente [per se] e indirettamente [per accidens]. È causa diretta ciò che produce un effetto in virtù della propria natura o forma: e da ciò segue che l’effetto è direttamente inteso dalla causa. Ora, siccome la morte e le altre miserie sono estranee all’intenzione di chi pecca, è chiaro che questi mali non hanno come causa diretta il peccato. – Perché invece qualcosa sia causa indiretta di un fatto basta che intervenga a rimuoverne un ostacolo: Aristotele, p. es., osserva che «chi abbatte una colonna, indirettamente muove la pietra sovrapposta». E in questo senso il peccato di Adamo è causa della morte e di tutte le altre miserie della natura umana: poiché tale peccato ha distrutto la giustizia originale, da cui dipendeva non solo la subordinazione all’anima di tutte le potenze inferiori, ma la stessa disposizione del corpo alle dipendenze dell’anima, senza difetto alcuno, come si è spiegato nella Prima Parte. Sottratta quindi la giustizia originale a motivo del peccato del nostro progenitore, la natura umana, come fu ferita nell’anima per il disordine delle sue facoltà, così divenne corruttibile per il disordine del corpo. – Ora, la sottrazione della giustizia originale ha l’aspetto di pena, come anche la sottrazione della grazia. Perciò anche la morte, e tutte le miserie corporali che la accompagnano, sono come delle pene del peccato originale. E sebbene tali difetti non fossero voluti da chi compiva il peccato, tuttavia sono ordinati da Dio come dei castighi della sua giustizia.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 85, a. 5, corpus)

   Respondeo dicendum quod aliquid est causa alterius dupliciter, uno quidem modo, per se; alio modo, per accidens. Per se quidem est causa alterius quod secundum virtutem suae naturae vel formae producit effectum, unde sequitur quod effectus sit per se intentus a causa. Unde cum mors et huiusmodi defectus sint praeter intentionem peccantis, manifestum est quod peccatum non est per se causa istorum defectuum. – Per accidens autem aliquid est causa alterius, si sit causa removendo prohibens, sicut dicitur in 8 Phys. quod divellens columnam, per accidens movet lapidem columnae superpositum. Et hoc modo peccatum primi parentis est causa mortis et omnium huiusmodi defectuum in natura humana, inquantum per peccatum primi parentis sublata est originalis iustitia, per quam non solum inferiores animae vires continebantur sub ratione absque omni deordinatione, sed totum corpus continebatur sub anima absque omni defectu, ut in primo [q. 97 a. 1] habitum est. Et ideo, subtracta hac originali iustitia per peccatum primi parentis, sicut vulnerata est humana natura quantum ad animam per deordinationem potentiarum, ut supra [a. 3; q. 82 a. 3] dictum est; ita etiam est corruptibilis effecta per deordinationem ipsius corporis. – Subtractio autem originalis iustitiae habet rationem poenae, sicut etiam subtractio gratiae. Unde etiam mors, et omnes defectus corporales consequentes, sunt quaedam poenae originalis peccati. Et quamvis huiusmodi defectus non sint intenti a peccante, sunt tamen ordinati secundum iustitiam Dei punientis.

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