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24 ottobre – giovedì Tempo Ordinario – 29a Settimana

24 ottobre – giovedì Tempo Ordinario – 29a Settimana
28/02/2019 elena

24 ottobre – giovedì
Tempo Ordinario – 29a Settimana

Prima lettura
(Rm 6,19-23)

   Fratelli, parlo un linguaggio umano a causa della vostra debolezza. Come infatti avete messo le vostre membra a servizio dell’impurità e dell’iniquità, per l’iniquità, così ora mettete le vostre membra a servizio della giustizia, per la santificazione. Quando infatti eravate schiavi del peccato, eravate liberi nei riguardi della giustizia. Ma quale frutto raccoglievate allora da cose di cui ora vi vergognate? Il loro traguardo infatti è la morte. Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, raccogliete il frutto per la vostra santificazione e come traguardo avete la vita eterna. Perché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.

L’eternità e Dio

San Tommaso
(S. Th. I, q. 10, a. 3, corpo)

   L’eternità veramente e propriamente è soltanto in Dio. Poiché l’eternità deriva dall’immutabilità, come si è già provato, e d’altra parte solo Dio è del tutto immutabile, come si è visto sopra. Tuttavia, nella misura in cui alcune cose ricevono da Dio l’immutabilità, partecipano anche della sua eternità. Certe cose, dunque, ricevono da Dio l’immutabilità nel senso che mai cessano di esistere: così in Qo è detto della terra che eternamente sussiste. E anche altre cose sono dette eterne nella sacra Scrittura per la diuturnità della durata, sebbene siano corruttibili, come nel Sal sono chiamate eterne le montagne, e anche nel Dt si parla dei frutti dei colli eterni. Altre cose, poi, partecipano anche più ampiamente la natura dell’eternità in quanto sono immutabili o nell’essere o anche nell’operare, come gli angeli e i beati, ammessi alla fruizione del Verbo: poiché, relativamente a quella visione del Verbo, nei santi non ci sono «pensieri variabili», come dice S. Agostino. Per cui di coloro che vedono Dio si dice che possiedono la vita eterna, secondo quanto è detto in Gv: Questa è la vita eterna: che conoscano [Te, l’unico vero Dio].

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 10, a. 3, corpus)

   Respondeo dicendum quod aeternitas vere et proprie in solo Deo est. Quia aeternitas immutabilitatem consequitur, ut ex dictis [a. 1] patet. Solus autem Deus est omnino immutabilis, ut est superius [q. 9 a. 2] ostensum. Secundum tamen quod aliqua ab ipso immutabilitatem percipiunt, secundum hoc aliqua eius aeternitatem participant. Quaedam ergo quantum ad hoc immutabilitatem sortiuntur a Deo, quod nunquam esse desinunt, et secundum hoc dicitur Eccle. 1 [4] de terra, quod in aeternum stat. Quaedam etiam aeterna in Scripturis dicuntur propter diuturnitatem durationis, licet corruptibilia sint, sicut in Psalmo [75,5] dicuntur montes aeterni; et Deut. 33 [15] etiam dicitur, de pomis collium aeternorum. Quaedam autem amplius participant de ratione aeternitatis, inquantum habent intransmutabilitatem vel secundum esse, vel ulterius secundum operationem, sicut angeli et beati, qui Verbo fruuntur, quia quantum ad illam visionem Verbi, non sunt in sanctis volubiles cogitationes, ut dicit Augustinus, 15 De Trin. [16]. Unde et videntes Deum dicuntur habere vitam aeternam, secundum illud Ioan. 17 [3], haec est vita aeterna, ut cognoscant et cetera.

Vangelo (Lc 12,49-53)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! C’è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. D’ora innanzi in una casa di cinque persone si divideranno tre contro due e due contro tre; padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Non la pace ma la divisione

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 12, lez. 13, vv. 51-52)

   BEDA: Ma in che modo, dopo avere annunciato il battesimo della sua Passione, dopo la venuta del fuoco spirituale con cui la terra dovrà essere incendiata, dichiara: Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, vi dico, ma divisione. CIRILLO: Che cosa dici, o Signore? Non sei venuto a portare la pace, tu che sei diventato per noi la pace, pacificando le cose celesti e quelle terrestri con la croce; tu che hai detto (Gv 14,27): «Vi do la mia pace»? Ora, è evidente che la pace è utile, ma talvolta è dannosa, in quanto separa dall’amore divino, cioè quando con essa ci uniamo con coloro che dissentono da Dio. E per questo motivo ci insegna a evitare i vincoli terreni. Perciò prosegue: D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divise tre contro due e due contro tre: si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre. AMBROGIO: Sebbene i rapporti di sottomissione sembrino coinvolgere sei persone: il padre e il figlio, la madre e la figlia, la suocera e la nuora, di fatto sono cinque: infatti la madre può essere presa anche come suocera; poiché quella che è madre rispetto al figlio, è suocera rispetto a sua moglie. CRISOSTOMO: Con ciò ha presentato un evento futuro. Infatti accadeva che nella stessa casa uno fosse credente, mentre il padre lo voleva costringere all’incredulità; ma il potere della dottrina di Cristo ebbe un tale sopravvento che i padri furono abbandonati dai figli, le madri dalle figlie, i figli dai genitori. Infatti ai fedeli di Cristo piacque non soltanto disprezzare le cose proprie, ma anche soffrire qualsiasi cosa, pur di non perdere il culto della fede. Ora, se egli fosse un puro uomo, come potrebbe giungere a concepire come possibile di essere amato dai padri più che i figli, dai figli più che i padri e dai mariti più che le mogli? E questo non in una sola casa o in cento ma su tutta la terra; e non soltanto lo ha predetto, ma lo ha anche compiuto nei fatti.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 12, lect. 13, vv. 51-52)

   Beda. Quomodo autem post Baptisma suae passionis, post ignis spiritualis adventum terra sit arsura, declarat subdens putatis quia pacem veni dare in terram? Non, dico vobis, sed separationem. Cyrillus. Quid dicis, Domine? Non venisti pacem daturus qui factus es nobis pax, pacificans per crucem caelestia et terrestria: qui dixisti: pacem meam do vobis. Sed manifestum est quod utilis quidem est pax; quandoque autem damnosa, et separans ab amore divino, per quam scilicet consentitur his qui a Deo dissident: et ob hoc foedera terrena docuit vitare fideles; unde sequitur erunt enim quinque ex hoc in domo una divisi; tres in duos, et duo in tres dividentur, pater in filium. Ambrosius. Cum sex personarum videatur facta subiectio, patris et filii, matris et filiae, socrus et nurus; quinque tamen sunt, quia eadem mater quae socrus accipi potest: quae enim est mater filii, socrus eius uxoris est. Chrysostomus. Per hoc autem futurum eventum protulit. Contingebat enim in eadem domo aliquem esse fidelem, cuius pater vellet eum ad infidelitatem protrahere; sed intantum praevaluit virtus doctrinae Christi, ut filii patres dimitterent, matresque filiae, et liberos parentes. Libuit enim fideles Christi non solum contemnere propria, sed et cuncta simul pati, dummodo cultu fidei non careant. Si autem purus homo esset, unde suppeteret ei hoc posse meditari, quod a patribus plus amaretur quam filii, et a filiis plusquam patres, et a viris plusquam coniuges; et hoc non in una domo aut centum, sed ubique terrarum: et non solum hoc praedixit, sed etiam opere consummavit.

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