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3 ottobre – giovedì Tempo Ordinario – 26a Settimana

3 ottobre – giovedì Tempo Ordinario – 26a Settimana
27/02/2019 elena

3 ottobre – giovedì
Tempo Ordinario – 26a Settimana

Prima lettura
(Ne 8,1-4a.5-6.7-12)

   In quei giorni, tutto il popolo si radunò come un solo uomo sulla piazza davanti alla porta delle Acque e disse allo scriba Esdra di portare il libro della legge di Mosè, che il Signore aveva dato a Israele. Il primo giorno del settimo mese, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere. Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci d’intendere; tutto il popolo tendeva l’orecchio al libro della legge. Lo scriba Esdra stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l’occorrenza. Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutti; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi. Esdra benedisse il Signore, Dio grande, e tutto il popolo rispose: «Amen, amen», alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore. I leviti spiegavano la legge al popolo e il popolo stava in piedi. Essi leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura. Neemia, che era il governatore, Esdra, sacerdote e scriba, e i leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: «Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete!». Infatti tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge. Poi Neemia disse loro: «Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza». I leviti calmavano tutto il popolo dicendo: «Tacete, perché questo giorno è santo; non vi rattristate!». Tutto il popolo andò a mangiare, a bere, a mandare porzioni e a esultare con grande gioia, perché avevano compreso le parole che erano state loro proclamate.

L’insegnamento
della Sacra Scrittura

San Tommaso
(S. Th. I, q. 1, a. 1, in contrario e corpo)

   In 2 Tm è detto: Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere, formare alla giustizia. Ora, la Scrittura divinamente ispirata non rientra nelle discipline filosofiche, che sono un ritrovato della ragione umana. Di qui l’utilità di un’altra dottrina di ispirazione divina, oltre alle discipline filosofiche.
   Era dunque necessario per la salvezza dell’uomo che, oltre alle discipline filosofiche oggetto di indagine razionale, ci fosse un’altra dottrina procedente dalla divina rivelazione. Prima di tutto perché l’uomo è ordinato a Dio come a un fine che supera la capacità della ragione, secondo il detto di Isaia: Occhio non vide, eccetto te, o Dio, che cosa hai preparato per coloro che ti amano. Ora, è necessario che gli uomini conoscano in precedenza questo loro fine, perché vi indirizzino le loro intenzioni e le loro azioni. E così per la salvezza dell’uomo fu necessario che mediante la divina rivelazione gli fossero fatte conoscere cose superiori alla ragione umana. Anzi, anche su ciò che intorno a Dio l’uomo può indagare con la ragione, fu necessario che egli fosse ammaestrato dalla rivelazione divina, poiché una conoscenza razionale di Dio non sarebbe stata accessibile se non a pochi, dopo lungo tempo e non senza errori; eppure dalla conoscenza di tali verità dipende tutta la salvezza dell’uomo, che è riposta in Dio. Quindi, per provvedere alla salvezza degli uomini in modo più conveniente e più certo, fu necessario che sulle realtà divine essi fossero istruiti per divina rivelazione. Di qui la necessità, oltre alle discipline filosofiche oggetto dell’indagine razionale, di una dottrina avuta per divina rivelazione.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 1, a. 1, sed contra e corpus)

   Sed contra est quod dicitur 2 ad Tim. 3 [16], omnis Scriptura divinitus inspirata utilis est ad docendum, ad arguendum, ad corripiendum, ad erudiendum ad iustitiam. Scriptura autem divinitus inspirata non pertinet ad philosophicas disciplinas, quae sunt secundum rationem humanam inventae. Utile igitur est, praeter philosophicas disciplinas, esse aliam scientiam divinitus inspiratam.
   Respondeo dicendum quod necessarium fuit ad humanam salutem, esse doctrinam quandam secundum revelationem divinam, praeter philosophicas disciplinas, quae ratione humana investigantur. Primo quidem, quia homo ordinatur ad Deum sicut ad quendam finem qui comprehensionem rationis excedit, secundum illud Isaiae 54 [4], oculus non vidit Deus absque te, quae praeparasti diligentibus te. Finem autem oportet esse praecognitum hominibus, qui suas intentiones et actiones debent ordinare in finem. Unde necessarium fuit homini ad salutem, quod ei nota fierent quaedam per revelationem divinam, quae rationem humanam excedunt. Ad ea etiam quae de Deo ratione humana investigari possunt, necessarium fuit hominem instrui revelatione divina. Quia veritas de Deo, per rationem investigata, a paucis, et per longum tempus, et cum admixtione multorum errorum, homini proveniret, a cuius tamen veritatis cognitione dependet tota hominis salus, quae in Deo est. Ut igitur salus hominibus et convenientius et certius proveniat, necessarium fuit quod de divinis per divinam revelationem instruantur. Necessarium igitur fuit, praeter philosophicas disciplinas, quae per rationem investigantur, sacram doctrinam per revelationem haberi.

Vangelo (Lc 10,1-12)

   In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».

Per predicare è necessaria la carità

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 10, lez. 1, v. 1)

   Li inviò a due a due. GREGORIO: Nella predicazione invia i suoi discepoli due a due poiché due sono i comandamenti dell’amore, verso Dio e verso il prossimo. E inoltre poiché l’amore non si può avere in meno di due persone; con ciò insinua tacitamente che chi non possiede la carità verso gli altri non deve assumere l’ufficio della predicazione. ORIGENE: Così anche i Dodici erano enumerati due a due, come mostra Matteo nel suo catalogo; e che due fossero uniti nel servizio alla parola di Dio sembra essere un’abitudine antica. Infatti Dio condusse Israele fuori dall’Egitto per mano di Mosè e di Aronne, e Giosuè e Caleb, uniti insieme, placarono il popolo che era stato provocato dai dodici esploratori. Perciò si dice (Pr 18,19): «Un fratello aiutato da un fratello è come una città fortificata». BASILIO: Con ciò viene anche indicato che, se alcuni sono eguali nei doni spirituali, ciò non consentirà loro di far prevalere la passione del proprio parere. GREGORIO: Bene poi si aggiunge: davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Infatti il Signore segue i suoi predicatori: poiché la predicazione precede, e il Signore penetra nel tabernacolo del nostro cuore quando le parole dell’esortazione precorrono, e con ciò la verità viene accolta nella mente. Per questo Isaia dice ai predicatori (40,3): «Preparate la via del Signore, raddrizzate i sentieri del nostro Dio».

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 10, lect. 1, v. 1)

   Sequitur et misit illos binos. Gregorius in Evang. Binos in praedicatione discipulos mittit, quia duo sunt praecepta caritatis, Dei scilicet amor, et proximi; et minus quam inter duos caritas haberi non potest: quatenus in hoc nobis tacitus innuat, quia qui caritatem erga alterum non habet, praedicationis officium suscipere nullatenus debet. Origenes. Sicut etiam ex duodecim bini et bini numerati fuerunt, ut in eorum catalogo Matthaeus ostendit: quod enim bini famularentur Dei verbo antiquum esse videtur: eduxit enim Deus Israel de Aegypto per manus Moysi et Aaron: Iosue quoque et Caleb concordantes pacaverunt provocatum a duodecim exploratoribus populum; unde dicitur: frater a fratre adiutus ut civitas vallata. Basilius. Simul etiam per hoc indicavit quod si aliqui pares sunt in spiritualibus donis, hoc non sinet in eis praevalere propriae opinionis passionem. Gregorius in Evang. Bene autem subditur ante faciem suam in omnem civitatem et locum quo erat ipse venturus: praedicatores enim suos Dominus sequitur: quia praedicatio praevenit, et tunc ad mentis nostrae habitaculum Dominus venit quando verba exhortationis praecurrunt, atque per hoc veritas in mente suscipitur. Hinc praedicatoribus Isaias dicit: parate viam Domini, rectas facite semitas Dei nostri.

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