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4 ottobre – venerdì San Francesco d’Assisi Patrono d’Italia

4 ottobre – venerdì San Francesco d’Assisi Patrono d’Italia
27/02/2019 elena

4 ottobre – venerdì
San Francesco d’Assisi
Patrono d’Italia

Prima lettura (Gal 6,14-18)

   Fratelli, quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura. E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio. D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.

Che io non abbia altro vanto
che nella croce

San Tommaso
(Sulla lettera ai Galati,
c. 6, lez. 4, v. 14a, n. 371)

   371. Dice dunque: l’intenzione dei seduttori è evidente, perché essi si vantano nella carne, mentre io cerco un’altra gloria, cioè nella croce. E questo è quanto dice: «Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce …». Nota infatti che dove il filosofo del mondo arrossiva, là l’Apostolo trova il suo tesoro. Ciò che al primo pareva stoltezza, per l’Apostolo divenne sapienza e gloria, come dice S. Agostino. Infatti ognuno si vanta di quella cosa per cui viene stimato grande. Così chi si crede grande nelle ricchezze si vanta di esse, e così per le altre cose. Perciò colui che non si stima grande in alcun’altra cosa se non in Cristo, si vanta soltanto in Cristo. Ora, tale era l’Apostolo. Per cui in precedenza (2,20) aveva detto: «Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me».
   Perciò non si vanta se non in Cristo, e soprattutto nella croce di Cristo; e questo perché in essa si trova ogni cosa di cui gli uomini si sogliono vantare. Infatti alcuni si vantano dell’amicizia dei grandi (per esempio dei re e dei principi); e questo l’Apostolo lo trova specialmente nella croce, perché qui c’è un segno evidente dell’amicizia di Dio. Rm 5,8: «Dio dimostra il suo amore verso di noi …». Infatti nulla ha mostrato la sua carità verso di noi come la morte di Cristo. Perciò S. Gregorio dice: «O inestimabile amore di carità, che per salvare il servo hai consegnato il Figlio!».
   Alcuni poi si vantano della scienza. E l’Apostolo ne trova una più eccellente nella croce. 1 Cor 2,2: «Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso …». Infatti nella croce si trova la perfezione di tutta la legge e tutta l’arte del ben vivere.
   Così alcuni si vantano della potenza. E l’Apostolo l’ha avuta in massimo grado mediante la croce. 1 Cor 1,18: «La parola della croce è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, cioè per noi, è potenza di Dio».
   Inoltre alcuni si vantano per la libertà acquisita. Ma l’Apostolo l’ha raggiunta mediante la croce. Rm 6,6: «Il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché non fossimo più schiavi del peccato».
   Ancora. Alcuni si vantano per essere stati accolti in una grande consociazione. Ma per mezzo della croce di Cristo siamo stati accolti nella comunità celeste. Col 1,20: «Rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli».
   Alcuni infine si vantano del segno trionfale della vittoria. Ma la croce è il segno trionfale della vittoria di Cristo sui demòni. Col 2,15: «Avendo privato della loro forza i Principati e le Potestà, ne ha fatto pubblico spettacolo dietro al corteo trionfale di Cristo …». Sap 14,7: «E benedetto il legno con cui si compie un’opera giusta».

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Galatas,
c. 6, lect. 4, v. 14a, n. 371)

   Dicit ergo: intentio seducentium apparet, quia illi gloriantur in carne, sed ego aliam gloriam quaero, scilicet in cruce. Et hoc est quod dicit mihi absit gloriari, et cetera. Vide quod ubi mundi philosophus erubuit, ibi apostolus thesaurum reperit. Quod illi visum est stultitia, apostolo factum est sapientia et gloria, ut dicit Augustinus. Unusquisque enim in ea re gloriatur, per quam reputatur magnus. Sic qui reputat se magnum in divitiis, gloriatur in eis, et sic de aliis. Qui enim in nullo alio se magnum reputat, nisi in Christo, gloriatur in solo Christo. Talis autem erat apostolus. Unde dicebat supra 2, v. 20: vivo ego, iam non ego, vivit vero in me Christus. Et ideo non gloriatur nisi in Christo, praecipue autem in cruce Christi, et hoc quia in ipsa inveniuntur omnia, de quibus homines gloriari solent. Nam gloriantur aliqui de magnorum (puta regum aut principum) amicitia: et hoc maxime apostolus invenit in cruce, quia ibi ostenditur evidens signum divinae amicitiae, Rom. 5,8: commendat autem suam charitatem Deus in nobis, et cetera. Nihil enim sic charitatem suam ad nos ostendit, sicut mors Christi. Unde Gregorius: o inaestimabilis dilectio charitatis. Ut servum redimeres, Filium tradidisti. Item gloriantur aliqui de scientia. Et hanc apostolus excellentiorem invenit in cruce. 1 Cor. 2,2: non enim aestimavi me aliquid scire inter vos, nisi Iesum Christum, et cetera. Nam in cruce est perfectio totius legis, et tota ars bene vivendi. Item gloriantur aliqui de potentia. Et hanc apostolus maximam habuit per crucem. 1 Cor. c. 1,18: verbum crucis pereuntibus stultitia est, his autem qui salvi fiunt, id est nobis, virtus Dei est. Item gloriantur aliqui de libertate adepta. Et hanc apostolus consecutus est per crucem. Rom. 6,6: vetus noster homo crucifixus est, ut ultra non serviamus peccato. Item aliqui gloriantur in assumptione ad aliquod magnum collegium. Sed per crucem Christi assumuntur ad collegium caeleste. Col. 1,20: pacificans per sanguinem crucis eius, sive quae in caelis, sive quae in terris sunt. Item quidam gloriantur in triumphali signo victoriae. Sed crux triumphale signum est victoriae Christi contra daemones. Col. 2, v. 15: expolians principatus et potestates, traduxit confidenter, palam triumphans illos, et cetera. Sap. 14,7: benedictum lignum per quod fit iustitia.

Vangelo (Mt 11,25-30)

   In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Hai rivelato queste cose ai piccoli

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Matteo,
c. 11, lez. 3, v. 25, n. 959)

   959. E perché rende grazie? Rende grazie per una certa distinzione, e pone così: Perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e ai prudenti, e le hai rivelate ai piccoli. Per cui qui bisogna considerare chi siano i piccoli, e chi i sapienti, e chi i prudenti.
   Ora, in un triplice modo alcuni sono detti piccoli. Alla lettera si dicono piccoli gli abietti; per cui Abd 2: «Ecco, ti ho reso piccolo, sei molto spregevole». Parimenti uno è detto piccolo per l’umiltà, poiché sente di sé cose piccole. Per cui il Signore, sotto 18,3: «Se non entrerete nel regno dei cieli». Così pure per la semplicità; per cui l’Apostolo in 1 Cor 14,20: «Siate bambini quanto a malizia».
   Per cui si può intendere: perché hai rivelato queste cose a semplici e abietti pescatori. E perché? L’Apostolo ne dà ragione dicendo (1 Cor 1,27): «Ciò che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti». S. Agostino spiega: «Ai piccoli», cioè agli umili, che non presumono di sé. Infatti dove c’è l’umiltà, lì c’è la sapienza. S. Ilario lo riferisce alla semplicità; Sap 1,1: «Cercatolo con cuore semplice».

Testo latino di San Tommaso
(Super Matthaeum,

c. 11, lect. 3, v. 25, n. 959)

   Et quare gratias agit? Agit gratias super quamdam distinctionem, et ponit sic: quia abscondisti haec a sapientibus et prudentibus, et revelasti ea parvulis. Unde hic considerare oportet qui sint parvuli, et qui sapientes, et qui prudentes. Tripliciter autem dicuntur aliqui parvuli. Ad litteram parvuli dicuntur abiecti; unde in Abdia v. 2: ecce parvulum dedi te, contemptibilis tu es valde. Item dicitur parvulus humilitate, quia parva de se sentit. Unde Dominus infra 18,3: nisi conversi fueritis, et efficiamini ut parvuli, non intrabitis in regnum caelorum. Item simplicitate: unde apostolus 1 Cor. 14,20: malitia parvuli estote. Unde potest illud intelligi: quia revelasti ea parvulis et abiectis piscatoribus. Et quare? Apostolus reddit rationem dicens, quod despecta mundi elegit Deus, ut fortia quaeque confundat. Augustinus exponit: parvulis, idest humilibus, non de se praesumentibus: ubi enim humilitas, ibi sapientia. Hilarius exponit de simplicibus. In simplicitate quaerite illum, Sap. 1,1.

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