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14 ottobre – lunedì Tempo Ordinario – 28a Settimana

14 ottobre – lunedì Tempo Ordinario – 28a Settimana
27/02/2019 elena

14 ottobre – lunedì
Tempo Ordinario – 28a Settimana

Prima lettura (Rm 1,1-7)

   Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio – che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture e che riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro Signore; per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia di essere apostoli, per suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del suo nome, e tra queste siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo –, a tutti quelli che sono a Roma, amati da Dio e santi per chiamata, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo!

L’obbedienza della fede

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 4, a. 7, soluzione 3)

   3. L’obbedienza può indicare due cose. Qualche volta infatti sta a indicare l’inclinazione della volontà a osservare i comandamenti di Dio. E allora non è una virtù speciale, ma è inclusa in ogni virtù: poiché tutti gli atti virtuosi ricadono sotto i precetti della legge di Dio, come si è spiegato sopra. E in questo senso l’obbedienza è richiesta per la fede. Secondo, l’obbedienza può indicare l’inclinazione a osservare i comandamenti sotto l’aspetto di cose dovute. E allora l’obbedienza è una virtù speciale ed è una parte [potenziale] della giustizia: rende infatti al superiore ciò che gli è dovuto obbedendogli. E in questo senso l’obbedienza segue la fede, la quale mostra all’uomo che Dio è il superiore a cui egli deve obbedire.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 4, a. 7, ad tertium)

   Ad tertium dicendum quod obedientia dupliciter dicitur. Quandoque enim importat inclinationem voluntatis ad implendum divina mandata. Et sic non est specialis virtus, sed generaliter includitur in omni virtute, quia omnes actus virtutum cadunt sub praeceptis legis divinae, ut supra [I-II q. 100 a. 2] dictum est. Et hoc modo ad fidem requiritur obedientia. Alio modo potest accipi obedientia secundum quod importat inclinationem quandam ad implendam mandata secundum quod habent rationem debiti. Et sic obedientia est specialis virtus, et est pars iustitiae, reddit enim superiori debitum obediendo sibi. Et hoc modo obedientia sequitur fidem, per quam manifestatur homini quod Deus sit superior, cui debeat obedire.

Vangelo (Lc 11,29-32)

   In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione. Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

Non le sarà dato alcun segno

San Tommaso
(S. Th. III, q. 43, a. 1, soluzione 1)

   1. Le parole: Nessun altro segno le sarà dato se non quello di Giona, secondo il Crisostomo, vanno intese nel senso che in quel momento «essi non ricevettero il segno che chiedevano», cioè «dal cielo», non nel senso che egli non abbia dato alcun segno. Oppure nel senso che «egli operava i miracoli non per coloro che conosceva duri di cuore, ma per convertire gli altri». Per cui i segni prodigiosi venivano fatti non in favore loro, ma degli altri.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 43, a. 1, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod hoc quod dicit [Matth. 16,4], signum non dabitur ei nisi signum Ionae, sic intelligendum est, ut Chrysostomus dicit, quod tunc non acceperunt tale signum quale petebant, scilicet de caelo, non quod nullum signum eis dederit. Vel, quia signa faciebat, non propter eos, quos sciebat lapideos esse, sed ut alios emundaret. Et ideo non eis, sed aliis illa signa dabantur.

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