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23 ottobre – mercoledì Tempo Ordinario – 29a Settimana

23 ottobre – mercoledì Tempo Ordinario – 29a Settimana
27/02/2019 elena

23 ottobre – mercoledì
Tempo Ordinario – 29a Settimana

Prima lettura (Rm 6,12-18)

   Fratelli, il peccato non regni più nel vostro corpo mortale, così da sottomettervi ai suoi desideri. Non offrite al peccato le vostre membra come strumenti di ingiustizia, ma offrite voi stessi a Dio come viventi, ritornati dai morti, e le vostre membra a Dio come strumenti di giustizia. Il peccato infatti non dominerà su di voi, perché non siete sotto la Legge, ma sotto la grazia. Che dunque? Ci metteremo a peccare perché non siamo sotto la Legge, ma sotto la grazia? È assurdo! Non sapete che, se vi mettete a servizio di qualcuno come schiavi per obbedirgli, siete schiavi di colui al quale obbedite: sia del peccato che porta alla morte, sia dell’obbedienza che conduce alla giustizia? Rendiamo grazie a Dio, perché eravate schiavi del peccato, ma avete obbedito di cuore a quella forma di insegnamento alla quale siete stati affidati. Così, liberati dal peccato, siete stati resi schiavi della giustizia.

Il corpo sede del peccato

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 74, a. 3, soluzione 1)

   1. Sebbene alcune facoltà della parte sensitiva siano comuni a noi e alle bestie, tuttavia in noi esse hanno una certa superiorità in quanto sono connesse con la ragione: abbiamo infatti visto nella Prima Parte che noi, a differenza degli altri animali, nella parte sensitiva abbiamo la cogitativa e la reminiscenza. E in questo modo anche l’appetito sensitivo in noi, a differenza che negli altri animali, ha una certa superiorità: è fatto cioè per obbedire alla ragione. Da questo lato dunque può essere principio di atti volontari; e quindi sede di peccati.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 74, a. 3, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod aliquae vires sensitivae partis, etsi sint communes nobis et brutis, tamen in nobis habent aliquam excellentiam ex hoc quod rationi iunguntur, sicut nos, prae aliis animalibus, habemus in parte sensitiva cogitativam et reminiscentiam, ut in primo [q. 78 a. 4] dictum est. Et per hunc modum etiam appetitus sensitivus in nobis prae aliis animalibus habet quandam excellentiam, scilicet quod natus est obedire rationi. Et quantum ad hoc, potest esse principium actus voluntarii; et per consequens subiectum peccati.

Vangelo (Lc 12,39-48)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo» Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

La grazia
esige di essere accresciuta

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 12, lez. 12, v. 48b)

   TEOFILATTO: Ora, si mostra logicamente perché ai maestri e ai dotti si deve una pena più intensa, quando si dice: A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più. Ai maestri è data la grazia di fare miracoli, mentre viene affidata la grazia della parola e dell’insegnamento. Ora, in ciò che viene dato non dice che dev’essere chiesto qualcosa di più, ma solo in ciò che viene affidato o depositato: infatti la grazia della parola esige di essere accresciuta ed è richiesta maggiormente nel maestro; poiché egli non deve restare ozioso, ma migliorare il talento della sua parola. BEDA: Oppure in un altro modo. Spesso viene concesso molto anche ai privati, ai quali è assegnata la facoltà di conoscere la volontà di Dio e di portare a compimento ciò che conoscono; ma viene molto lodato colui al quale assieme alla propria salvezza viene affidata anche la cura del gregge del Signore. Perciò su quelli a cui viene elargita una grazia più abbondante ricade una maggior pena; ma la pena più leggera di tutte sarà quella di quanti, oltre al peccato originale, non aggiunsero altro; e coloro che hanno aggiunto avranno una condanna tanto più sopportabile quanto più piccola sarà stata la loro iniquità.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 12, lect. 12, v. 48b)

   Theophylactus. Ostenditur autem consequenter quare doctoribus et scientibus intensior poena debeatur, cum dicitur omni autem cui multum datum est, multum quaeretur ab eo, et cui commendaverunt multum, plus petent ab eo. Datur quidem doctoribus gratia faciendi miracula; sed commendatur eis sermonis et doctrinae gratia. Sed in dato quidem non dicit aliquid plus petendum, sed in commendato sive deposito: nam gratia verbi incremento eget, et a doctore requiritur amplius: non enim decet eum torpere, sed augere verbi talentum. Beda. Vel aliter. Multum saepe datur etiam quibusdam privatis, quibus etiam cognitio dominicae voluntatis et exequendi quae cognoscunt facultas impenditur; multum autem commendatur illi cui cum sua salute dominici quoque gregis pascendi cura committitur. Maiori ergo gratia donatos, si deliquerint, maior vindicta sequetur; mitissima autem omnium poena erit eorum qui praeter peccatum quod originaliter traxerunt, nullum insuper addiderunt; et in ceteris qui addiderunt tanto quilibet ibi tolerabiliorem habebit damnationem, quanto hic minorem habuit iniquitatem.

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