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15 ottobre – martedì Memoria di Santa Teresa d’Avila Tempo Ordinario – 28a Settimana

15 ottobre – martedì Memoria di Santa Teresa d’Avila Tempo Ordinario – 28a Settimana
27/02/2019 elena

15 ottobre – martedì
Memoria di Santa Teresa d’Avila
Tempo Ordinario – 28a Settimana

Prima lettura (Rm 1,16-25)

   Fratelli, io non mi vergogno del Vangelo, perché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo, prima, come del Greco. In esso infatti si rivela la giustizia di Dio, da fede a fede, come sta scritto: «Il giusto per fede vivrà». Infatti l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia, poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha manifestato a loro. Infatti le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute. Essi dunque non hanno alcun motivo di scusa perché, pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno glorificato né ringraziato come Dio, ma si sono perduti nei loro vani ragionamenti e la loro mente ottusa si è ottenebrata. Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno scambiato la gloria del Dio incorruttibile con un’immagine e una figura di uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, tanto da disonorare fra loro i propri corpi, perché hanno scambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno adorato e servito le creature anziché il Creatore, che è benedetto nei secoli. Amen.

La conoscenza naturale di Dio

San Tommaso
(S. Th. I, q. 12, a. 12, corpo)

   La nostra conoscenza naturale trae origine dal senso, e quindi si estende fin dove può essere condotta come per mano dalle realtà sensibili. Ora, mediante le realtà sensibili il nostro intelletto non può giungere sino al punto di vedere l’essenza divina, poiché le creature sensibili sono effetti di Dio che non adeguano la potenza della loro causa. Quindi mediante la conoscenza delle realtà sensibili non si può avere la piena conoscenza della potenza di Dio, e per ciò stesso neppure quella della sua essenza. Ma siccome tali realtà sono effetti dipendenti dalla loro causa, ne segue che per mezzo di esse possiamo essere condotti sino a conoscere di Dio se esista, e a conoscere altresì ciò che a lui conviene necessariamente come alla causa prima di tutte le cose, eccedente tutti i suoi effetti. Quindi noi conosciamo di Dio la sua relazione con le creature, che cioè egli è la causa di tutte, e la differenza esistente tra queste e lui, che cioè egli non è nulla di quanto è causato da lui; e che ciò va escluso da lui non già perché egli sia mancante di qualcosa, ma perché tutto supera.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 12, a. 12, corpus)

   Respondeo dicendum quod naturalis nostra cognitio a sensu principium sumit, unde tantum se nostra naturalis cognitio extendere potest, inquantum manuduci potest per sensibilia. Ex sensibilibus autem non potest usque ad hoc intellectus noster pertingere, quod divinam essentiam videat, quia creaturae sensibiles sunt effectus Dei virtutem causae non adaequantes. Unde ex sensibilium cognitione non potest tota Dei virtus cognosci, et per consequens nec eius essentia videri. Sed quia sunt eius effectus a causa dependentes, ex eis in hoc perduci possumus, ut cognoscamus de Deo an est; et ut cognoscamus de ipso ea quae necesse est ei convenire secundum quod est prima omnium causa, excedens omnia sua causata. Unde cognoscimus de ipso habitudinem ipsius ad creaturas, quod scilicet omnium est causa; et differentiam creaturarum ab ipso, quod scilicet ipse non est aliquid eorum quae ab eo causantur; et quod haec non removentur ab eo propter eius defectum, sed quia superexcedit.

Vangelo (Lc 11,37-41)

   In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».

La purezza interiore

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 11, lez. 11, vv. 39-40)

   Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. AGOSTINO: Infatti i farisei ogni giorno, prima di pranzare, si lavavano con l’acqua, come se l’abluzione quotidiana potesse essere una purificazione del cuore. Ora, il fariseo pensava queste cose dentro di sé, ma non le espresse con la voce; le ascoltò però chi vedeva nell’intimo; per cui segue: Allora il Signore gli disse: voi farisei purificate l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. CIRILLO: Ora, il Signore si sarebbe potuto servire anche di altre parole per ammonire lo stolto fariseo; ma prende tempo, e dalle cose che aveva tra le mani costruisce il suo insegnamento. Nell’ora di pranzo assume come esempio il bicchiere e il piatto per mostrare che è proprio dei sinceri servitori di Dio di essere lavati e puliti non solo dalle impurità corporee, ma anche da ciò che si trova nascosto all’interno della mente: come i vasi che si usano quando si serve la mensa è bene che siano privi di qualsiasi impurità esterna e interna. AMBROGIO: Ora, osserva che i nostri corpi sono indicati menzionando cose fragili e terrene che, quando sono lasciate cadere, vanno in pezzi, e le cose che la mente medita interiormente le esprime facilmente con i sensi e le azioni del corpo, proprio come quelle cose che il bicchiere contiene dentro, risplendono all’esterno. Per cui anche in seguito non c’è dubbio che con la parola “calice” si designa la passione corporale. Perciò tu vedi che non l’esterno del bicchiere e del piatto ci contamina, ma le cose interne. Per cui dice: ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. AGOSTINO: Ma perché non perdona all’uomo che l’aveva invitato? In realtà gli perdona di più rimproverandolo, così che, una volta corretto, lo possa risparmiare nel giudizio. Inoltre ci mostra che anche il battesimo, che viene concesso una sola volta, purifica mediante la fede; ma la fede si trova dentro e non fuori. Senonché i farisei disprezzavano la fede, e lavavano le parti esterne, mentre interiormente restavano contaminatissimi; cosa che il Signore condanna dicendo: Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? BEDA: Come se dicesse: Chi ha fatto tutte e due le nature dell’uomo vuole che entrambe siano purificate. Ciò è detto contro i Manichei, i quali pensano che solo l’anima venga creata da Dio, mentre il corpo sarebbe creato dal diavolo. È detto anche contro coloro che detestano come gravissimi i peccati corporali, ossia la fornicazione, il furto e altri peccati simili, mentre i peccati spirituali, che l’Apostolo condanna in modo non meno severo, li disprezzano come leggeri.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 11, lect. 11, vv. 39-40)

   Augustinus De verb. Dom. Omni enim die Pharisaei antequam pranderent, abluebant se aqua; quasi quotidiana lavatio possit cordis esse mundatio. Apud seipsum autem Pharisaeus cogitavit, voce non sonuit: ille tamen audivit qui interiora cernebat; unde sequitur et ait Dominus ad illum: nunc vos, Pharisaei, quod de foris est calicis et catini mundatis; quod autem intus est vestrum, plenum est rapina et iniquitate. Cyrillus. Poterat autem Dominus et aliis uti verbis, commonens Pharisaeum insanum; captat tamen tempus, et ex his quae erant prae manibus contexit documentum. Hora namque mensae et pabuli, sumit pro exemplo calicem et catinum, ostendens quod mundos et lotos decet esse sincere ministrantes Deo non solum a spurcitia corporali, immo ab ea quae latet intrinsecus penes mentem: sicut aliquod vasorum quibus servitur in mensa, bonum est et extrinsecis et intrinsecis carere contagiis. Ambrosius. Vide autem corpora nostra terrenorum et fragilium expressione significari, quae brevi lapsu praecipitata franguntur, et facile ea quae mens volvit interne, per sensus et gesta corporis prodit, sicut illa quae calix interius continet, foris lucent: unde et in posterioribus non dubium est vocabulo calicis passionem corporis declarari. Cernis igitur quod nos non exteriora huius calicis et catini, sed interiora contaminant; quia dixit quod intus est vestrum, plenum est rapina et iniquitate. Augustinus. Sed quomodo non pepercit homini a quo fuerat invitatus? Magis quidem obiurgando pepercit, ut correcto in iudicio parceret. Deinde ostendit nobis quia et Baptisma quod semel adhibetur, per fidem mundat; fides autem intus est, non foris. Fidem autem contemnebant Pharisaei, et quod foris erat lavabant, intus inquinatissimi manebant; quod Dominus improbat dicens stulti, nonne qui fecit quod de foris est, etiam id quod intus est fecit?Beda. Quasi dicat: qui utramque hominis naturam fecit, utramque mundari desiderat. Hoc est contra Manichaeos qui animam tantum a Deo, carnem vero putant a diabolo creatam. Hoc etiam est contra illos qui corporalia peccata, fornicationem scilicet, furtum, et cetera talia peccata, quasi gravissima detestantur; spiritualia vero, quae non minus damnat apostolus, ut levia contemnunt.

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