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25 ottobre – venerdì Tempo Ordinario – 29a Settimana

25 ottobre – venerdì Tempo Ordinario – 29a Settimana
28/02/2019 elena

25 ottobre – venerdì
Tempo Ordinario – 29a Settimana

Prima lettura
(Rm 7,18-25a)

   Fratelli, io so che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: in me c’è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Dunque io trovo in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti nel mio intimo acconsento alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che combatte contro la legge della mia ragione e mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!

La carne e lo spirito

San Tommaso
(S. Th. I, q. 83, a. 1, soluzione 1)

   1. Come si è già notato, l’appetito sensitivo, benché obbedisca alla ragione, può talvolta dissentire, nutrendo desideri contrari a quelli che sono dettati dalla ragione. – E il bene, che l’uomo non riesce a fare quando vuole è proprio questo, «di non desiderare contro la ragione», come dice S. Agostino nel suo commento.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 83, a. 1, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod, sicut supra [q. 81 a. 3 ad 2] dictum est, appetitus sensitivus, etsi obediat rationi, tamen potest in aliquo repugnare, concupiscendo contra illud quod ratio dictat. Hoc ergo est bonum quod homo non facit cum vult, scilicet non concupiscere contra rationem, ut Glossa Augustini ibidem dicit.

Vangelo (Lc 12,54-59)

   In quel tempo, Gesù diceva alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto? Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 12, lez. 14, v. 57)

   BEDA: Ma affinché qualcuno della folla non adducesse l’ignoranza dei libri profetici come una scusa del fatto che essi non riuscivano a discernere il corso dei tempi, egli aggiunge con cura: E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto? Mostrando loro che, benché ignorassero le Scritture, potevano con la loro abilità naturale conoscere colui che ha fatto opere che nessun altro ha fatto, un essere superiore all’uomo, Dio stesso; e che perciò, dopo le ingiustizie di questo mondo, arriverà il giusto giudizio del Creatore. ORIGENE: Se poi non fosse insito nella nostra natura giudicare ciò che è giusto, il Salvatore non avrebbe mai detto queste cose.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 12, lect. 14, v. 57)

   Beda. Sed ne aliqui de turba se propheticae lectionis ignaros, temporum cursus probare non posse causarentur, vigilanter adiungit quid autem et a vobis ipsis non iudicatis quod iustum est? Ostendens eos, etsi litteras nesciant, naturali tamen ingenio posse dignoscere eum, qui opera fecit quae nullus alius fecisset, supra hominem et Deum esse: unde post huius saeculi iniustitias, iustum creatoris iudicium esse venturum. Origenes in Lucam. Nisi autem esset nobis natura insitum id quod iustum est iudicare, nunquam salvator hoc diceret.

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