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12 ottobre – sabato Tempo Ordinario – 27a Settimana

12 ottobre – sabato Tempo Ordinario – 27a Settimana
27/02/2019 elena

12 ottobre – sabato
Tempo Ordinario – 27a Settimana

Prima lettura (Gl 4,12-21)

   Così dice il Signore: Si affrettino e salgano le nazioni alla valle di Giòsafat, poiché lì sederò per giudicare tutte le nazioni dei dintorni. Date mano alla falce, perché la messe è matura; venite, pigiate, perché il torchio è pieno e i tini traboccano, poiché grande è la loro malvagità! Folle immense nella valle della Decisione, poiché il giorno del Signore è vicino nella valle della Decisione. Il sole e la luna si oscurano e le stelle cessano di brillare. Il Signore ruggirà da Sion, e da Gerusalemme farà udire la sua voce; tremeranno i cieli e la terra. Ma il Signore è un rifugio per il suo popolo, una fortezza per gli Israeliti. Allora voi saprete che io sono il Signore, vostro Dio, che abito in Sion, mio monte santo, e luogo santo sarà Gerusalemme; per essa non passeranno più gli stranieri. In quel giorno le montagne stilleranno vino nuovo e latte scorrerà per le colline; in tutti i ruscelli di Giuda scorreranno le acque. Una fonte zampillerà dalla casa del Signore e irrigherà la valle di Sittìm. L’Egitto diventerà una desolazione ed Edom un arido deserto, per la violenza contro i figli di Giuda, per il sangue innocente sparso nel loro paese, mentre Giuda sarà sempre abitata e Gerusalemme di generazione in generazione. Non lascerò impunito il loro sangue, e il Signore dimorerà in Sion.

Il giudizio universale

San Tommaso
(S. Th. III, q. 59, a. 5, corpo)

   Non si può dare un giudizio perfetto su una cosa mutevole prima che essa abbia avuto compimento. Come un giudizio perfetto sul valore di un atto non può essere dato prima che tale atto sia compiuto in se stesso e nei suoi effetti: poiché molte azioni che sembrano utili, dai loro effetti risultano poi nocive. E così pure non si può dare un perfetto giudizio su un uomo fino a che la sua vita non sia terminata: poiché egli è in grado di mutare in molte maniere dal bene al male o viceversa, oppure dal bene al meglio, o dal male al peggio. Per tale motivo dunque è stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio (Eb 9,27). – Si deve però notare che, sebbene la vita temporale dell’uomo termini con la morte, tuttavia si prolunga in qualche modo nel futuro. Primo, in quanto continua a vivere nella memoria degli uomini, presso i quali talora conserva contro la verità una fama buona o cattiva. – Secondo, in quanto continua nei figli, i quali sono qualcosa dei genitori. Da cui le parole di Sir 30 [4]: Muore il padre? È come se non morisse, perché lascia un suo simile dopo di sé. E tuttavia molti buoni hanno figli cattivi, e viceversa. – Terzo, in quanto continua negli effetti delle sue opere: come dall’inganno di Ario e degli altri seduttori pullula l’incredulità sino alla fine del mondo; e sino a quel momento progredisce la fede in forza della predicazione degli apostoli. – Quarto, in quanto si prolunga nelle vicende della salma: la quale talora viene sepolta con onore, talora invece rimane insepolta, e alla fine si riduce del tutto in polvere. – Quinto, in quanto si prolunga nelle cose in cui l’uomo ripone il suo affetto, come ad es. in certi beni temporali, di cui alcuni finiscono presto, mentre altri durano più a lungo. – Ora, tutte queste cose sottostanno all’esame del giudizio di Dio. Perciò non si può avere di esse un giudizio perfetto e manifesto sino a che dura il corso del tempo presente. A tale scopo dunque ci deve essere un giudizio finale nell’ultimo giorno, in cui venga giudicato perfettamente e palesemente tutto ciò che riguarda ciascun uomo in qualsiasi maniera.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 59, a. 5, corpus)

   Respondeo dicendum quod iudicium de aliqua re mutabili perfecte dari non potest ante eius consummationem. Sicut iudicium de aliqua actione qualis sit, perfecte dari non potest antequam sit consummata et in se et in suis effectibus, quia multae actiones videntur esse utiles, quae ex effectibus demonstrantur nocivae. Et similiter de homine aliquo iudicium perfecte dari non potest quandiu eius vita terminetur, eo quod multipliciter potest mutari de bono in malum aut e converso, vel de bono in melius, aut de malo in peius. Unde apostolus dicit, Heb. 9 [27], quod hominibus statutum est semel mori, post hoc autem, iudicium. – Sciendum tamen quod, licet per mortem vita hominis temporalis terminetur secundum se, remanet tamen ex futuris secundum quid dependens. Uno quidem modo, secundum quod adhuc vivit in memoriis hominum, in quibus quandoque contra veritatem remanet bonae famae vel malae. – Alio modo in filiis, qui sunt quasi aliquid patris, secundum illud Eccli. 30 [4], mortuus est pater illius, et quasi non est mortuus, similem enim reliquit sibi post se. Et tamen multorum bonorum sunt mali filii, et e converso. – Tertio modo, quantum ad effectum suorum operum, sicut ex deceptione Arii et aliorum seductorum pullulat infidelitas usque ad finem mundi; et usque tunc proficit fides ex praedicatione apostolorum. – Quarto modo, quantum ad corpus, quod quandoque honorifice traditur sepulturae, quandoque vero relinquitur insepultum, et tandem incineratum resolvitur omnino. – Quinto modo, quantum ad ea in quibus homo suum affectum defixit, puta in quibuscumque temporalibus rebus, quorum quaedam citius finiuntur, quaedam diutius durant. – Omnia autem haec subduntur existimationi divini iudicii. Et ideo de his omnibus perfectum et manifestum iudicium haberi non potest quandiu huius temporis cursus durat. Et propter hoc oportet esse finale iudicium in novissimo die, in quo perfecte id quod ad unumquemque hominem pertinet quocumque modo, perfecte et manifeste diiudicetur.

Vangelo (Lc 11,27-28)

   In quel tempo, mentre Gesù parlava alle folle, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

La beatitudine della Vergine

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 11, lez. 8, vv. 27-28)

   BEDA: Agli Scribi e ai Farisei che tentavano e bestemmiavano il Signore, una donna confessa con grande fiducia la sua incarnazione. Perciò continua: mentre Gesù parlava alle folle, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!»: dove confuta sia la calunnia dei presenti, sia la perfidia degli eretici futuri; perché come allora i Giudei, bestemmiando le opere dello Spirito Santo, negavano il vero Figlio di Dio, così in seguito gli eretici, negando che la sempre vergine Maria, con la cooperazione dello Spirito Santo, aveva offerto la materia della sua carne alla nascita dell’unigenito Figlio di Dio, dicevano che non bisognava confessare che colui che era Figlio dell’uomo fosse veramente consostanziale al Padre. Ma se la carne del Verbo di Dio che nasce secondo la carne viene dichiarata estranea rispetto alla carne della Vergine Madre, senza alcun motivo sono dichiarati beati il grembo che lo ha portato e il seno da cui ha preso il latte. Ma con quale ragionamento pensano che egli sia stato nutrito con il latte di colei dal cui seme negano che sia stato concepito? Infatti secondo i medici entrambi i fluidi provengono dalla stessa fonte. Egli afferma però che è beata non solo colei che meritò di generare corporalmente il Verbo di Dio, ma sono beati anche quanti concepiscono lo stesso Verbo spiritualmente mediante l’ascolto della fede, e con la pratica delle opere buone cercano di generarlo e alimentarlo o nel proprio cuore o in quello del prossimo. Infatti prosegue: Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!». CRISOSTOMO: Questa risposta non fu data per ripudiare la madre, ma per mostrare che il parto non le avrebbe affatto giovato se non fosse stata molto buona e fedele. Ora, se Maria non avrebbe ricavato alcun vantaggio dal fatto che il Cristo era nato da lei qualora fosse stata priva delle virtù dell’anima, a più forte ragione neppure noi ricaveremo alcun vantaggio dal fatto che abbiamo il padre, il fratello o il figlio virtuosi mentre noi siamo privi della loro virtù. BEDA: Dunque, la stessa madre di Dio è indubbiamente beata perché è stata resa ministra temporale dell’incarnazione del Verbo, ma è ancora più beata perché divenne la custode eterna di colui che doveva essere amato per sempre. Questa sentenza colpì anche i sapienti dei Giudei, i quali cercavano non di ascoltare e custodire, ma di negare e bestemmiare il Verbo di Dio.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea super Lucam,
c. 11, lect. 8, vv. 27-28)

   Beda. Scribis et Pharisaeis Dominum tentantibus, simul et blasphemantibus, incarnationem eius magna fiducia quaedam mulier confitetur; unde sequitur factum est autem cum haec diceret, extollens vocem quaedam mulier de turba, dixit illi: beatus venter qui te portavit, et ubera quae suxisti: ubi et praesentium calumniam, et futurorum confundit haereticorum perfidiam; nam sicut tunc Iudaei, Sancti Spiritus opera blasphemando, verum Dei Filium negabant; sic haeretici postea negando Mariam semper virginem, Spiritus Sancti cooperante virtute, nascituro unigenito Deo carnis suae materiam ministrasse, verum consubstantialemque Patri Filium hominis fateri non debere dixerunt. Sed si caro verbi Dei secundum carnem nascentis, a carne Virginis Matris pronuntiatur extranea, sine causa venter qui eum portasset, et ubera quae lactassent, beatificantur. Qua vero consequentia eius lacte credatur nutritus ex cuius semine negatur conceptus, cum ex unius et eiusdem fontis origine, secundum physicos, uterque liquor manare perhibetur? Non autem tantummodo eam quae Verbum Dei corporaliter generare meruerat, sed et omnes qui idem Verbum spiritualiter auditu fidei concipere, et boni operis custodia vel in suo, vel in proximorum corde parere et quasi alere studuerint, asserit esse beatos; sequitur enim at ille dixit: quinimmo beati qui audiunt Verbum Dei, et custodiunt illud. Chrysostomus in Matthaeum. Non fuit hoc responsum repudiantis matrem, sed ostendentis quod nihil ei partus profuisset, nisi valde bona et fidelis fuisset. Ceterum si Mariae non proderat sine virtutibus animae Christum ab ea ortum traxisse: multo magis nobis sive patrem, sive fratrem, sive filium virtuosum habeamus, nos autem absistamus ab illius virtute, nequaquam hoc prodesse valebit. Beda. Eadem autem Dei genitrix et inde quidem beata, quia Verbi incarnandi ministra est facta temporalis; sed inde multo beatior, quia eiusdem semper amandi custos manebat aeterna. Hac etiam sententia sapientes Iudaeorum percutit, qui Verbum Dei non audire et custodire, sed negare et blasphemare quaerebant.

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