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8 ottobre – martedì Tempo Ordinario – 27a Settimana

8 ottobre – martedì Tempo Ordinario – 27a Settimana
27/02/2019 elena

8 ottobre – martedì
Tempo Ordinario – 27a Settimana

Prima lettura (Gn 3,1-10)

   In quei giorni, fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore: «Àlzati, va’ a Nìnive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico». Giona si alzò e andò a Nìnive secondo la parola del Signore. Nìnive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Nìnive sarà distrutta». I cittadini di Nìnive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli. Giunta la notizia fino al re di Nìnive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere. Per ordine del re e dei suoi grandi fu poi proclamato a Nìnive questo decreto: «Uomini e animali, armenti e greggi non gustino nulla, non pascolino, non bevano acqua. Uomini e animali si coprano di sacco, e Dio sia invocato con tutte le forze; ognuno si converta dalla sua condotta malvagia e dalla violenza che è nelle sue mani. Chi sa che Dio non cambi, si ravveda, deponga il suo ardente sdegno e noi non abbiamo a perire!». Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.

Digiunino uomini e animali,
grandi e piccoli

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 147, a. 4, soluzione 2)

   2. È evidentissimo il motivo della dispensa dal digiuno nel caso dei fanciulli: sia per la loro debolezza naturale, per cui hanno bisogno di nutrirsi spesso, senza aggravarsi in una volta sola di troppo cibo, sia perché hanno bisogno di molto nutrimento per la crescita, che dipende dal sovrappiù della nutrizione. Finché dunque sono nella fase di crescita, che per lo più dura fino ai ventun anni, essi non sono tenuti ai digiuni ecclesiastici. Tuttavia è bene che anche in questo periodo essi si esercitino gradatamente a digiunare secondo l’età. – Tuttavia in certi casi, ossia nell’imminenza di gravi tribolazioni, in segno di una più rigorosa penitenza, il digiuno è imposto anche ai fanciulli: infatti in Giona 3 [7] è detto che esso fu esteso anche agli animali: Uomini e animali non gustino nulla, non bevano acqua.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 147, a. 4, ad secundum)

   Ad secundum dicendum quod in pueris est maxime evidens causa non ieiunandi, tum propter debilitatem naturae, ex qua provenit quod indigent frequenti cibo, et non multo simul assumpto; tum etiam quia indigent multo nutrimento propter necessitatem augmenti, quod fit de residuo alimenti. Et ideo quandiu sunt in statu augmenti, quod est ut in pluribus usque ad finem tertii septennii, non tenentur ad ecclesiastica ieiunia observanda. Conveniens tamen est ut etiam in hoc tempore se ad ieiunandum exerceant, plus vel minus, secundum modum suae aetatis. – Quandoque tamen, magna tribulatione imminente, in signum poenitentiae arctioris, etiam pueris ieiunia indicuntur, sicut etiam de iumentis legitur Ionae 3 [7], homines et iumenta non gustent quidquam, nec aquam bibant.

Vangelo (Lc 10,38-42)

   In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Superiorità della vita contemplativa

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 188, a. 6, in contrario e corpo)

   Il Signore afferma che la parte migliore (Lc 10,42) è quella di Maria, in cui è raffigurata la vita contemplativa.
   La distinzione degli ordini religiosi è desunta principalmente dal fine, come si è detto, e secondariamente dalle pratiche ascetiche. E poiché una cosa non può dirsi superiore a un’altra se non per ciò in cui si distingue da essa, così la superiorità di una religione sull’altra va desunta principalmente dal fine, e secondariamente dagli esercizi particolari. Il confronto però non è della stessa specie: poiché il confronto che si basa sul fine, il quale è ricercato per se stesso, è assoluto, mentre il confronto che si basa sulle pratiche ascetiche è relativo, poiché queste non valgono per se stesse, ma in rapporto al fine. Perciò gli istituti religiosi più eccellenti sono quelli ordinati a un fine assolutamente parlando più alto: o perché è un bene maggiore, o perché è ordinato a un numero più grande di beni. Se invece il fine è identico, allora un ordine è superiore all’altro in modo secondario non in base al numero delle pratiche ascetiche, ma in base alla maggiore efficacia di esse per raggiungere il fine. Infatti le Conferenze dei Padri riferiscono l’affermazione di S. Antonio, il quale preferiva la discrezione ai digiuni, alle veglie e a tutte le altre austerità, poiché con essa uno modera tutte queste cose. – Così dunque si deve notare che le opere della vita attiva sono di due generi. Le une derivano dalla pienezza della contemplazione, come l’insegnamento e la predicazione. Per cui anche S. Gregorio affermava che le parole del Sal 145 [7]: Diffonderanno il ricordo della tua bontà, «si riferiscono ai perfetti che tornano dalla contemplazione». E ciò è da preferirsi alla semplice contemplazione. Come infatti illuminare è più che risplendere soltanto, così comunicare agli altri le verità contemplate è più che contemplare soltanto. Ci sono invece altre opere della vita attiva che consistono totalmente in occupazioni esterne: come fare elemosine, ricevere i pellegrini e altre cose del genere. E queste sono inferiori alla contemplazione, salvo forse nei casi di necessità, come sopra si è visto. – Così dunque il primo posto fra gli istituti religiosi spetta a quelli che sono ordinati all’insegnamento e alla predicazione. I quali sono inoltre i più vicini alla perfezione dei vescovi: come anche negli altri esseri «l’infimo del grado superiore viene a toccare ciò che è sommo nel grado inferiore», secondo l’insegnamento di Dionigi. Il secondo posto spetta invece agli ordini consacrati alla contemplazione. Il terzo infine a quelli che si dedicano alle occupazioni esteriori. – La superiorità poi di un ordine sull’altro in ciascuno dei tre gradi suddetti può essere desunta dal valore degli atti del medesimo genere: come tra le opere della vita attiva redimere i prigionieri vale più che ospitare i pellegrini; e nelle opere della vita contemplativa la preghiera è superiore allo studio. Inoltre la superiorità può essere desunta dalla pluralità dei compiti, oppure dall’avere leggi più adatte per raggiungere il fine prestabilito.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 188, a. 6, sed contra e corpus)

   Sed contra est quod Dominus, Luc. 10 [42], dicit optimam partem esse Mariae, per quam vita contemplativa significatur.
   Respondeo dicendum quod, sicut supra [a. 1] dictum est, differentia unius religionis ad aliam principaliter quidem attenditur ex parte finis, secundario autem ex parte exercitii. Et quia non potest aliquid dici altero potius nisi secundum id in quo ab eo differt, ideo excellentia unius religionis super aliam principaliter quidem attenditur secundum religionis finem, secundario autem secundum exercitium. Diversimode tamen secundum utrumque comparatio attenditur, nam comparatio quae est secundum finem est absoluta, eo quod finis propter se quaeritur; comparatio autem quae est secundum exercitium, est respectiva, quia exercitium non quaeritur propter se, sed propter finem. Et ideo illa religio alteri praefertur quae ordinatur ad finem absolute potiorem, vel quia est maius bonum; vel quia ad plura bona ordinatur. Si vero sit finis idem, secundario attenditur praeeminentia religionis, non secundum quantitatem exercitii, sed secundum proportionem eius ad finem intentum. Unde et in Collationibus patrum introducitur sententia beati Antonii, qui praetulit discretionem, per quam aliquis omnia moderatur, et ieiuniis et vigiliis et omnibus huiusmodi observantiis. – Sic ergo dicendum est quod opus vitae activae est duplex. Unum quidem quod ex plenitudine contemplationis derivatur, sicut doctrina et praedicatio. Unde et Gregorius dicit, in 5 homil. Super Ezech. [2,5], quod de perfectis viris post contemplationem suam redeuntibus dicitur, memoriam suavitatis tuae eructabunt. Et hoc praefertur simplici contemplationi. Sicut enim maius est illuminare quam lucere solum, ita maius est contemplata aliis tradere quam solum contemplari. Aliud autem est opus activae vitae quod totaliter consistit in occupatione exteriori, sicut eleemosynas dare, hospites recipere, et alia huiusmodi. Quae sunt minora operibus contemplationis, nisi forte in casu necessitatis, ut ex supra [q. 182 a. 1] dictis patet. – Sic ergo summum gradum in religionibus tenent quae ordinantur ad docendum et praedicandum. Quae et propinquissimae sunt perfectioni episcoporum, sicut et in aliis rebus fines primorum coniunguntur principiis secundorum, ut Dionysius dicit, 7 cap. De div. nom. [3]. Secundum autem gradum tenent illae quae ordinantur ad contemplationem. Tertius est earum quae occupantur circa exteriores actiones. – In singulis autem horum graduum potest attendi praeeminentia secundum quod una religio ordinatur ad altiorem actum in eodem genere, sicut inter opera activae, potius est redimere captivos quam recipere hospites; et in operibus contemplativae, potior est oratio quam lectio. Potest etiam attendi praeeminentia, si una earum ad plura horum ordinetur quam alia, vel si convenientiora statuta habeat ad finem propositum consequendum.

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